Antropologia

Giovani e Covid-19. Ne parliamo con Laura Iacono

a cura di Rosanna Conte

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Abbiamo chiesto alla neolaureata Laura Iacono di parlarci della sua tesi (vedi qui) e lei ha acconsentito alla nostra richiesta come ha fatto il mese scorso Marco Di Folco, Noi la ringraziamo per la disponibilità, perché sapere cosa fanno i nostri giovani che studiano fino alla laurea è utile per ampliare il nostro orizzonte sulle nuove generazioni che hanno le loro radici qui, a Ponza.
Naturalmente il nostro interesse è verso tutti i giovani di Ponza, quindi anche nei confronti di coloro che, per scelta o per altri motivi, non hanno continuato gli studi. Siamo interessati alle idee, ai progetti e alle preoccupazioni di tutti e siamo disponibili  ad ascoltarli. Il sito può diventare, così, un luogo di confronto per progettare un futuro migliore per loro e per la nostra isola.

 

 

Simbolo della psicologia

Domanda: Quale è stato l’obiettivo della tua ricerca per la tesi?
Risposta: L’obiettivo principale della mia ricerca è stato analizzare le conseguenze psicologiche della pandemia sui giovani in relazione al disimpegno morale, autoefficacia regolatoria e cospirazione.

D: La cospirazione? Eh già, molti no vax parlano di cospirazione
R: Appunto. È stato interessante in questo momento storico studiare la cospirazione perché da sempre nei periodi di incertezza le teorie del complotto hanno molta fortuna in quanto esse offrono almeno apparentemente una spiegazione logica a situazioni difficili da capire.

D: La fascia di età deve essere stata abbastanza larga visti i cambiamenti sociali degli ultimi decenni
R: La scelta è ricaduta sui giovani adulti, dai 18 ai 35 anni in modo specifico, essendo una fascia d’età più vulnerabile rispetto alle altre in questo periodo Covid. Hanno di fronte a loro molti problemi dalla disoccupazione alle limitazioni della socialità dovute alle restrizioni, dalla sfiducia verso il futuro alla paura per i propri cari, all’impossibilità di viaggiare e così via

D:  Come si è svolta l’indagine?
R: Ho posto una serie di domande chiuse al campione individuato composto da 1392 persone, di cui 69.9% donne e 29.5% uomini. Il questionario ha coinvolto circa 24 variabili psicologiche e alcune socio-demografiche, ad esempio età, genere, titolo di studio ecc. Dovendo studiare in modo specifico solo la relazione tra i tre comportamenti – disimpegno morale, auto-efficacia e cospirazione – nel contesto Covid, le domande sono state calibrate sui comportamenti legati al Covid e le risposte erano legate al grado di accordo o disaccordo.

D: Puoi fare qualche esempio di domanda?
R: Certo. C’erano domande  abbastanza dirette che iniziavano con  “Quanto sei capace di… ” e continuavano con  comportamenti  specifici come  “Far fronte alle difficoltà relazionali/sociali conseguenti al Covid-19?” Oppure affermazioni che iniziavano con “Penso che…” seguita da un’opinione come “I politici generalmente non ci dicono i motivi delle loro decisioni”. O anche “Non si può condannare chi decide di fare una semplice passeggiata liberamente, dal momento che sono tanti coloro che non hanno rispettato le restrizioni”.

D: Certo, deve essere stato un lavoro lungo e faticoso. Cosa è emerso?
R: Dall’analisi statistica dei dati è emerso che nei giovani l’auto-efficacia regolatoria, ovvero quanto le persone si sentono capaci di poter influenzare gli eventi con le proprie azioni, sia una risorsa fondamentale. È una variabile psicologica che svolge un ruolo centrale e protettivo sia rispetto alla tendenza a credere nelle teorie cospirazioniste che nella predisposizione al disimpegno morale.

