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Il futuro di Santo Stefano

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di Silverio Lamonica
Santo Stefano dall'alto

L’Isola di Ventotene e il vicino isolotto di Santo Stefano sono oggi al centro dell’attenzione, non solo italiana ma europea, in seguito alla visita del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il Capo del Governo ha affermato che proprio da Ventotene, che fu la culla del “Manifesto” di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ursula Hirshamann e pubblicato da Eugenio Colorni, bisogna partire per rifondare un’Europa, non più dei “parametri economici”, ma un’Europa della solidarietà e degli ideali, così come la sognarono quei fieri antifascisti.

dal manifesto di Ventotene all'Europa unita

A tale scopo si impone il recupero della struttura dell’ex reclusorio borbonico che ospitò tra le sue mura i grandi che anelavano alla libertà: dall’Architetto Francesco Carpi che lo vide sorgere, quale direttore dei lavori per conto di Ferdinando di Borbone, poi ivi rinchiuso dal suo sovrano “per reato politico” (secondo lo storico ponziano Giuseppe Tricoli) ai padri del Risorgimento Italiano: Luigi Settembrini e Silvio Spaventa, e per concludere ospitò anche uno dei padri della odierna Repubblica: Sandro Pertini.

Facendo un passo indietro, nel 1860, la guarnigione borbonica che presidiava il carcere, partì in massa per Nola a difendere Franceschiello contro i Garibaldini. Affinché l’isola non precipitasse nel caos, i camorristi ivi reclusi, capeggiati da Francesco Venisca, instaurarono una sorta di regime repubblicano: “La Commissione per il buon ordine”.L’esperimento si concluse nel gennaio del 1861 con l’arrivo delle unità della neonata Marina Militare Italiana che ripristinarono l’ordine. (da L. Cerimele in Europinione.it)

Un gioiello ricco di storia, quindi, che purtroppo è in pieno disfacimento dopo mezzo secolo di incuria.

Ebbi la fortuna di visitarlo nell’autunno del 1966 assieme ad alcuni colleghi insegnanti e il direttore didattico di Ponza (da cui la scuola elementare di Ventotene dipendeva) ci faceva da guida il compianto Beniamino Verde, poi stimatissimo sindaco di quell’isola. Nella struttura le celle erano pienamente funzionanti, qualche porta aveva ancora il chiavistello e all’interno c’era qualche “letto di contenzione” con il classico buco centrale per i bisogni, oltre ai legacci in cuoio alle spalliere. Qualche altra aveva alle pareti delle enormi imbottiture per contenere gli attacchi di isteria di qualche recluso . Gli ambulatori del medico e del dentista erano provvisti delle attrezzature; nel locale che fungeva da ufficio postale c’era ancora qualche cartolina spedita a quei detenuti, in particolare ne ricordo una indirizzata ad un ergastolano allora noto per un celebre delitto di cui mi sfuggono ora i particolari. Provai un’emozione indescrivibile, ne uscii con il classico “cerchio alla testa”!.

Carcere-di-Santo-Stefano-foto-di-Giancarlo-Giupponi

Secondo il progetto enunciato dal Presidente Renzi, l’ex carcere dovrebbe essere adattato a struttura ricettiva per accogliere i giovani di tutta Europa, una scuola di formazione per i futuri dirigenti dell’Europa Unita, in collaborazione con le Università italiane ed europee. Un progetto molto interessante ed ambizioso che si può realizzare solo con tenacia ed enorme caparbietà, considerando i lacci e laccioli della nostra burocrazia, i vari “distinguo tecnico- politici” e cambi di governo e di assemblee parlamentari, regionali e quant’altro.

È un progetto stupendo in cui bisogna credere fermamente e noi isolani ed i ventotenesi in prima fila, non dobbiamo mai stancarci di portarlo sempre alla ribalta.

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