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Epicrisi 99. Del mondo che va troppo in fretta

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di Rosanna Conte
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Settimana un po’ sottotono, questa, con tanti temi interessanti ma non divisivi, che sembra conciliare con la calma del sabato mattina, anche se i notiziari si rincorrono nel parlare della morte di Fidel Castro, il leader maximo.
Sul nostro sito, nel pomeriggio,  Alessandro Vitiello lo ricorda con un pezzo del giornalista Alfredo Somoza, esperto di economia e politica internazionale, nato e vissuto in Argentina, che ha un blog su Huffington Post.

Adios Comandante

Ma dai temi lontani arriviamo a quelli a noi vicini.

Immancabile, Acqualatina è presente con il problema tariffe e con la vendita del suo 49%, posseduto da Idrolatina, ad Acea. Una brutta storia che non solo vede disattesa la volontà popolare espressa con un referendum favorevole alla gestione pubblica dell’acqua, ma in maniera inquietante mostra anche una collaborazione stretta fra i vertici amministrativi di Acqualatina vicini a FI e il manager di Acea di area renziana. L’azione di forza compiuta dal presidente di Acea, Alberto Irace, è degna del miglior liberismo selvaggio, quello che sbaraglia: tutto sulla Rassegna Stampa della settimana in corso.

Siamo agli antipodi di quello che si augura Vincenzo che, facendo un exursus degli interventi regionali realizzati, progettati e finanziati nel corso dei decenni  su Ponza, rileva che non c’è stato in passato attenzione né per l’ambiente nè per le esigenze degli isolani, mentre la vera Politica dovrebbe tutelare gli uni e l’altro. Agiremo allo stesso modo per il futuro?

Possono sembrare due piani diversi, quello toccato da Vincenzo e quello inerente alle vicende di Acea-Acqualatina, ma in realtà nascono ambedue dallo stravolgimento della nostra società che in maniera osmotica ha declassato la Politica ad affarismo ed ha deformato il campo economico liberale e concorrenziale in una concentrazione di interessi che dominano la politica.

Tutto questo nel graduale distacco dei cittadini dai luoghi in cui si esercita la democrazia (assemblee pubbliche, consigli comunali, voto elettorale…), e nel graduale senso di abbandono da parte delle istituzioni.

Beh, ad essere sinceri a Ponza questo senso dell’abbandono si è verificato spesso nell’arco della sua recente storia e ce lo ricorda Pasquale Scarpati quando parla della partenza né cercata né desiderata di tanti isolani che sono andati via per necessità specie nei primi anni ’50 e ’60, ponendo la questione in maniera inedita: chi se n’è andato ha fatto spazio a chi è rimasto, tutelando anche l’isola da tutti i problemi connessi con la sovrabbondanza di popolazione.
Tuttavia qualche attenzione si intravede, come rileva Pasquale Scarpati, per la riduzione del costo dei biglietti Laziomar durante i week end invernali.

Ma c’è anche la presentazione, da parte del presidente della Regione Lazio, Nicola  Zingaretti, della legge sull’obbligatorietà delle vaccinazioni per i bambini, rendendole condizione indispensabile per accedere agli asili nido. Le vecchie malattie infantili, ritenute debellate, stanno tornando; è giusto che si corra ai ripari (ancora in Rassegna Stampa, .pdf da Latina Oggi del 25.11).

Questa settimana è stata  scandita anche dalla ricorrenza del 25 novembre, giornata dedicata all’eliminazione di ogni forma di violenza sulle donne.

Sull’onda di un comune sentire antiretorico, il tema è stato affrontato da Luisa Guarino, con l’informazione sugli eventi locali e nazionali e sui luoghi dove possono trovare aiuto le donne vittime di violenza nel territorio di Latina,  e da me, con il rimando all’arte – un romanzo del premio Nobel Mario Vargas Llosa – del compito di sottolineare l’importanza della giornata. Anche diversi comuni del basso Lazio, tra cui Fondi, Terracina, Scauri, per questa ricorrenza, hanno ritenuto opportuno affidarsi all’arte ed hanno chiamato il brasiliano Apollo Torres a dipingere dei murales sul tema nelle loro cittadine (sempre in Rassegna Stampa dei giorni 24 e 26 novembre).

Sembra quasi che non ci fidiamo più delle nostre parole per spiegare un dramma come quello del femmincidio e della violenza sulle donne. Ma, perché abbiano effetto, le parole devono cadere in cuori e menti predisposti a riceverle.

