Editoriale

Epicrisi 349. Dall’individualismo alle emozioni

di Rosanna Conte

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Gli articoli di questa settimana permettono di spaziare su tematiche molto diverse, ma tutte interessanti.

Silverio Mazzello – Silverio Mazzello. Una storia di emigrazione (1) (2) – è certamente il prototipo dell’emigrato presente nell’immaginario  ponzese: sullo scoglio moriva di fame e nella nuova terra è diventato così ricco da lasciare stupefatti.

Sento già Franco De Luca sottolineare che è questo l’aspetto positivo dell’Individualismo, quello buono, utile anche alla società. Io non chiamo individualismo lo spirito d’iniziativa – perché è questo che caratterizza Silverio Mazzello – che è una caratteristica imprenditoriale e non esclusiva di coloro che intraprendono qualsiasi attività finalizzata al guadagno o meno. L’individualista considera se stesso l’inizio e la fine di tutto, mentre abbiamo avuto imprenditori che, quando intraprendevano, non pensavano allo sfruttamento delle persone che col loro lavoro avrebbero consentito lo sviluppo dell’attività. E penso in particolare a Adriano Olivetti, l’imprenditore delle macchine da scrivere che sperimentò nella sua fabbrica  la convivenza fra necessità industriali,  diritti umani e democrazia partecipativa.

Le cooperative possono essere un altro esempio di spirito d’iniziativa senza individualismo, mentre esempi di spirito d’iniziativa non applicato al guadagno possono essere trovati nella vita quotidiana, nelle attività di volontariato o di promozione sociale, ed anche nel lavoro dipendente. Oggi, invece, dilaga la concezione individualistica in tutti i campi, anche nel campo politico dove lo spirito d’iniziativa dovrebbe essere indirizzato al bene collettivo, anche se ci sono molte eccezioni.

E’ stato certamente per spirito d’iniziativa che la piccola Ventotene è arrivata ad attirare sovvenzioni che ricadranno alla fine sulla collettività (Ponza e lo sviluppo di Santo Stefano e Ventotene).

Guardando a come è ridotta Ponza – che deve risalire a quasi mezzo secolo fa, per trovare l’impegno a favore della comunità -, viene rabbia.
E la cosa grave è che nell’assenza di una coscienza civile, si sono aperti i varchi per i più spietati individualismi che oggi si sentono gratificati per aver lottato, in assenza di regole, e conquistato il proprio benessere. Anzi, sempre per lo stesso individualismo, oppongono allo spirito d’iniziativa di chi è meno forte, quello personale. Insomma è proprio homo homini lupus.

E’ un po’ il rifiuto di quello che è successo alla nostra isola che fa guardare al passato con nostalgia?
No, probabilmente i ricordi, a una certa età, sono i migliori compagni per avere la forza di continuare a vivere in un mondo “diverso” da quello di una volta o di quello sognato.

La festa dell’Immacolata – Per l’otto dicembre (1) Immacolata… cantiamo pia – per quanto ci racconta Franco De Luca, è uno di questi ricordi piacevoli. Riguarda solo gli uomini perché monsignor Dies si rivolse a loro in particolare. Per loro ha scritto le canzoni ed ha istituito la ritualità mattutina dell’8 dicembre. Visto attraverso la lente del tempo, quel periodo è diventato mitico,  con eroi-compagni e professione di valori che non sappiamo se sono stati perseguiti veramente durante la prosaicità della vita.

Certamente il ricordo fa riaffiorare emozioni che possono attutire stati d’animo legati alla tristezza, ed è un bene a cui possiamo attingere senza remore.

E allora leggiamo con grande piacere la bellissima Lettera a novembre che se ne va di Gabriella Nardacci, dove s’incrociano percezioni dimenticate – Gemmea l’aria, il sole così chiaro che tu ricerchi gli albicocchi in fiore, e del prunalbo l’odorino amaro senti nel cuore – E’ lo stato d’animo dei miei dodici anni, seconda media, autunno, in un’aula di un vecchio casolare sperduto nella campagna di Procida.

