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Epicrisi 148. Emozioni, problemi, iniziative a Ponza

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di Rosanna Conte

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Questa settimana, ho pensato quando mi sono seduta per iniziare questa epicrisi, rischio di fare la fine dell’asino di Buridano che, per non saper scegliere, è morto di fame.

Davanti a me si sono presentati due filoni molto vicini alla mia sensibilità e alla mia necessità di interpretare la realtà, ambedue forti e molto distanti fra loro: l’onda dei sentimenti che mi legano alla mia isola e la riflessione sulle problematiche di attualità.

Superato l’impasse iniziale ho ceduto ai sentimenti, così parto da Clara Power, Ponza: la segreta isola italiana da sogno , che riesce a farci tuffare in un mare di emozioni legate alla nostra isola da cui non è facile emergere e distaccarsi. Una lettura coinvolgente che consolida il nostro universo percettivo isolano, tonificante.

Non meno piacevole è la descrizione  delle Grotte di Pilato fatta da  Luigi Iacono nel 1938 (in La poesia del murenaio) Il suo italiano, ormai desueto, invece di affaticare la lettura, ti accompagna per mano in un mondo magico, come dice Franco, dove affiorano ricordi e sensazioni che tacevano da tempo.

Chi, almeno tra i ragazzi del porto, non è mai entrato nelle Grotte di Pilato, il Murenario, per camminare sull’orlo di un marciapiede nel buio, per fare i tuffi dal finestrone esterno o le gare nella grande vasca e così via?

Sono passati molti anni da quando nuotando ci partivamo in gruppo da dietro la Caletta e raggiungevamo le grotte e i vicini faraglioni, mai sazi di provare le sensazioni che la nostra giovane età ingigantiva. La frescura, il buio, il fruscio del mare sotto di noi, l’impatto violento dei tuffi ci facevano appropriare di un luogo che emanava una certa sacralità per i riti che vi si erano svolti millenni prima.

Clara Power ci dice che dopo 20 anni Ponza non è cambiata granché e la sua bellezza continua ad ammaliare. Noi che ci viviamo da più lungo periodo, pur rilevando che la nostra isola è sempre bella, notiamo invece dei cambiamenti che ne hanno assottigliato la pluralità delle sue bellezze.

Partendo da un po’ più lontano nel tempo, penso alla perdita della discesa di Cala d’Inferno o della spiaggia della Caletta, per arrivare a tempi più vicini a noi con l’inaccessibilità di Chiaia di Luna e delle stesse Grotte di Pilato.

E qui, masticando un po’ di amaro che la Power abilmente evita di toccare, come accade in tutti gli inviti turistici, mi accingo ad accostarmi al secondo sacco di Buridano che racchiude i problemi di Ponza.

Uno dei primi – non avvertito come tale se manca l’idea che il bene culturale è patrimonio di una comunità ed è un elemento costituente la sua economia – è quello della conoscenza delle nostre emergenze archeologiche, come scrive Franco De Luca in Ancora sul Murenario, mirata al recupero e alla cura di beni che altrimenti siamo destinati a perdere irrimediabilmente.

Ovviamente ci sono poi i problemi immediati come quello che le lettere di padre Salvatore Maiorana (leggi qui) e del sindaco Franco Ferraiuolo (leggi qui) hanno messo in evidenza. La vicenda ci fa capire che le decisioni amministrative vanno ponderate tenendo conto delle necessità dei cittadini e non secondo un progetto gradevole o meno di chi decide. Il cambio d’uso della struttura nata per ospitare proprio l’ufficio postale è stata la premessa al disagio subito dai fornesi ingenerando una datriba con tutte le strumentalizzazioni che ne sono conseguite.

Altro problema che emerge in Le scuole di Ponza è quello della sicurezza all’esterno della scuola di via Pantano dove un traliccio e delle ringhiere fatiscenti possono costituire un serio pericolo. L’osservazione di Biagio Vitiello sulla sorveglianza di questi aspetti mi sembra importante, e certamente il patrimonio di edilizia scolastica dell’isola, per quanto esuberante per il numero contenuto dei nostri studenti, va conservato e tutelato. Si potrebbe contemplare  un suo utilizzo  per altre attività,  agendo sempre con oculatezza e per la salvaguardia del rapporto costi-benefici. Ovviamente un severo controllo dei lavori effettuati con denaro pubblico per evitare sperperi va fatto e va fatto sempre, specie quando ci si lamenta che non ci sono risorse.

