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Punto Rosso 2020: a proposito di una generazione di prudenti rivoluzionari

di Vincenzo Ambrosino

Ho letto qualche mese fa un’intervista a Sergio Staino, storico disegnatore, che esordiva: “A ottant’anni ho capito di essere un idiota, nel senso in cui lo intendeva Dostoevskij, però: cioè una persona ingenua, che prova compassione per il prossimo, nonostante gli schiaffi che prende in continuazione dalla realtà”.

Questo, secondo me, è il sentimento delle persone che hanno fatto delle esperienze politiche serie negli anni Sessanta-Settanta e che oggi vivono una realtà dominata da un solo messaggio: non avrai alcun sistema economico, per cui culturale, al di fuori di quello neoliberista.
Eppure la nostra generazione è venuta su a pane e ideologia. Si passavano giornate a discutere, a leggere e a partecipare a qualche assemblea.

Mi viene in mente una scenetta simpatica e significativa di quei tempi.
Io e Salvatore Perrotta per motivi di studi vivevamo a Napoli. Alloggiavamo in una casa buia in via Tribunali. Erano le 22 quella sera. Dovevamo andare a telefonare e per farlo dovevamo raggiungere una cabina telefonica che distava circa trecento metri da casa. Discutendo ci avviammo. Dopo pochi minuti arrivammo alla cabina. Era occupata da una persona che accanitamente parlava al telefono, per cui aspettammo che la liberasse. Nell’attesa continuammo a parlare. Non ci accorgemmo che il tempo passava. In un momento di calo di tensione dialettica tra me e Salvatore, guardammo l’orologio. Erano le 23,40; era più di un’ora che stavamo lì e la cabina era ancora occupata dalla stessa persona. Ci guardiamo in faccia e decidiamo di aprire la porta.

Diciamo in coro: – Amico, ma è più di un’ora e mezza che aspettiamo. Quello risponde: – Davvero? Riappende e va via. Quel tipo stava solo facendo finta di parlare al telefono! Seppur stupiti due cose ci furono chiare: la nostra foga ideologica ci impediva di vedere la realtà. Ma nella cabina telefonica andava in scena una storia di ordinaria individuale solitudine.

Dice Staino: “Sapevo tutto dei soviet russi, della rivoluzione che non è un pranzo di gala, delle contraddizioni interne al capitale, ma non sapevo un cazzo di come vivevano le persone, che la notte non si accapigliavano sulla dittatura del proletariato, ma si svegliavano per cambiare il pannolino alla bambina. Ho militato per dieci anni nei marxisti-leninisti. Sono stati anni di purezza e di follia. Scendevo in piazza urlando che ‘il potere politico nasce dalla canna del fucile’. Credevo in Mao Tse Tung. Contestavo l’Unione Sovietica da sinistra. Giustificavo crimini contro l’umanità. Quando Renato Curcio, che era uno dei nostri, uscì per fondare le Brigate Rosse ci gettò nello scompiglio. Alcuni di noi lo seguirono. Molti lo capivano. C’era un Renato Curcio anche dentro di me. Diceva: ‘Smettila di parlare, parlare, parlare, è ora di passare ai fatti’. Arrivai a un passo dal prenderlo alla lettera”.

Ricordo la crisi del movimento studentesco dopo l’uccisione di Moro. Ricordo la repressione anche del partito comunista sul movimento. Molti di quei giovani hanno avuto grossi problemi di identità. Una crisi molto intima e violenta. La rivoluzione non era possibile. Tutto quel bombardamento ideologico aveva intasato ogni cellula del cervello, bisognava disintossicarsi.
Staino racconta: “Andai in Sardegna per disintossicarmi dalla politica. Mi sentivo un fallito. La militanza era stata tutto. Il bilancio tragico, un disastro dopo l’altro. Non volevo più saperne di mozioni, congressi, tattica, strategia. Ero a pezzi.”

Sono passati tanti anni, ma una volta le ingiustizie sociali avevano delle speranze. Il diritto al lavoro, allo studio, a una sanità per tutti, potevano essere difesi perché c’era chi scendeva in piazza per difendere questi diritti. C’era una Sinistra parlamentare e una extraparlamentare che concorreva per difendere giustizia, eguaglianza e libertà. C’era il muro ancora in piedi, che moderava i capitalisti occidentali a non soffocare le masse popolari, almeno in Europa.
Oggi i pochi operai che scendono in piazza non sanno a che santo votarsi. I sindacati sono stati ridotti a comparse. I sindaci non hanno poteri. I partiti sono strumenti che servono solo a far carriera ai loro boss. Non c’è differenza tra sinistra e destra, almeno quando sono al governo: devono solo eseguire le istruzioni che vengono dettate da poteri extraparlamentari. Il brodo di coltura post ideologico ha prodotto il Movimento Cinque Stelle, che per questo non ha avuto problemi di fare un governo di cambiamento prima con Salvini e subito dopo con Zingaretti e con lo stesso presidente del Consiglio.
Ci hanno imbavagliati e molti ex compagni oggi in pensione, pensano che è per tutelare la nostra salute.