L’avvicinarsi del clima natalizio ha favorito sul nostro sito l’affondo sentimentale nel passato. Così il racconto della bravissima Gabriella Nardacci stuzzica anche i nostri ricordi legati agli articolati pranzi festivi di una volta, quando intorno alla tavola ci si ritrovava con nonni, zii e cugini e le pietanze erano costituite da alimenti semplici che la bravura e l’amore delle mamme riuscivano a rendere saporiti.

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E i ricordi sono spesso il prato della nostalgia, quel sentimento che vorrebbe far tornare indietro nel tempo per ritrovarsi là dove si è vissuto felicemente! Purtroppo quel mondo si avvia a scomparire con noi, come è scomparso quello dei nostri nonni e bisnonni di cui possiamo solo recuperare amorevolmente alcuni aspetti. Se ben ci pensiamo, le canzoni degli emigrati ponzesi riportate da Silverio Lamonica suscitano in noi, oggi, solo  interesse culturale, ma in loro che le ricordavano ancora a New York agli inizi degli anni ’60, poteva essere presente  ancora una punta di nostalgia.

Perchè è pur vero che la vita sull’isola è stata ed è molto faticosa, e Franco De Luca ce lo ricorda paragonando l’isolano ponzese alla ginestra pontiana, ma ciò che gli dava e dà certezze è la dimensione affettiva, la casa, la comunità, che rimane luogo per eccellenza della felicità anche a distanza di tempo, quando il cannocchiale dell’età riporta come nei presbiti in primo piano quel mondo lontano.

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Pare che fra i nostri ricordi di un mondo che cambia troverà spazio anche la primavera con i suoi alberi fioriti.

Le anomalie climatiche ormai sono diventate così frequenti da incidere sulla produzione agricola. Quanto tempo passerà ancora per far scomparire del tutto l’alternarsi delle stagioni come l’abbiamo conosciuto finora? Se facciamo un confronto con quanto avveniva cinquant’anni fa, vediamo che la netta separazione fra i quattro periodi dell’anno non è più avvertita allo stesso modo e la loro durata è diventata aleatoria.

Dobbiamo attrezzarci per un futuro che sarà molto diverso dal nostro presente, come è normale nella storia dell’uomo, solo che bisogna farlo in maniera rapida, perché è l’accelerazione dei fenomeni naturali, sociali ed economici che caratterizza il nostro tempo.

Intanto la vita continua a scorrere nella sua quotidianità con eventi futili, allegri, tristi, importanti, divertenti che ci vedono protagonisti o destinatari.

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Siamo coinvolti per andare a degustare la cena preparata da Enrico Pierri a Latina o a vedere le luminarie a Gaeta o a partecipare al flash mob contro la violenza sulle donne, e prendiamo iniziative importanti che a volte sono deleterie, come è successo con la Rosinella, il peschereccio affondato per aver truccato le revisioni e i lavori obbligatori (ancora in Rassegna Stampa rispettivamente del 21 e 24 novembre).

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O iniziative che potrebbero essere rischiose, come quelle prese da Sandro nel suo viaggio in Cina. Ancora non ha finito, ma se scrive è segno che è tornato..!

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E della nostra vita fanno parte piccole e grandi contrarietà che ci spingono a volte a diventare trasgressori contro la nostra stessa volontà, come dice Pasquale, e ci lasciano l’amaro in bocca.
Non ci vengono neppure risparmiati i grandi dolori come la tragica scomparsa di Giuseppe Brizzi avvenuta dodici anni fa.
Martina per ricordare questo triste evento si affida alla poesia di Fadila.

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Grande forza consolatrice ha l’arte! Vive al di là del tempo e porta nelle parole, nei suoni, nei segni e nei gesti una carica di senso che la quotidianità lascia sfuggire.

Riguardiamo il bellissimo video in cui Ilaria Molinari danza in apnea: è un inno, che non avrebbe saputo cantare altrimenti, in onore del suo maestro Enzo Maiorca. E noi, pur non andando in apnea (almeno io, non ci vado) possiamo goderne la bellezza ed anche  il forte senso di sfida che caratterizza questa modalità naturale e rispettosa di rapporto col mare.

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Forse è proprio la cifra dell’arte quella che consente alla vita umana di sollevarsi un tantino al disopra dei suoi affanni, delle sue miserie e della sua limitatezza temporale.

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