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Epicrisi della domenica. (29). Del passato e del presente

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di Rosanna Conte
Il porto di Ponza. Fotocomposizione di Marianna Licari

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In questa settimana varie sono state le tematiche trattate e dibattute sulle nostre pagine e tutte “attinenti al tema”, come direbbe la nostra cara Luisa.

E come potrebbe essere altrimenti visto che ricorrono due date importanti per la nostra comunità: l’affondamento del Santa Lucia e la festa della Madonna della Civita.

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L’ampio servizio di Luisa Guarino ha richiamato i pregressi di questa ricorrenza, ci ha informati  sulla sistematizzazione delle conoscenze che si sono accumulate intorno a questo evento ed ha anche fornito  indicazioni a chi avesse voluto partecipare alle cerimonie del 23 a Ventotene e del 24 a Ponza. Un importante commento di Adriano Madonna a questo articolo forse spingerà a riaprire dei fascicoli chiusi troppo in fretta e a rimuovere la polvere che ci si è accumulata sopra…

Per la festa Madonna della Civita, abbiamo pubblicato due canzoni. L’importanza di conservare e diffondere il tradizionale canto nostrano, riportato sul sito per la voce di Adele Conte, non riguarda solo l’aspetto storico o etnografico della nostra isola, ma anche la conservazione della stessa tradizione.
Come è emerso dalla mia semplice e breve cronaca della festa (leggi qui), durante la processione non si è cantato: mancava un coro che sostenesse quelle poche voci che conoscevano la canzone.

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Dell’altra canzone, parole antiche e musica recente, anzi “in anteprima”, ci parla Tonino Esposito che non ha saputo resistere davanti ai versi dell’antico inno alla Madonna cantato ad Itri: ne ha prese cinque strofe, vi ha inserito un ritornello e, pensando alla Civita degli Scotti, le ha musicate secondo l’ispirazione personale.
Complimenti per la vena creativa sempre viva!

Ma l’affondo nelle tradizioni isolane non si ferma qui, perché passando per il mangereccio, Luisa ci ha fatto ripercorrere tutta la gamma possibile delle marenne ponzesi di una volta. Per la verità, non è un articolo da suggerire a chi deve contenersi col cibo: man mano che si procede nella lettura, specie per chi quelle marenne le ha fatte, mentre gli occhi si riempiono della gradevole materialità del pane, l’odorato percepisce profumi passati e l’acquolina riempie la bocca.

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Gli articoli con i ricordi molto vividi di Pasquale Scarpati (1) e (2) ci hanno riportati, invece, al duro lavoro per produrre il pane di quelle marenne. Preciso e circostanziato il discorso ha riportato alla ribalta anche i nomi dei fornai di allora, lasciandoci meravigliati della quantità di panettieri presenti sull’isola una volta. L’articolo mi ha coinvolta parecchio perché, pur non avendo mai lavorato in un forno, l’ho frequentato da bambina. Nell’altra isola della mia vita ero amica delle figlie di un fornaio e molto spesso stavo con loro – aspettando che finissero per andare a giocare – mentre lavoravano con la stessa procedura descritta da Pasquale.
Eh, sì, prima i bambini (…e anche le bambine) aiutavano il padre, quando c’era necessità!

L’acceso dibattito intorno al tema dell’autonomia dei bambini ponzesi di una volta trova, in questo caso, un’altra voce a favore della posizione di Polina (leggi nei vari commenti all’articolo).

Probabilmente sono proprio i bambini il tema forte di questa settimana, in particolare è la relazione adulto-bambino quella che viene messa sotto la lente d’ingrandimento sia nel caso dello sviluppo delle capacità decisionali e delle abilità operative, come  nell’episodio narrato da me, sia nel caso dell’appropriazione delle parole per dire quello che si ha nel proprio animo, come nel caso de i bambini e la poesia.

Passato-presente-futuro

Chandra Livia Candiani la insegna privilegiando l’arte socratica della maieutica e rispettando quanto di indelebile l’esperienza di vita ha inciso nell’animo dei bambini
Così le poesie di bambini che vivono ai margini della nostra società e provengono da culture diverse, si animano di una materialità umana vergine che solo chi ha subito violenze, ma ha anche vissuto libertà sconosciute e orizzonti sconfinati, può restituire attraverso parole scavate nella propria interiorità.
E’ questa la bellezza della loro poesia.

Quanto siamo lontani dal contesto che vede la nascita dell’ode alla malafede di Franco De Luca!
Il nostro poeta è davvero esasperato dall’umanità che lo circonda perché lascia poco spazio all’onestà morale e intellettuale.

E che l’interesse personale prevalga su tutto è nel colorito invito che Assuntina rivolge a Giggino intestardito a voler risolvere il problema di Chiaia di Luna con un mega progetto Chiali-doie: “t’i vuo’ fa’ ‘na vota pe’ sempe i cazzi tuoi, sì o no?”.
Venerdì pesce

I fatti loro non se li fanno, invece, quelli del Comitato “Rinascita per Ponza” che invitano i consiglieri della minoranza a fare modifiche allo Statuto comunale per rendere operante il principio dell’acqua come bene comune che gli italiani hanno affermato e confermato con un referendum.

Giusto per considerare che l’umanità è varia, non ci manca chi non si fa i fatti suoi nel piccolo, sulle panchine del marciapiede di Sant’Antonio. La nostra vecchia conoscenza, Ralph De Falco, si intriga con uno sconosciuto e scopre che è uno dei pochi sopravvissuti alla tragedia di Marcinelle e che vive a Ponza. Aspettiamo, come da promessa, che il prossimo anno si incontrino di nuovo lì, sul marciapiede…

A questo punto, nonostante la puntuale e circostanziata informazione su Ponza d’Autore, che il nostro direttore cura con attenzione per tenerci ancorati al momento che viviamo, l’irruzione dei Turchi (1) e (2) di Sandro Romano ci proietta nel mondo lontano delle scorribande piratesche e dei trattati internazionali che Carlo di Borbone ebbe la lungimiranza di siglare per proteggere il suo regno, nuovo di zecca, e farlo prosperare.

La Galite. Foto d'epoca

Con quanto passato accarezziamo il nostro presente!

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Immagine di copertina: un’opera di Marianna Licari, tratta da un suo articolo uscito sul sito (leggi qui)

 

 

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