4 commenti per Punto Rosso 2020: a proposito di una generazione di prudenti rivoluzionari

  • Luisa Guarino

    Non entro nel merito delle argomentazioni, le solite, messe in campo ancora una volta da Vincenzo. Voglio invece chiedergli, perché me lo sto chiedendo dal suo scritto di domenica scorsa 4 ottobre: chi o cosa è Punto Rosso? Domenica spiegava che era un giornalino che veniva stampato a Ponza tanti anni fa, e allo stesso tempo proponeva un servizio sull’azienda Whirpool di Napoli del 2019.
    Allora mi chiedo: che fa, vive di ricordi? E che senso ha nel 2020 questo Punto Rosso, dato che credo che non sia più un giornale?

  • Luisa ogni volta che io scrivo qualcosa hai difficoltà a comprendere, hai sempre delle perplessità. In questi ultimi mesi vedo su P. R. articoli che sono una “insalata russa” e tu non hai avuto niente da obbiettare con nessuno di questi liberi scrittori e non di cose ponzesi.
    Comunque cara Luisa, colgo l’occasione per dirti che mi hai mandato a vedere il teatrino di quei funamboli raso terra. Non c’erano neanche i bambini dell’asilo nido a cui forse poteva piacere il loro spettacolino. Poi voglio dirti che solidarizzo con Ricciolino perché è deprimente stare a S. Antonio col vento, la pioggia e la sabbia in faccia e nessuno che ti riconosca il tuo sacrificio. Parlo di istituzioni non certo di quei quattro lettori che ancora amano i giornali di regime.
    Ma andiamo alla tua domanda:io scrivevo insieme ad altri Punto Rosso tanti anni fa. Ero giovane. Mi chiedo quegli ideali che difendevamo allora sono oggi stati appagati? Non mi sembra visto che io vedo in giro ingiustizie, diseguaglianze sempre più marcate e libertà solo per consumare e fare debiti? Ecco, anche in Ponzaracconta dove bisogna essere ottimisti per non disturbare io voglio parlare di lavoro che non c’è, di multinazionali che la fanno da padrone, di precarizzazione progressiva anche della classe media, della borghesia.
    Qualcuno mi ha detto che “quando si è giovani si agisce con il cuore quando si diventa adulti invece si usa la testa”. Ma dopo aver riflettuto ho capito a quale testa si riferiva quel tale.
    Riprendo quindi a scrivere articoli per vecchi compagni che ora sono ingrassati e in pensione ricordando ” che la testa se non è guidata dal cuore diventa cinica e dimentica gli ideali di giustizia, uguaglianza e libertà.

  • Luisa Guarino

    Caro Vincenzo, avevo promesso a me stessa che non avrei replicato al tuo commento, ma non ci riesco, e non perché voglia avere l’ultima parola, ma perché a mio avviso non ti sei spiegato. O forse, come al solito, sono io che non ho capito.
    Cioè alla fine, dopo le tue diatribe sul teatrino dell’Atcl (che c’entro io, che l’ho solo presentato?) e sulla chiusura dell’edicola (mi fa piacere che una volta tanto almeno con qualcuno tu sia d’accordo), te ne esci con uno dei tuoi soliti sproloqui.
    Al termine del quale capisco soltanto che Punto Rosso 2020 sei tu, e rappresenti… te stesso.
    Grazie ugualmente.

  • Vedi Luisa, certo che sono io a scrivere articoli che riprendono il titolo di un nostro giovanile giornalino: “Punto Rosso”, ma i temi di cui voglio trattare riguardano milioni di cittadini che devono vivere una vita falsificata.

    Certo Luisa che non hai responsabilità se quel teatrino andava bene solo per gli alunni delle scuole materne, tra l’altro assenti, ma assolutamente non ti sei informata della qualità della rappresentazione.
    Leggendoti ho pensato che era una cosa seria, organizzata, di qualità offerta a Ponza e ai residenti. Prima di andare allo spettacolino ho provato a telefonare a diversi membri dell’organizzazione scolastica a Ponza e nessuno ne sapeva niente. Mi sono venuti dei sospetti ma ci sono andato lo stesso. C’erano 20 persone di cui 4 ponzesi.
    Questo per dire come si tiene in considerazione l’isola di Ponza e i suoi residenti invernali e per questo prima di pubblicizzare iniziative di altri consiglio di saperne di più.

    Comunque parliamo di cose che a me stanno a cuore.

    Luisa ti presento a te e agli amici di P. R. un economista umanista; si chiama Valerio Malvezzi.
    Questo video parte da una definizione di Stato che viene propinata agli alunni di scuola media.
    “Lo Stato come azienda”.
    E così parliamo di una scuola come azienda. Di un ospedale come azienda.
    Ecco come vengono indottrinati i bambini a crescere sapendo che lo Stato non si può indebitare, è peccato mortale.

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