Racconti

Lettera a Novembre che se ne va…

di Gabriella Nardacci

.

Caro novembre, certe tue giornate sono malinconiche. Le avvolgi di una nebbia serale che circuisce i lampioni e attutisce i passi.

Sono rientrata a casa e ho trovato a terra il foulard che credevo aver lasciato sul tram. La pubblicità televisiva mi è arrivata dall’appartamento accanto mentre urlava l’ultima trovata per una pelle liscia come la seta. Ho tolto subito gli stivali e scalza ho percorso il corridoio della mia casa fino alla finestra della cucina aperta sul cortile.

Ho raccolto la biancheria stesa la mattina e portandomela sulla guancia, ne ho aspirato l’odore di pulito anche se ancora umida. L’ho sistemata con cura accanto a fonti di calore, ma distrattamente presa da altri pensieri.

Fuori la tua pioggia. Sì, perché ogni mese ha la sua pioggia. La tua profuma di spezie. Non ho avuto voglia di fare nulla in quel momento. Ero sola e ho voluto attraversare quella solitudine accarezzando e guardando ogni cosa. Quando accade, ritrovo i contrasti della vita. Oggetti, muri, fotografie…ogni cosa riflette gioie e dolori, vita e sopravvivenza, i giorni e le notti, gli amori e gli affetti, il ricordo del passato e chiudendo gli occhi, la nostalgia di un futuro lungo come il passato destinato a crescere contro la vita che, invece, se ne andrà.

Mi son sentita persa in pensieri che avevano voglia di un cuscino per essere coccolati e non mi sono accorta della presenza della luna. Sai? Certe sere devo concentrarmi al massimo altrimenti rischio di perdermi anche le stelle e non saprei dove archiviare i miei desideri se non lo faccio subito.
Anche loro sono troppo tremule e brillano a fatica dietro nuvole stracciate che transitano nel cielo nero in certe tue serate. E’ stata una sera così.

Caro il mio Novembre… te ne stai andando, portandoti via i colori caldi delle foglie, l’oscurità precoce cara agli amanti, l’odore della nebbia che sale e scende e che danza nel vento di tramontana che schiaffeggia il viso.

– Che brutto mese che è novembre…- mi ha detto una signora che non conosco alla fermata del tram. Non le ho neanche risposto.
Avrei voluto parlarle di te. Dirle che forse, tu, fra i dodici saggi, sei quello che pensa un po’ a tutti. Metti a nostra disposizione, tutti i Santi così che qualcuno ascolti qualche preghiera e subito dopo ci dai l’opportunità di metterci in contatto diretto con i nostri cari defunti. Ci regali un giorno d’estate con la memoria della poesia del buon Giosuè (quante persone cominciano quella giornata con La nebbia agli irti colli, piovigginando sale…) e il ricordo di quando andavamo a recitare le poesie al milite ignoto che m’insegnò la differenza tra le persone assenti ma presenti e di quelle presenti ma assenti? E dei festeggiamenti per gli alberi quando noi alunni ci recavamo alla pineta per piantarne uno piccolo che abbiamo visto crescere e a cui abbiamo dedicato brani di letteratura e poesie? E l’odore del primo olio e del mosto? Ma che ne sanno certe persone di te? Tu sai di tutte queste storie e sei anche la memoria delle mie emozioni.

Ti ho sempre amato, novembre perché sei intimo, passionale e spudorato. Ti ho sempre amato per quella solitudine misteriosa nel quale molti ti lasciano, della dolcezza con cui ricordo un addio e ogni foglia colorata che ho nascosto tra le pagine di una vecchia enciclopedia mai letta né usata e che ho deciso di dare via.

Sarà che ho avuto sempre un debole per gli incompresi, sarà che sei il penultimo mese di un altro anno che sta per lasciarci, sarà che, per me, somigli al sabato…. Sarà… sarà…sarà…

Volevo ringraziarti, caro Novembre. In qualche modo ci siamo fatti compagnia ed è stato bello attraversarti anche quest’anno.

Clicca per commentare

È necessario effettuare il Login per commentare: Login

Leave a Reply

To Top