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Epicrisi (106). Dall’ondata di freddo, all’onda del sentimento, all’eclisse della ragione

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di Rosanna Conte
Cold colder

 

È stata la settimana del freddo, anzi del gelo, ma la nostra Rassegna Stampa ci ha mostrato un mondo in movimento.
Le condizioni meteorologiche hanno imperato con allerte varie, resoconti di gelate che rovineranno i raccolti, scuole che non hanno riaperto alla fine delle feste.
Anche Ponza ha vissuto la sua coda di vacanze alle elementari, e non per il freddo, ma per gli interventi un po’ tardivi sull’edificio che l’hanno reso non proprio vivibile alla ripresa delle lezioni.
Al di là di queste paralisi, però, abbiamo visto come sono attivi i nostri dirimpettai in terraferma in campo culturale con incontri, convegni, manifestazioni musicali tradizionali e visite guidate.
In movimento sono anche i processi di acquisizione da parte di Acea di Idrolatina che ha ricevuto il benestare dell’Antitrust, e quelli avviati dai sindaci che vogliono di nuovo l’acqua pubblica: mentre aspettano il piano di Lucarelli preparano richieste strategiche per interagire più agevolmente con la nuova proprietà privata di Acqualatina.
A Priverno, infine, il sindaco si è attivato per recuperare le zone rosse del PAI presenti nel suo comune.

Freddo e neve. Fichidindia

E cosa viene fuori dal nostro sito?
La prima notizia beneaugurante e gradita a tutti è certamente quella dei 109 anni di Gemma Migliaccio portati in buona salute. Penso che siamo in molti a guardare a lei con la speranza nel cuore che possa toccare anche a noi, ma anche con l’affetto che si prova per le persone anziane cariche di vita ed esperienza.

Quanto sentimento questa settimana nelle pagine di Ponzaracconta!

C’è quello mediato dalla letteratura, come Fa freddo di Isabella Cavan o Quanno iammo a piglia’ ’u vapore, e quello immediato che nasce dall’urgenza del presente, come Quale inverno di Franco De Luca o la richiesta di Aniello De Luca di ricordare le ragazzate ’i dint’ u vico.

Foglie ghiacciate
E per un pescatore che scompare nel mare – Ritorno all’isola – o per un amore lontano che fa appassire la bellezza naturale – Dall’isola, il mese di giugno -, c’è un Domenico Musco che riprende il ricordo di Maria Guarino di tanti anni fa.

Stupenda poi, la poesia di Tommaso Lamonica che ci fa sentire a Frontone in primavera quando siamo in pieno inverno e con temperature più rigide del solito: … e mi materio di serenità.
I sentimenti sono una parte preziosa dell’animo umano, non bisogna temerli né sottovalutarli, anzi bisogna curarli, educando i bambini a sperimentarli, viverli ed anche gestire, temperandoli col sostegno della razionalità.

Scala tra le ginestre

Il dualismo contrapposto ragione/sentimento non è mai stato foriero di buoni frutti, anzi porta al rischio, da un lato, di far cadere in un insulso sentimentalismo e, dall’altro, di diventare freddi applicatori di una logica senza anima.

Ambedue le conseguenze sono molto pericolose nel mondo di oggi e ce ne dànno un avvertimento gli articoli di Marino Niola, proposto da Sandro Russo e quello di Sandro Vitiello dalla rivista Internazionale.
Le nuove tecnologie, che suscitano il nostro entusiasmo, amplificano i sentimenti e le idee che vi riversiamo, a volte per gioco a volte con intenzioni molto strutturate, e, come non sappiamo fin dove si allargano i cerchi creati da un sasso gettato nell’acqua profonda, così non riusciamo a vedere gli effetti del nostro “affidamento alla rete”. E ci affidiamo molto!

Eclisse

Crediamo di trovarci all’interno di una comunicazione orizzontale in cui ognuno vale quanto un altro, ognuno ha diritto alla parola che, come in un gioco di specchi, rimanda un’identità rafforzata, assertiva – e quanto ce n’è bisogno nella nostra società alienante! -. Ma non è proprio così poiché chi conosce meglio le tecniche comunicative nell’abbinamento contenuto/strumento, può trascinare gli altri fin dove vuole e, quindi, varrà di più con l’avallo degli altri.

Questo gioco di sopraffazione passa molto attraverso i sentimenti che vengono sollecitati ad arte e quello che non smette di meravigliare è che accade fra persone sconosciute.

