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L’accudimento dei propri interessi

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di Vincenzo Ambrosino  

 

 –          Mi dici come è possibile che sei venuto a presentare il progetto anche alle Forna, tu che sei già ben inserito con le tue attività a Ponza-Centro?

–          Di che mi accusi? Io sono un imprenditore quindi investo, dopo tutto! Siamo o non siamo in una società capitalista?

–          Ma se ci sono due polli a disposizione e te li mangi tutte e due tu, agli altri non resta niente!

–          Ancora te lo devo  ripetere? Io sono un imprenditore, quindi faccio impresa, io investo il mio denaro, presento le mie istanze di concessione dove e come voglio. Vedi, non c’è conflitto d’interesse in quello che faccio. C’è il Comune, l’assessore al demanio che deve e dovrà decidere, io faccio quello che mi spetta: fare i miei interessi! Attento però: quando io cresco, dò occupazione, creo lavoro; è questo il sistema liberista. Vedi, è il mercato che regola la vita degli imprenditori: chi è capace di stare al passo coi tempi, chi sa aggiornarsi, chi sa competere va avanti; gli altri verranno selezionati, tagliati fuori!

–  E così in un territorio di sette chilometri quadrati c’è chi è riuscito a diventare imprenditore di livello e chi invece non potrà avere una occupazione o al massimo potrà aspirare ad una occupazione solo stagionale, precaria.

–  Ma gli imprenditori di oggi hanno ereditato terreni, case, ruderi e si sa che soldi chiamano soldi. Dopotutto il detto “Chi è homm si salva”, non è di oggi.

–  Vedere che nel corso del tempo c’è per esempio chi si è costruito, interi residence dal nulla e chi non è riuscito a costruirsi neanche un bagno, non fa neanche più scandalo, perché è diventato un fatto acquisito, come quando il Re era re: un potere direttamente tramandato dall’Onnipotente.

–  Tu sei rimasto a concetti ottocenteschi della divisione del mondo tra ricchi e poveri, tra furbi e innocenti sfruttati; il modo è andato avanti e ha permesso a tutti di accedere al sapere, alle possibilità di impresa. Le leggi le fanno per tutti, per cui smettila di piagnucolarti e se hai delle nuove idee, mettile in pratica: falle diventare impresa!

Vedremo nel 2015 cosa succederà, quando le concessioni demaniali saranno messe all’asta, non più automaticamente rinnovate. Vedremo a quel punto se questo monopolio finirà!?

– E che cosa pensi che succederà, che l’ultimo della classe diventerà il primo? Al contrario i primi della classe si metteranno d’accordo tra di loro per prendersi anche quello che era distribuito tra i secondi i terzi i quarti e gli altri…della classe! Anzi sai che ti dico, la cosa ancora peggiore è che possono arrivare dei “galantuomini dall’esterno” e fare il loro gioco.

–  Io penso che non ci sono regole:  d’accordo, c’è chi ha possibilità economiche per cui ha il diritto-dovere di investire, ma poi non gli basta ottenere il suo spazio economico che è uno spazio fisico ma occupa anche lo spazio altrui, invade, sotterra chi gli sta vicino, sottraendo a quest’ultimo lo spazio vitale per la propria sopravvivenza. Questo non è mercato, questo è la giungla: il più forte, che non è sempre il più capace, diventa dominante.

– Amico mio, vedi che non basta presentare un qualsiasi progetto; poi lo devi accudire notte e giorno, devi relazionarti con il mondo, combattere con la burocrazia, con la concorrenza. Non pensare che i ricchi sono ricchi solo perché sono  più fortunati. Essi sono semplicemente più motivati, più adattati, conoscono meglio l’ambiente economico e sociale, si battono, si ritirano, ritornano alla carica, cambiano, si mimetizzano, si trasformano, hanno buoni avvocati. Tutte queste sono caratteristiche naturali che si ereditano di padre in figlio. La vita è lotta, non è poesia!

–  Ma non è giusto! Un isola piccola come Ponza, dove tutti si conoscono, formata da una sessantina di famiglie deve poter dar da vivere  a tutti.  L’amministrazione deve amministrare i beni pubblici, secondo giustizia, ridistribuendo la ricchezza. Dando la possibilità a tutti di avere il necessario per vivere degnamente. A Ponza per esempio vi sono attività di noleggio con lo stesso numero di barche che hanno in concessioni specchi acquei completamente diversi. Dove sta l’oggettività del diritto in questa evidente ineguale distribuzione del bene pubblico. Come si può creare nuova occupazione se gli spazi fisici vengono occupati, inquinati, deturpati sempre dagli stessi?

– Hai ragione, queste possono essere le buone intenzioni di una Amministrazione attenta alla necessità collettiva, ma quali secondo te potrebbero essere gli strumenti per applicare concretamente queste teorie.

–  Si può fare una legge e dire: “Chi già possiede una concessione non può ottenere un’altra concessione?” Oppure: “affinché un’attività sia economicamente significativa e produttiva deve avere dei parametri fissi da cui si passa a rimodulare tutte le concessioni date.

–  Questa che stai tracciando non è più economia di mercato, di stampo liberista ma rientra in un approccio economico di tipo collettivistico a grosso controllo pubblico.

Io infatti sono contro il liberismo che ci ha portato a questa crisi. Ogni territorio deve trovare le giuste risoluzioni ai problemi reali. Vedi, il Piano Regolatore Generale di Ponza è fermo al 1982; abbiamo costruito, in parte, perché la popolazione residente si è contratta, quindi sono stati riadattate le vecchie strutture sfitte, ma c’è stato anche una notevole opera di abusivismo edilizio evidenziata dai tanti decreti di fermo, di sospensione di lavori, addirittura di abbattimento; e comunque c’è chi è riuscito a costruire e chi invece è rimasto a guardare. Bisogna trovare le forme legislative per costruire ma questo comporta un nuovo piano edificatorio che tenga presente le esigenze ambientali e anche quelle di sviluppo sociale. Non si deve permettere ai furbi di fare, sottraendo territorio alle persone oneste! Così in tutti i campi, non si possono aspettare le leggi liberistiche Europee, che sicuramente non  garantiranno ai  cittadini una sopravvivenza degna e regolare. Bisogna rispettare le regole, ma questo lo devono fare tutti, non ci sono scorciatoie; bisogna programmare, pianificare, controllare, a livello territoriale, ma il tutto deve essere ispirato da  un nuovo umanesimo. Mettere al centro di ogni iniziativa non il profitto, ma l’uomo e le sue esigenze culturali, spirituali cioè umane.

–  Campa cavallo che l’erba cresce! Il treno liberista è inarrestabile! O salti su o rischi di restare schiacciato sotto le rotaie.

 

Vincenzo Ambrosino

 

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