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Storie di emigrazione (2)

di Nazzareno Tomassini

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per la prima parte, leggi qui

Confesso che quando arrivai a Bourges, alla fine del 2016, non pensavo certo di essere il primo italiano che vi metteva piede, ma quasi sicuramente il primo romano. È bastato invece leggere il primo depliant trovato all’ufficio del turismo per scoprire che ero stato anticipato di ben 2.068 anni, e da un romano ben più importante: il nostro amato Giulio Cesare. Allora Bourges si chiamava Avaric; dopo la conquista romana divenne Avaricum, che è ora il nome del Centro commerciale aperto una decina di anni fa nel centro storico.

Poi certo, bisogna aspettare un buon millennio per avere notizie di arrivi dalla penisola, che sicuramente ci saranno stati, ma di cui non si trova traccia.
La prima notizia ufficiale è del 1295, quando arriva Sant’Antonio da Padova. A dir la verità veniva da Lisbona e noi lo conosciamo come italiano perché a Padova ci morì. Ma anche qui lo considerano come italiano e nella chiesa di St. Pierre Le Guillard c’è una cappella in onore della sua visita e per ricordare il miracolo dell’asino inginocchiato. Si racconta infatti che un ricco ebreo di nome Guillard, mentre portava a spasso il suo asino, si imbatté in Sant’Antonio; alla vista del santo, l’asino si fermò e si inginocchiò davanti a lui; colpito da questo prodigio, l’ebreo si convertì e diede i soldi per la costruzione della chiesa.

Cattedrale di Bourges. Il Giudizio Universale

Nel 1422 il re di Francia era scappato da Parigi, ancora in mano agli inglesi, e si era installato a Bourges, che divenne così la capitale della Francia di allora. Ne approfittò Jacques Coeur, intraprendente commerciante di Bourges e figura eminente della città, che aveva già fatto numerosi viaggi anche in Italia ed allacciato rapporti molto stretti con i suoi omologhi fiorentini e delle repubbliche marinare. Quando il re nel 1439 torna a Parigi, Jacques Coeur ne diventa il tesoriere. E cambia anche il volto della città. Se ai tempi di Sant’Antonio, Bourges assomigliava molto ad una città come Viterbo. Ora il fatto che sia un commerciante a caratterizzare la città piuttosto che un santo (Santa Rosa, per il capoluogo di provincia laziale), la dice lunga sulla storia francese.

Nel 1515 arriva a Bourges anche un mercante fiorentino, Durand Salvi, che fa costruire quello che oggi è diventato l’Hotel Cujas, sede del Museo del Berry (*).
Nel 1529 arriva invece da Milano, con il beneplacito del re Francesco I, Andrea Alciati, un giurista che per 600 scudi (all’anno?) insegnerà fino al 1532 Diritto Romano all’Università di Bourges.

Dopo di che si ha una lunga pausa.
Non è per caso che il XVII secolo è un secolo da dimenticare per Bourges. Nel 1628 un epidemia causò 5.000 morti e fece scappare altri 6.000 abitanti, lasciando la città quasi disabitata. Presumibilmente è la stessa che arrivò poi anche in Italia e di cui parla Manzoni nei suoi Promessi Sposi.

Nel XX secolo arrivano infine i grandi flussi migratori degli italiani, prima e dopo i due grandi conflitti mondiali, con un’ultima ondata negli anni ’50, di cui come già detto, abbiamo oggi ampia testimonianza.

Bourges. La Halle au Blé

A ricordare l’importanza della presenza italiana ci sono poi anche le vie. Quante città italiane hanno dedicato tante vie a personaggi della storia di Francia? A Bourges si va da Via Cristoforo Colombo a Via Garibaldi e a Via dei Quattro Venti, ma non vengono dimenticati né Leonardo da Vinci, né Alessandro Volta. Con riferimento ai tempi moderni c’è poi Via Alcide De Gasperi, via del Trattato di Roma e via Forlì, la città gemellata. Infine, per ricordare in qualche misura il peso avuto dalla nostra immigrazione, ci sono la Via Yves Montand e la Via Lino Ventura.

