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Vita di paese (7). Per campagne

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di Rinaldo Fiore

 

Andando in giro con i compagni lungo la campagna verso il fiume “Treste” o verso la montagna dei boschi vicino a ’ncima a lu monde, la nostra curiosità era attratta dai mirtilli e dai cardi, dove spiccioli cardellini o più numerosi beccavano i semi delle piante, ormai secche.
I mirtilli si scorgevano con difficoltà per il loro colore scuro nero-bluastro e si coglievano con difficolta per certe spine che l’avvolgevano. Se mandorli e ciliege erano ancora presenti i nostri sguardi sorridevano e le pance borbottavano per il piacere.

Lungo la strada che dalla Madonne delle Grazie porta da zio Peppino, nella parte di mezzo del paese, in aperta campagna c’era un bell’albero isolato di mele, melucce profumate che attiravano l’attenzione di noi ragazzi che ne facevamo scorpacciate e riempivamo le tasche…

Questo mondo agreste era il mio mondo e nulla mi mancava, ero felice, specialmente quando la famiglia si completava con papà, che tornava per le feste, da Napoli dove lavorava.
La guerra aveva lasciato tanti strascichi e uno di questi era l’assenza di lavoro che costringeva ad immigrazioni interne tutta la popolazione giovane.
Da tutte le regioni trasmigrazioni interne o estere muovevano le genti e le nazioni: per noi Roma, per altri Torino, Milano o Argentina, America, Germania, Brasile. Le formiche umane percorrevano tutte le strade per la migliore sopravvivenza.


Un aspetto singolare della mia vita di paese era la sonorità della vita quotidiana: si incrociavano le grida dei paesani con lo sferragliare degli zoccoli delle bestie, degli anelli per bloccare gli animali, i nomi delle persone che volavano davanti l’aia di ciascuno, il clopt clopt degli asini che tornavano alle loro stalle, con le fascine sul dorso.

Il passo forte e pesante dei contadini con i loro scarponi inzaccherati di fango ormai secco e le loro voci che salutavano tutte le persone che incrociavano nel loro percorso. Ho nella mente e negli occhi questi gesti familiari, queste battute musicali che esprimevano la vitalità delle persone e del paese.

Nei bar del paese furenti partite a tressette facevano olmi i meno fortunati e segnavano memorabili litigate, molte volte solo scenografiche, altre a rancorosa memoria: l’odore delle birre e delle gazzose riempivano i fumanti locali. Le sigarette si preparavano a mano e con la saliva si conteneva il tabacco nella carta, qualunque cartina rimediata.
Nella memoria si imprimeva tutto della vita, costituendo lo zoccolo duro del futuro personale e sociale…

[Vita di paese (7). Continua]

 

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1 commento per Vita di paese (7). Per campagne

  • Sandro Russo

    Vorrei sottolineare una qualità non comune della scrittura di Rinaldo Fiore.
    E’ apprezzabile non per l’abilità tecnica, né per l’altezza dei pensieri espressi, ma per la sua capacità di coinvolgere.
    Come se chiedesse all’occasionale lettore: – Quali erano i rumori che sentivi tu? …quali gli odori? Quali sono le avventure che ancora ricordi, da quand’eri bambino?
    Già nel sito avevamo apprezzato, nei racconti di Pasquale Scarpati, l’incredibile precisione dei ricordi; qui la scrittura è ancora diversa: un mettersi di lato al lettore e chiedergli di sé…

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