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Una canzone per la domenica (83). Leonard Cohen forever

proposta da Sandro Russo

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È una vita che la voce profonda e roca di Leonard Cohen fa da colonna sonora ai nostri giorni. Non ha mai smesso, neanche per quell’accidente trascurabile che è stata la sua morte, il 7 novembre del 2016: Addio a Leonard Cohen.

Lo abbiamo ricordato qui sul sito, qualche volta, quando, come cianfrusaglie stracquate sulla spiaggia, sue parole o ritornelli o suggestioni venivano a toccarci piano. Leggi e ascolta qui.

Altre volte l’abbiamo ospitato per la scoperta tardiva da parte di qualche amico. Di Rinaldo Fiore: leggi e ascolta qui.

È tornato – Leonard – a trovarci i questi giorni, con un album pubblicato postumo – Thanks for the Dance – costruito attorno alle sue ultime registrazioni (curato dal figlio Adam Cohen insieme a numerosi musicisti e collaboratori che furono già del padre).
Del disco ha scritto la prestigiosa rivista Rolling Stone:

Leonard Cohen, ‘Thanks for the Dance’ è un addio pieno di grazia e dignità
“Non c’è un solo minuto di Thanks for the Dance che fa pensare che sarebbe stato meglio non musicare questi versi. Si può criticare la mancanza di audacia degli arrangiamenti. Si può notare la somiglianza fra questo repertorio e quello classico di Cohen. Ci si può lamentare della ridotta musicalità di un paio testi, del fatto che alcune canzoni somigliano a spoken word. Ma pur essendo un disco registrato in modo precario e prodotto musicalmente in assenza del suo autore, Thanks for the Dance è un’esperienza potente”.
Figuriamoci noi, che abbiamo sempre accolto con meraviglia tutti i regali di Leonard Cohen, se non ne proviamo anche stavolta, per un video realizzato in un’isola greca (proprio Idra?), con la sua voce e le sue parole…

Ecco il video da YouTube, con testo e traduzione a seguire:

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Cliccare per ingrandire

 

Ancora un affascinante ricordo di Leonard Cohen, di Gino Castaldo, del 2007, in occasione dell’uscita di un suo libro:
Mistici pop. La vita segreta di Cohen, ebreo con l´anima zen. Di Gino Castaldo.pdf

 

Appendice del 25 febbraio.

Leonard Cohen scrive a Marianne Ihlen sul letto di morte (*)
9 agosto 2016

Due ore dopo aver saputo che Marianne Ihlen, sua compagna per circa un decennio e musa di ‘So Long Marianne’, ‘Bird on the Wire’ e molte altre canzoni ancora, era ormai sul letto di morte a causa di una leucemia, Leonard Cohen le ha fatto recapitare uno scritto toccante, in cui tratta senza giri di parole il tema della morte.
Al solito, la prosa di Leonard è stringata, asciutta, essenziale, e ogni parola sembra cadere sul foglio con un’economia senza pari. Più la leggi, e più ti rendi conto che è un capolavoro di sintesi.

La proponiamo tradotta e in originale (in fondo all’articolo):

«Beh, Marianne, siamo giunti al tempo in cui siamo talmente vecchi che i nostri corpi cadono a pezzi e penso che molto presto ti seguirò. Sappi che ti sono alle spalle, così vicino che se tendi una mano penso che riuscirai a prendere la mia. E tu sai che ti ho sempre amata per la tua bellezza e la tua saggezza, ma non ho bisogno di dire altro in proposito perché di questo sai già tutto. Ora però voglio solo augurarti buon viaggio. Addio vecchia amica. Amore eterno. Ci si vede più in là…»

Mentre l’amico intimo e regista Jan Christian Mollestad le leggeva la parte in cui Cohen annunciava la sua presenza alle sue spalle, Marianne ha allungato il braccio… Due giorni dopo, Marianne ha perso conoscenza ed è scivolata verso la morte. Mollestad ha risposto a Leonard informandolo che nel momento del trapasso le ha mormorato ‘Bird on the Wire’, perché era la canzone che più sentiva. Poi le ha dato un bacio sulla fronte e uscendo dalla stanza l’ha salutata dicendo ‘So long, Marianne’.

Testo Originale (probabilmente un frammento citato a memoria da Mollestad)

«Well Marianne it’s come to this time when we are really so old and our bodies are falling apart and I think I will follow you very soon. Know that I am so close behind you that if you stretch out your hand I think you can reach mine. And you know that I’ve always loved you for your beauty and your wisdom but I don’t need to say anything more about that because you know all about that. But now I just want to wish you a very good journey. Goodbye old friend. Endless love. See you down the road…»

(*) – So Long, Marianne tratta apertamente della tormentata fine del rapporto tra Leonard Cohen e la modella svedese Marianne Ihlen. Leonard e Marianne si sono conosciuti sull’isola greca di Hydra nel 1960 immediatamente dopo che lei era stata abbandonata, insieme al figlio Axel Jr., dal marito Axel Jensen, un noto scrittore norvegese. Leonard e Marianne vivranno una relazione durata quasi tutto il decennio. Dopo la separazione, Marianne tornerà a vivere dalla nonna, a Larkollen in Norvegia. Nel 1970 viene assunta dalla Selmer dove incontrerà Jan Stang, l’uomo che sposerà nel 1979 e che la accompagnerà fino all’ultimo giorno di vita. Marianne si è spenta il 28 luglio 2016, a 81 anni.
Marianne è considerata la musa principale di Cohen, e per certi versi il più duraturo tra gli amori della sua movimentata vita sentimentale (tra le sue compagne ricordiamo certo la madre dei suoi figli, Suzanne Elrod – che però continuava a chiamare per errore Marianne! – ma anche Joni Mitchell, Dominique Issermann, Rebecca De Mornay e Anjani Thomas tra le molte).
So Long Marianne è una delle canzoni più amate dai coheniani doc, tanto che ai suoi concerti sembrano tutti aspettare solo il momento in cui Leonard attaccherà il suo ‘Come over to the window…” In essa possiamo ritrovare già molti dei temi che segnano la poetica di Cohen.

(*) – Ripreso da http://www.leonardcohen.it/

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