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Storie di emigrazione (1)

di Nazzareno Tomassini

 .

Ci scrive da Bourges (*) il nostro corrispondente francese che ci racconta (in due puntate) una storia di emigrazione… Riguarda la Francia – mentre noi a Ponza conosciamo meglio l’emigrazione in America e in Argentina -, ma a ben guardare le emigrazioni e gli emigranti sono tutte/i uguali o comunque con molto tratti in comune

Alla scoperta della “italianità” di Bourges
Per chi non lo sapesse a Parigi c’è un Museo dell’Emigrazione che nel 2017 dedicò una specifica mostra all’emigrazione italiana, in particolare a quella che ebbe per meta la Francia. Ma chi vive a Bourges ha già un’idea della sua ampiezza, soprattutto di quella che caratterizzò gli anni cinquanta, quando in Francia arrivarono più italiani che in Germania.

Oggi di quegli italiani ci sono i figli, arrivati da bambini con i loro padri o nati successivamente in territorio francese e ora per lo più pensionati o prossimi alla pensione.
Hanno tutti un nome francese o francesizzato, ma il cognome è restato quello italiano, che non di rado i francesi da più generazioni fanno fatica a pronunciare: Zanichelli, Gregoratti, Pierotti, Spertini, Labombarda, ecc.

Per conoscerli bene basta comunque frequentare l’Associazione Francia-Italia, che conta almeno una novantina di iscritti, tutti discendenti dagli immigrati degli anni ’50 o che sono mogli francesi di tali discendenti. La sua attività consiste nell’organizzare pranzi in occasione delle principali feste italiane o anche qualche escursione nei dintorni; nel fare ogni tanto delle conferenze; nel riunirsi due volte al mese per fare conversazione in italiano e tutte le settimane per fare della cucina insieme; e naturalmente nel dare dei corsi di italiano (sia pure in concorrenza con l’Università Popolare ed un altro Istituto scolastico per adulti).

La cosa curiosa è che, frequentando questa associazione, scopri che dell’Italia hanno i ricordi che il padre ha loro trasmesso e quindi ricordi di un’Italia che non esiste più, perché è l’Italia di Celentano che canta “Azzurro” o di Carosone che canta “Tu vuò fa l’americano”, due canzoni che insieme a “Marina” e “Io sono un italiano, un italiano vero” vengono ogni tanto cantate in coro dai presenti alle serate di conversazione in italiano, con l’accompagnamento alla chitarra di uno che in realtà nel tempo libero si dedica alla… scherma.

Anche i corsi di cucina italiana fanno riferimento a certi piatti che faceva mia madre quando ero bambino anch’io. Se ne occupa Therèse Marteddu (che ha ovviamente sposato un sardo ma è originaria della Calabria), la quale presenta con grande enfasi piatti di spaghetti al pomodoro come fossero il non plus ultra della squisitezza. Ma quando si mette a fare le pizze, non si può negare che le faccia buone.

Le regioni italiane di origine sono comunque numerose e non necessariamente tutte meridionali. Se Jean-Charles, l’attuale presidente dell’Associazione F/I, è arrivato a sette anni dall’abruzzese Vasto, ci sono i fratelli Daniel e Jean-Yves che vengono invece da Reggio Emilia e Pierre che viene da Gubbio.

Senza dubbio il personaggio più singolare è Roger, che ha fatto il muratore da giovane e poi pian piano è riuscito a mettere su un’impresa di costruzioni. Il bello è che a lui sarebbe piaciuto fare piuttosto il meccanico e invece di case avrebbe preferito costruire motociclette. E così a tempo perso cominciò a collezionarle, interessandosi ovviamente alle moto italiane ed in particolare alle moto Benelli, allora nota fabbrica pesarese.
Potevano essere anche moto molto vecchie e non più utilizzabili ed allora cominciò ad acquistare anche pezzi di ricambio che gli consentissero di rimetterle in sesto. Oggi nel grande magazzino un tempo luogo di riferimento della sua impresa edile ci sono parcheggiate ventitré moto Benelli, una moto Guzzi ed una Rumi ed il resto dello spazio è diventato una enorme officina meccanica.
Il fatto più sorprendente è però che tutto questo non è ubicato in una qualche disordinata e caotica area industriale della città, ma è accanto al villino residenziale mono-familiare, magnificamente insediato in un’ampia zona verde, dove ci sono alberi ad alto fusto, un ricco giardino fiorito, un laghetto ed anche un orto.
Va detto tuttavia che quasi tutti i francesi di origine italiana hanno casa in periferia, il classico villino mono-familiare con garage e giardino intorno più o meno grande, anche se non come quello perfettamente tenuto di Roger.

Da non dimenticare infine gli italiani più recenti e dunque anche i meno anziani e ancora al lavoro. Tra questi il personaggio di maggior rilievo è Franco Lombardi (i nuovi arrivati non hanno francesizzato il nome), arrivato da Forlì al seguito di una affascinante francese a cui lui insegnava il tango. Ha fatto il presidente dell’Associazione per diversi anni, fino a quando impegni con il Consolato italiano, e dunque i conseguenti viaggi fino a Parigi, lo hanno costretto a rinunciare. Continua però a fare anche il giornalista a tempo perso.

Poi c’è l’altra Teresa venuta da Venosa (in provincia di Potenza), che si occupa di informatica e ha sposato un pirotecnico, che ha però la passione per la fotografia.
Da non dimenticare infine le donne francesi che hanno sposato italiani. Tra questi, la più dinamica è certamente Elisabeth, che cura la stampa del Bollettino quadrimestrale dell’Associazione: non ha nessuna origine italiana, ma avendo sposato un italiano, ha anche lei un cognome italiano.

Curiosamente, all’origine dell’Associazione Francia-Italia c’è anche Philippe, un francese autentico, ma che sposò un’italiana incontrata per caso durante una vacanza sulle Dolomiti. Innamorato della donna e del nostro paese, si impegnò subito nelle attività dell’Associazione. Ora è rimasto vedovo, cammina con il bastone, ma frequenta costantemente le riunioni.

L’idea che uno si fa alla fine è che gli italiani in Francia se la sono cavata più che bene. Certamente quelli arrivati nel secondo dopoguerra non sono gli stessi italiani arrivati alla fine del secolo XIX e massacrati a Aigues Mortes (**), perché lavoravano il doppio dei francesi ed accettavano di farsi pagare la metà (che guarda caso è quello che fanno oggi i nuovi migranti che vengono dall’Africa o dal Medio Oriente).
Diciamo che sono piuttosto gli eredi di Lino Ventura e Yves Montand.

Note

(*) – Bourges – Comune francese di circa 70.000 abitanti capoluogo del dipartimento dello Cher, nella regione del Centro-Valle della Loira. Città situata al centro esatto dell’esagono francese.


(**) – Aigues Mortes
è il nome di una località nella regione dell’Occitania (sud della Francia, tra la Costa Azzurra e il confine con la Spagna, teatro, nel 1893, di un terribile episodio anti-immigrazione, rispetto al quale i fatti di oggi sono niente; e si trattava di italiani! Ci fu uno scontro tra operai francesi e italiani, tutti impiegati nelle saline di Peccais, che ben presto degenerò in un vero e proprio pogrom contro gli italiani. Il numero finale delle vittime non fu mai accertato con sicurezza. Nelle stime di varie fonti il numero varia dalle 9 alle 400. La tensione che ne seguì fece sfiorare la guerra tra i due paesi.

[Storie di emigrazione (1) – Continua]

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