Oppure I libri sono come l’amore di Tea Ranno che mi hanno fatto saltare da un periodo all’altro della mia vita e fermare su quelli che hanno lasciato tracce profonde nel mio animo. Che nostalgia! Il primo libro mio è stato Senza Famiglia di Hector Malot: avevo dieci anni e ricordo che leggevo e piangevo. Per me il patto narrativo è stato sempre valido e lo è ancora oggi: quando apro un romanzo entro nella realtà che per me ha deciso l’autore, sentendomi partecipe delle vicende e lasciandomi trasportare dalle emozioni.

La pioggia incessante allora era mia complice nella lettura. Oggi invece l’avverto, alla stregua di Franco, come noia: Chiove ‘a ‘na semmana. Sarà che ci blocca e noi vogliamo ancora assaggiare l’uscita, l’incontro per strada, il paesaggio.

Eppure dovremmo saperlo che il mondo là fuori ci amareggia!

La nostra bellissima isola non è consigliabile a famiglie con bambini piccoli, dice Tosca D’Aquino: Ponza senza pediatra e altre notizie dalla stampa odierna. Giusto! E i bambini che a Ponza ci vivono? Dobbiamo fare i debiti scongiuri?

Se guardiamo a tutti i beni archeologici e culturali che abbiamo e che giacciono lì, senza un utilizzo e senza cura, e poi sentiamo che si sta procedendo al recupero dell’ex carcere di Santo Stefano e all’istituzione di un Museo, ben più ampio di quello che già esiste a Ventotene, come ci sentiamo?

E quando vediamo gli esiti delle prepotenze individuali a cui nessuna istituzione pone argine?

Se attraversiamo le strade di Ponza ci imbattiamo in tante situazioni che ci fanno rabbia, tristezza…

In questi momenti bui, mi do una scrollata e penso che la storia non finisce, che la vita continua e ci sono giovani diversi da noi che forse saranno più saggi di noi e potranno cambiare questa situazione di deriva. Per cambiare bisogna conoscere e avere gli strumenti per farlo, e bisogna anche avere la voglia di relazionarsi con i frammenti della nostra comunità.

Sarà per questo che ho iniziato a intervistare i neolaureati legati a Ponza.

Dopo Marco Di Folco nelle scorse settimane,  è stata la volta di Laura Iacono, che ha impostato la sua tesi di Psicologia applicata ai contesti della salute e del lavoro: Giovani e Covid-19. Ne parliamo con Laura Iacono) sui comportamenti assunti dai giovani durante la pandemia. Se potesse già lavorare su Ponza  ci potrebbe forse spiegare  perché ce ne son tanti così incoscienti da non vaccinarsi, non portare la mascherina e fare assembramenti.
La comunità ne trarrebbe vantaggio: sapere è importante per capire quali sono i rimedi per evitare errori.

E questo sempre.

E bisogna sapere anche per capire e apprezzare Contessa: Una canzone per la domenica (172). Contessa, un saluto a Paolo Pietrangeli che ha aperto questa settimana. Appartiene ad altri tempi, ma a saperla ascoltare ci fa capire come era sentita la lotta di classe più di cinquanta anni fa. Oggi si pensa che non ci sia più: è solo l’illusione che i potenti hanno gonfiato con i loro tromboni e sbandierato a piene mani per far credere a chi non ha nulla o molto poco che ha gli stessi interessi di chi ha molto.

Per cui assistiamo allo strano fenomeno che il nullatenente parteggia per il riccone. Anche questo si sa perché avviene, ma dovremmo capire come è potuto succedere in una democrazia dove avrebbero dovuto esserci sentinelle del pensiero socialista. Spiegare tutto questo richiede un’analisi troppo lunga per questa epicrisi e noi vogliamo chiuderla salutando chi ci ha lasciati: Silverio Mercurio, L’addio a Silverio Mercurio, Vivina Feola: Ci ha lasciato Vivina Feola e anche Paola Storoni, E’ scomparsa Paola Storoni, amava Ponza… che ponzese non era, ma amava e frequentava Ponza.

1 Comment

1 Comment

  1. vincenzo

    5 Dicembre 2021 at 08:44

    Cara Rosanna, dopo aver letto la tua epicrisi ti mando un abbraccio fraterno.

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