In realtà affidiamo quel misto di sentimenti e idee che costituiscono la nostra essenza a dei perfetti sconosciuti che ci possono manovrare senza che ce ne accorgiamo, quando non daremmo la chiave di casa nostra nemmeno al nostro vicino di casa che conosciamo benissimo da una vita.

Forse ognuno di noi pensa di essere abbastanza intelligente da non subire alcuna influenza, ma nel contesto attuale rischiamo purtroppo di mostrarci presuntuosi. Troppo ampia è la conoscenza per poterla gestire tutta, e l’affidamento ad altri per arrivare ad ottenerla richiederebbe il riconoscimento dell’autorevolezza di chi la diffonde. Invece, sempre più pensiamo che, sapendo entrare in contatto con gli altri con internet, siamo padroni dello strumento e possiamo tranquillamente comunicare senza alcuna ricaduta negativa su di noi, scegliendo conoscenze/verità senza metterle in discussione perché ci sembrano ovvie, ci sembrano giuste.

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Purtroppo non teniamo conto del fatto che la rete, per quanto si articoli in senso orizzontale, offre a chi ha strumenti e potere accessi dall’alto con ricadute mirate verso il basso, e non solo.
Come spiega Sandro Vitiello in Duemilasedici: il capolinea della democrazia?, siamo noi stessi a fornire le informazioni per confezionare comunicazione in grado di plagiarci e senza che ce ne accorgiamo.

Possiamo anche servirci dei social inforcando gli ottimistici occhiali rosa attraverso i quali Marisol sceglieva di vedere ciò che voleva – La realtà aumentata -, ma dobbiamo essere consapevoli che stiamo correndo dei rischi.
Chi non usa lenti rosa è il saggio Zi’ Ntunino che riesce a cogliere l’importanza della cultura per far prosperare una comunità: bisogna farcela da soli perché gli innesti esterni rischiano di rimanere lontani dalla sua anima, specie se sono privi di motivazione a comprendere e di rispetto per il suo sentire comune.

Veramente neanche Giggino, tornato a trovarci con Sang’ ’i Retunne questa settimana, nel procedere allo svecchiamento dei nomi delle strade, ha usato le lenti rosa!

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Invece Silveria Aroma ha usato il cannocchiale dell’amore per riportare l’amata figura di sua nonna Silvia fino a noi, volitiva, sicura, affettuosa: Amore raccontami.

Lo sguardo rivolto a un passato molto lontano ci ha riportato alla ricostruzione delle figure di Santa Filomena
Per le Mamene ponzesi: il culto di Santa Filomena – e di Santa Domitilla – Santa Domitilla. Considerazioni di Christine Whittemore dopo il convegno a Ponza – due sante eliminate dal calendario liturgico per l’assenza di documentazione che ne attesti la realtà storica, ma presenti nella fede degli isolani.

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Giuseppe Mazzella, in Ponza controvento (1) e (2), invece, con agile movimento va verso il passato per riportarci al presente e riflettere sui destini della nostra isola. Scritta dal 2012, Questa premessa al volume che sta per pubblicare – scritto a partire dal 2012 e aggiornato al momento presente -, pone i problemi in cui Ponza si dibatte: l’assottigliamento dei residenti invernali e il depauperamento economico fra loro inestricabilmente intrecciati; la nuova gestione dei trasporti marittimi con l’occhio all’incasso; la lotta fra i pontilisti; la forte sensazione che l’isola sia ‘in saldo’.

La sua lente non è rosa e il suo cannocchiale gareggia col microscopio. Del resto il tema del futuro della nostra isola non è di poco conto e richiede analisi attente.
La chiusura alla sua premessa sintetizza in maniera chiara il grande punto interrogativo che noi tutti ponzesi ci poniamo e ad esso non possiamo rispondere solo con il sentimento e la nostalgia, ma con gli strumenti della conoscenza:

“A oltre duecentoottanta anni dalla colonizzazione i ponzesi si apprestano ad affrontare nuove e inedite battaglie, per superare le quali il carattere formatosi in condizioni al limite della sopravvivenza potrebbe tornare utile, ma non sufficiente. Riuscirà Ponza a salvarsi, conservando la sua originalità?
Pochi ne sono convinti, tanti sono i perplessi, tutti lo sperano.

Ponza. Veduta aerea.2

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