Libri

I libri sono come l’amore…

Il post odierno di Tea Ranno, condiviso con Ponzaracconta

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I libri sono come l’amore: di alcuni non puoi farne a meno, altri scorrono via senza che te ne resti traccia.

Ci sono amori leciti e amori illeciti, quelli che blindi nel cuore e che stanno lì a irradiare l’energia vitale di cui si nutrono certe giornate, certe nottate; quelli che tieni sul comodino, di cui assapori ogni tanto due righe, un incipit di capitolo, il finale, sperando che entrino nel sogno e continuino da lì a parlarti; ci sono quelli segreti, che nascondi nei ripiani più alti, perché sono tuoi solo tuoi ed è impensabile che qualcuno, scorgendoli, ti dica: “Me lo presti?”; ci sono quelli da maneggiare con cautela, perché ancora scottano, e scotteranno sempre, ogni volta che tenterai di sfiorarne anche solo la copertina; ci sono quelli che vivono con te da una vita e di cui non ti stufi mai: ogni tanto li sfogli, leggi le note a margine, trovi un fotografia, un gelsomino lasciato a essiccare in ricordo di un momento bellissimo…
Poi ci sono quelli che odi, quelli che all’inizio ti hanno incantato e invece, mano a mano che andavi avanti, disattendevano le tue aspettative giungendo a finali così stupidi, sant’Iddio, ma così stupidi che rimpiangi il tempo sprecato a percorrerne le vie, a seguirne l’illusione senza sapere che in fondo c’era la fregatura; ci sono i libri fantasma, quelli che cerchi come una pazza per tutta la casa e che non trovi, che ti irritano per la beffa del loro continuo sottrarsi; ci sono quelli che contenevano, scarabocchiato sul risvolto, un numero di telefono capace di restituirti un amico scomparso (chissà poi perché), o il nome di una donna che sapeva leggere il destino sul dorso delle mani (così ti dissero).
Infine ci sono quelli che devi ancora leggere, i personaggi che devi ancora incontrare, quelli di cui ti innamorerai, quelli che ti faranno ridere, piangere, indispettire, quelli che si combineranno con la combriccola libresca che ti abita da quando eri una nicuzza affamata di storie, e che andranno a nutrire la chimica dei desideri di cui sono fatti i tuoi tendini, le tue labbra, le tue ossa.

E pure questa è #amurusanza
#TeaRanno

Appendice del 9 dicembre (cfr. Commento della Redazione)
6 Comments

6 Comments

  1. Tano Pirrone

    3 Dicembre 2021 at 18:34

    Se metti un post, mi costringi di controforza a metterci un dopopost: è come quando si chiama il gatto, chiami chiami e lui fa finta di essere sordo e poi, però si arricoglie quando ci hai perso le speranze. Faccio come il gatto: ho sentito sciavoro di libri che usciva dalla cucina di Tea, complice il ‘popolo rustico’, e mi sono arricogliuto. Quando parli di libri è come la campanella che suonava alle elementari per avvertirci che le lezioni erano finite e potevamo uscire come sciamannati. Non voglio raccontare niente, solo mi sono avvicinato per salutare e per dirti che a cavallo di maggio e giugno a Siracusa sono, per le Rappresentazioni classiche, se ci campo. Un abbraccio

  2. silverio lamonica1

    4 Dicembre 2021 at 16:59

    Per arricchire il discorso sul libro, mi permetto di proporre un sonetto che composi tempo fa.

    Il libro

    Il libro è come un fiume di parole
    che scorre lento lento sopra i fogli
    e a goccia a goccia tu te lo raccogli
    e né t’accorgi della grande mole.

    Non può mancare alle persone sole
    che senza lor son tristi rami spogli.
    Del leggere il piacere sempre cogli
    per studio, scienze oppur amene fole.

    Il libro è basilare alla cultura,
    nessun può farne a meno nelle scuole;
    come la falce per la mietitura

    tutto il saper per te raccoglier suole.
    Qual servitor paziente ha gran premura,
    sempre è a disposizion, quando si vuole.