Curiose ed impreviste sono poi le scoperte casuali che si possono fare, andando a spasso per le vie della città.
Da Chez Marcel, un simpatico posticino dove si vendono prodotti alimentari particolari, ma dove si può anche fare uno spuntino, si può compare la pasta Martelli in pacchi da un chilo avvoltolati in una carta giallo limone. In Italia non l’avevo mai vista, né ne avevo mai sentito parlare, e mi meravigliai di leggere che era fatta a Lari, un piccolo paese a sud di Pisa.
Tornando una volta in Italia, decisi di fare una piccola deviazione per andare a scoprire questo luogo e trovai un piccolo villaggio arroccato a ridosso di un vecchio castello medievale, davanti all’entrata del quale si apriva giusto il pastificio Martelli, a gestione familiare e che, a detta del nonno, produce in un anno quello che Barilla produce in qualche ora… Il che spiega anche perché un chilo di pasta Martelli viene venduto soprattutto all’estero e ad un prezzo che può superare i 5 euro.

Le Musée Estève à Bourges

Di ristoranti che fanno cucina italiana ce ne sono poi almeno una decina; il che non significa che siano ancora gestiti da italiani o che siano di ottima qualità, ma notare ogni tanto un’insegna con un nome italiano (La Pasta, La Calabria, La Venise…) lascia comunque il segno.

Di pizzerie poi c’è l’invasione, nel senso che la pizza è ormai notoriamente il piatto più semplice e meno costoso e dunque il più diffuso. E anche qui le insegne italiane non sono poche (L’Aeropizza, Pizz’Alberto, La Felicità…). Per chi vuol restare a casa, c’è la consegna a domicilio, ma in questo caso si tratta di negozi locali molto simili a quelli che da noi vendono la pizza al taglio.

Il fatto più incredibile è che si trovano italiani anche nei tre mercati settimanali della città. Particolarmente simpatici sono Angelo e Michela, una giovane coppia piemontese che lavora per Pasta & Company, una società di Rivalta Torinese che prepara pasta fresca e ripiena da esportare in Francia (e forse anche in altri paesi europei). E così anche a Bourges diventa normale prepararsi un piatto di pappardelle al sugo o di agnolotti al burro e parmigiano, formaggio comunque ormai presente ovunque. Ma Angelo e Michela vendono anche la mozzarella di bufala, l’olio d’oliva di un produttore molisano e un panettone artigianale.
Anche all’interno del mercato di St. Bonnet c’è un banco alimentare che non è gestito da un italiano, ma che vende esclusivamente tutti i possibili prodotti italiani industriali. E non è il solo, perché nei supermercati Lidl si trovano prodotti alimentari a marchio “Italiamo”, fatti apposta per essere esportati in Francia.

Bassorilievi nella cattedrale di Bourges

Diciamo alla fine che la presenza italiana a Bourges non ha limiti.
Al Centro Ospedaliero Jacques Coeur lavora ad esempio un’esperta di chirurgia viscerale e originaria di un piccolo paese a pochi km da Vasto, in Abruzzo.
Nello stesso ospedale ci sono poi almeno altri due italiani che lavorano nel reparto di radiologia, mentre nella clinica oftalmologica ci lavora una francese che ha vissuto quindici anni a Firenze. All’aeroporto di Avord, una base militare a pochi km. da Bourges, c’è infine un pilota italiano con moglie e figli.
E siamo comunque nel cuore della Francia, a 500 km dal confine con l’Italia, non a Nizza o a Mentone.

 

Note
(*)
Museo del Berry – dal nome della omonima regione situata nel centro della Francia; Berry fu una provincia storica della Francia sino a che le Province furono rimpiazzate dai Dipartimenti, nel 1790

Immagine di copertina. La cattedrale di Bourges dedicata a Saint Etienne (Santo Stefano). Fu costruita tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo. Capolavoro gotico, patrimonio dell’UNESCO, in quanto simbolo della cristianità della Francia Medievale.

 

[Storie di emigrazione (2) – Fine]

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