D: Puoi spiegare meglio in cosa consiste il disimpegno morale?
R: E’ un meccanismo psicologico che consiste nel “disinnescare temporaneamente la propria coscienza” mettendo in atto comportamenti lesivi o anche inumani che sono in opposizione con i propri principi senza però sentirsi in colpa. Al contrario i principi in cui si crede continuano a essere ritenuti validi. Quindi si potrebbe dire in maniera spicciola che chi si sente in grado di affrontare gli eventi crede poco o niente ai complotti ed è difeso dal disimpegno morale perché continua a credere nelle proprie capacità anche se il suo comportamento può nuocere agli altri.

D: Sono emerse differenze in relazione al grado d’istruzione?
R:  Si.  Il ruolo del titolo di studio conseguito dai giovani rispetto a questi comportamenti è importante. È emerso, infatti, che coloro che credono molto nelle proprie capacità e che hanno un livello di istruzione più alto, ad esempio laurea o master, hanno meno tendenza alla cospirazione e a compiere azioni dannose.

D: Ci puoi dire perché è importante la tua ricerca?
R: Si tratta di risultati di grande importanza sia perché le variabili sono state studiate in relazione ai comportamenti Covid, sia perché e soprattutto, trattandosi di una categoria vulnerabile si può intervenire su eventuali difficoltà che i giovani possono incontrare in questo periodo, ad esempio circa le scelte future ma anche in relazione allo sviluppo delle proprie capacità personali che, come visto, è una variabile protettiva importante per i giovani.

D: La tua ricerca in quali ambiti può essere utilizzata?
R: Può essere utilizzata in  tutte le situazioni in cui bisogna relazionarsi con dei giovani, iniziando dallo psicologo, dai centri che selezionano  per accedere a un posto di lavoro (la Confindustria ha anch’essa commissionato una ricerca su giovani e Covid), fino agli stessi  luoghi di lavoro , alle decisioni che devono prendere i politici nel campo dell’occupazione giovanile come in quello dell’istruzione.

2 Comments

2 Comments

  1. vincenzo

    3 Dicembre 2021 at 10:03

    Io penso che per dare importanza al lavoro e all’impegno dei giovani bisogna mostrarsi interessati a quello che fanno e che scrivono. Il lavoro di Marco Di Folco io l’ho conosciuto nella sua evoluzione per cui ho scritto un articolo. Quello di Laura non lo conosco per cui mi incuriosisce sapere alcune cose.
    Io ritengo di onorare il lavoro di Laura ponendo a lei delle domande.

    Vorrei chiedere a Laura quale è stata la sua introduzione nell’affrontare questa tematica. C’è stata un’analisi che ha individuato la situazione psicologica dei giovani prima dell’avvento della pandemia?
    “Cioè per esserci un dopo c’è stato sicuramente un prima”.
    Dico questo perché se io voglio analizzare l’aspetto morale e non quello civile per esempio dei giovani, ci deve essere una ragione. Ma quale era la morale dei giovani prima del Covid? E’ certo che nel tempo si costruiscono dei comportamenti che inducono a delle risposte. Non nascono dal nulla le capacità di risposte morali e/o sociali delle persone.

    Le teorie cosiddette “complottiste” sono utili o no all’individuo per dare risposte adeguate alla sua armonica vita? Affidarsi al contrario alla narrazione quotidiana dei media che produce informazioni a volte anche non coerenti, crea nell’individuo gli anticorpi per migliorare la sua morale e la sua capacità di autoregolazione?
    Indubbiamente, converrai con me cara Laura, che è la paura a gestire la vita di tutti noi. Ed è la paura (che sta diventando irrazionale e dominate) che condiziona le risposte: avrai ovviamente nella tua analisi tenuto in considerazione questo aspetto. Come si fa a rispondere serenamente e quindi a capire le reazioni psicologiche dell’individuo quando si è condizionati dalla paura di morire?
    La paura di morire! Sta dividendo la società in modo orizzontale. Tutti contro tutti e in questo contesto di paura ognuno da una sua risposta, ma chi è a rispondere?
    La psicologia sociale e la psicologia clinica dovrebbe dare queste risposte.

  2. Rosanna Conte

    3 Dicembre 2021 at 10:26

    Caro Vincenzo, credo che dovrai aspettare un poco prima di avere le risposte perché Laura si sta godendo una meritata vacanza.

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