  3. La Redazione

    9 Dicembre 2021 at 07:10

    Con sorpresa abbiamo trovato nella rubrica che Francesco Merlo tiene giornalmente su la Repubblica: “Posta e risposta” un commento del “nostro” Tano Pirrone su Camilleri e altri suoi scrittori preferiti.
    Il ritaglio dal giornale di ieri nell’articolo di base.

    COMMENTI
    “Posta e risposta” di Francesco Merlo
    Simenon scrittore siciliano Conte, furbizia non filosofia

    Volevo ringraziarla, Francesco, per la sciumara camilleriana su Robinson. Vivo a Roma e leggo e scrivo sempre di Sicilia, ma non è nostalgia; credo che sia la “scelta del metro”: Sicilia come “misura” del mondo… Negli anni finisco sempre per rileggere i soliti autori: Verga, De Roberto, Pirandello, me cucinu Camilleri e uttimo ma no uttimo Simenon.
    Tano Pirrone — Roma

    Mi sono chiesto come mai lei abbia incluso Simenon tra i grandi siciliani. E con l’irragionevole voglia di darle ragione, mi è tornato in mente che, intervistato dal New Yorker, il belga Simenon così spiegò se stesso: “Sono nato nel buio, sotto la pioggia, e me ne sono andato. I crimini che racconto sono i crimini che avrei commesso se non me ne fossi andato. Sono uno di quelli che hanno avuto fortuna. Cos’altro

  4. Sandro Russo

    9 Dicembre 2021 at 07:32

    Come commento al commento di Merlo in risposta a Tano, volevo aggiungere che conoscevo quell’affermazione di Simenon… Per aggiungere un altro tassello, in un campo diverso ma affine, anche François Truffaut (1932-1984) diceva che il cinema gli aveva salvato la vita. E non era un modo di dire: ragazzino ribelle, con un rapporto conflittuale con la madre e il patrigno, un’esperienza di riformatorio da cui era riuscito a fuggire – da vedere I 400 colpiLes quatre-cents coups; 1959), prima e fondamentale espressione della sua ricca filmografia – trovò la sua strada grazie all’incontro con un coetaneo che amava il cinema, Robert Lachenay e quello successivo con André Bazin, che lo introdusse nella rivista Cahiers du cinéma. Da cui si dipanarono la vita e i film che abbiamo conosciuto e amato.

  5. Tano Pirrone

    9 Dicembre 2021 at 09:06

    Dalle mie parti si dice: «Cu nesci ‘arrinesci’», sottolineando il fatto che il piccolo borgo natio molto spesso impedisce la crescita e la realizzazione di chi vi è nato e cresciuto, ed ha idee e progetti da realizzare. Come le piantine cresciute in piccoli vasi di plastica hanno poi bisogno di essere trapiantate, correndo il naturale pericolo del cambiamento, nuovo fratello del rischio; il diverso, immagine nostra che non avremmo potuto riconoscere altrimenti. Non si parte senza lasciare pegno, senza seppellire da qualche parte il sogno di tornare. Chiudere il cerchio. In modo che tutto torni.

  6. Tano Pirrone

    11 Dicembre 2021 at 12:43

    La filiera è continuata sulla rubrica di posta di Merlo, infatti venerdì 10, una lettrice ha preso spunto dalla mia breve lettera e ha scritto. Ecco posta e risposta:
    Paola Scarpa
    Caro Merlo, pomeriggio di pioggia e neve, leggo la sua risposta a Tano Pirrone su Simenon. Anche lei è uno che se n’è andato. Io l’avevo fatto ma, haimé, sono tornata. In tempo per commettere crimini?
    Francesco Merlo
    Capisco che nei pomeriggi di pioggia e neve anche l’umore diventi pioggia e neve, ma Simenon diceva “racconto i crimini che avrei commesso se non me ne fossi andato”. Non diceva “tutti quelli che non se ne vanno commettono crimini”.

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