La Rassegna stampa di questa settimana ci parla delle opportunità di reperire risorse messe a disposizione dal Ministero dell’Ambiente per progetti pubblici “green” e dalla Regione Lazio per evitare lo spopolamento dei piccoli comuni. Ci auguriamo che l’amministrazione in carica si attivi proficuamente per accedervi.

Che i nostri eletti abbiano degli obblighi verso di noi elettori non esonera noi cittadini dal nostro impegno in prima persona perché la comunità progredisca. Anzi è proprio da noi che deve partire la carica di trasformazione a cui l’amministrazione deve guardare per operare con esiti condivisi. Non possiamo stare fermi ad aspettare come la patella di ‘A rasacca che è la sola a non muoversi mentre l’acqua va e viene.

Pensiamo a un evento come IsolaMondo alla sua XXI uscita, un progetto del Club del Mare di Marina di Campo, nell’isola d’Elba, che sostiene l’educazione al mare delle nuove generazioni attraverso la navigazione a vela. A Ponza c’è l’associazione Il Trinchetto che organizza quanto è nelle sue possibilità con i bambini e ragazzini più grandi, dalla Gara delle Bagnarole ai corsi di vela, ma certamente c’è bisogno di un respiro più ampio che faccia sentire i giovani e piccoli ponzesi parte di un mondo di persone che vivono sul mare e che su esso costruiscono legami e modi di vita specifici, superando quella sensazione di isolamento che può spingere a cercare l’approdo verso la terraferma.

Non è assolutamente in contraddizione con l’educazione al mare il percorso, iniziato con Slow food, sul recupero dei prodotti agricoli dell’isola con il progetto Isole slow ( Isole slow: un nuovo inizio). L’incontro a Cala Caparra è un momento di divulgazione e confronto che mira a coinvolgere i produttori locali ed i giovani in un cammino comune. La degustazione non è stato un semplice momento conviviale, ma la sperimentazione di sapori e gusti antichi dimenticati (per chi ha una certa età) o del tutto sconosciuti (per i giovani). La bontà delle pietanze accompagnerà e sosterrà la determinazione nel cammino lungo e faticoso per costruire una nostra specificità eno-gastronomica insulare riconosciuta. Un simile obiettivo contribuirebbe a creare il nostro biglietto da visita nell’incontro con altre identità isolane per uno scambio paritetico e integrato; e per conseguirlo molto può fare l’iniziativa personale.

Quando l’iniziativa è operata secondo scelte consapevoli, diventa un motore importante per far procedere le comunità, e ce lo fa capire Salvatore Cimmino con la sua impresa riportata in rassegna stampa (A nuoto nei mari del globo)

Nonostante le difficoltà, Salvatore non è stato fermo ad aspettare che gli altri si accorgessero di lui, ma instancabilmente ha affrontato ed affronta traversate per l’abbattimento delle barriere architettoniche, scuotendo le coscienze non solo di chi amministra e legifera, ma anche della gente comune che, lontana da queste problematiche, non pensa alle difficoltà altrui.

Ecco, se manca il lievito della coscienza civile e della partecipazione alla vita comune non ci meraviglia quanto con amarezza Michele Serra ha rilevato sugli ultimi esiti elettorali (I risultati delle elezioni), dove vince una destra, priva di anima e di un progetto comune, perché è riuscita ad aggregarsi, mentre perde una sinistra che è disgregata perché ideologizzata.

A parte che la percentuale dei votanti ci dice che i vincitori non corrispondono a nessuna maggioranza nella cittadinanza, mi permetto solo di osservare che il PD, che dice di essere un partito di centro sinistra, ha fatto scelte politiche di destra, ingenerando molta confusione nella testa delle persone poco aduse al politichese e alle tecniche comunicative infarcite di omissioni, parzialità o addirittura di fake news.

Nell’incertezza, come l’asino di Buridano, molti cittadini non sono andati a votare, così è l’astensione ad aver vinto e questo dovrebbe farci masticare amaro, perché è il segnale che sta male la nostra democrazia cioè un sistema di regole che prevede partecipazione e controllo esercitati con pari dignità da tutti e in prima persona, senza delegare ad altri le nostre idee o le nostre rimostranze, come fa Giggino, cedendo la sua campana e prendendo in prestito, ma dietro ricompensa, quella altrui (Quando suona la campana)

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