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’U duttòre

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di Domenico Musco
Sindaco Sandolo

 

Del dottor Sandolo si è detto molto e molto ancora si dice ripensando sulla sua figura.

È stato un uomo che ha avuto nella sua vita tanti sostenitori ma anche molti detrattori e nemici; che è rimasto al potere come sindaco per 25 anni sulla nostra isola.
Medico e sindaco contemporaneamente, cambiava personaggio secondo la situazione.

Mi raccontava che a Ponza era venuto Andreotti in visita ufficiale e con il taxi di Pelliccia( o di Marcone, non ricordo) stava iniziando a fare il giro dell’isola ma all’altezza della pescheria di Giulio il pescatore viene informato di un caso grave che richiedeva la sua opera di medico (credo fosse una partoriente); scende dalla macchina e dice all’onorevole Presidente del Consiglio: – La lascio con il tassista… Io sono medico prima di tutto e poi sindaco.

Le ombre e le luci sulla sua figura sono tante; ma come si fa per chiunque non è più in vita, un po’ per rispetto alla persona, un po’ alla nostra cultura, ricordiamo più volentieri gli aspetti positivi. Fare un’analisi del suo agire politico sarebbe interessante, come pure rivedere alcuni aspetti legati alla sua professione di medico, considerati i tempi, il luogo e le conoscenze dell’epoca in cui lui operava.

Ho avuto la ventura di averlo conosciuto sia come “nemico” (politico e personale) che come “amico”, e questa seconda parte posso dire che è quella più interessante.
Tantissime sono le storie che mi ha raccontato ma questa in particolare voglio ricordare: i nomi e tutti i particolari di questa storia di medicina d’altri tempi non li ricordo ma il fulcro portante del suo progetto sì.
Erano anni in cui a Ponza le strade non erano proprio buone; i malati erano tanti, curarli tutti era difficile e il tempo non bastava. Allora il dott. Sandolo si inventò dei “presidi medici” nei vari quartieri dell’isola, insegnando a delle persone “a fare le siringhe” (punture) in modo di avere una distribuzione dell’assistenza più equamente ripartita.
Oggi un discorso del genere fa ridere ma allora, in tempi in cui alle Forna non c’era neanche l’energia elettrica, gli uomini stavano spesso per lunghi periodi assenti dall’isola per motivi di lavoro e c’era una ignoranza diffusa, per le donne anche fare una semplice puntura era un grosso problema.
Con questo sistema, mi diceva, aveva alleggerito non solo il suo lavoro ma anche risolto grossi problemi alla gente dell’isola che non si doveva recare allo studio medico anche per fare una iniezione.

Sindaco Sandolo. Vert.

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19 commenti per ’U duttòre

  • Silverio Tomeo

    Proprio in questi giorni, rispolverando le pagine di Silverio Corvisieri sul lungo dopoguerra a Ponza, pensavo a questa figura. Dalla interessante testimonianza di Domenico, deduco che ‘u duttore avesse coscienza come medico, mi sa l’unico, allora. C’è la nozione gramsciana di “blocco storico” che ben si adatta per interpretare quella lunga fase sull’isola. Un blocco storico si ha quando si saldano struttura (economia, produzione, scambio) e superstruttura (ideologia, religione, intellettuali, politica) sotto il segno di un’egemonia. Ecco allora che figure come il sindaco dottore e il parroco Dies (ma non solo loro) furono emblematiche e costitutive di questo blocco storico conservatore del dopoguerra, sino alla metà degli anni ’70. Adesso non abbiamo un blocco storico, ma solo un blocco sociale e politico, con scarsa egemonia, che arranca nella crisi della politica, locale e nazionale. Capisco che per chi crede nell’eccezionalismo localistico, la teoria politica andrebbe desunta solo dalle chiacchiere al bar e al barbiere, dai bisogni corporativi della categorie produttive, dalle necessità dei “residenti tutto l’anno”. Ma così non è.

  • Non era l’unico medico a Ponza in quel periodo, ma come gli altri medici lavorava come i tempi gli permettevano di lavorare: questi medici dovevano operare, fare interventi di estrema urgenza, facevano i dentisti, facevano partorire le donne ma soprattutto avevano la conoscenza, che prima di essi era nelle mani della stregoneria, della chiaroveggenza. Erano la parte complementare della funzione dei preti ma di gran lunga più importante per la dare un minimo di certezza alla precarietà della vita. Diventavano anche confessori per uomini e donne e di questi conoscevano non la vita spirituale ma quella materiale, concreta, quella fatta di carne ed ossa, quella fatta di lavoro e di azione vitale.

    Il dottore Sandolo divenne anche Sindaco e il suo carisma di dottore si integrò perfettamente e naturalmente nella sua funzione pubblica. Come nelle case, dove andava a curare, era il centro imponente della situazione così nei consigli comunali e ancora nel stanza del Sindaco.

    Quando andavi nello studio dove riceveva per le visite mediche, ti sentivi a casa di un medico, sensazioni che forse ora si provano quando vai in terraferma a consulto da un grande specialista.
    Lo aspettavi che scendesse dalle scale e quando lo vedevi ti sentivi piccolo e ti affidavi alla sua opera coscienziosa, paterna, consapevole.

    Ma tutto questo non ha impedito alla nostra generazioni di opporci all’uomo politico e guarda caso tutto è avvenuto senza grandi analisi politiche era semplicemente finita un’epoca storica per Ponza.
    Alle porte premevano nuove esigenze di democrazia e di pluralismo culturale: come d’altronde è successo dappertutto nel mondo.

    Non c’erano più gli scolari ma c’erano gli studenti e gli intellettuali, non c’erano più i contadini o soli i contadini ma c’erano i commercianti e i turisti, non c’era più l’isola fattoria ma nel frattempo e anche grazie al dottore c’era un mondo esterno che premeva per entrare.

    E il dottore forse non era più adeguato a governare il cambiamento che era in atto, infatti fu colpito sul suo lato più esposto: la miniera Samip.

    Ma questo a mio avviso è il modo giusto di analizzare i fatti e gli uomini nel tempo e chi li ha conosciuti, e comunque chi ha compreso l’essenza umana, non ha bisogno per interpretarli di analisi preconfezionate.

  • silverio lamonica1

    Caro Vincenzo, anche oggi Ponza ha ottimi medici. Ti posso assicurare che il mio medico di base, il Dr Biagio, è bravissimo e sono contento di essere assistito da lui, così come devo dire bravissimo al mio precedente medico Dr Luigi Aprea. Lo stesso discorso vale per il Dr Isidoro Feola, cui talvolta mi sono rivolto: tutti molto professionali e preparati. Ti assicuro che quando mi reco da loro, provo le stesse sensazioni che provo quando sono “in continente”. O pretendi forse che essi debbano trasferirsi per acquistare “credibilità”? Poi non venirmi a dire: “Ponza si spopola”. Comunque, scherzi a parte, concordo con te a proposito del Dr Sandolo: è stato un ottimo medico e nei primi anni ’50 un ottimo sindaco, avviando l’isola verso il turismo con imponenti realizzazioni: la strada asfaltata Ponza – Le Forna, la strada Panoramica, la strada di Forna Grande, la luce elettrica a Le Forna, la banchina nuova, la sistemazione del cimitero con il restauro del “Cappellone”, quest’ultima opera gli valse una denuncia e per venirne fuori aderì alla D.C., da cui la “macchinazione” era partita. ( v. a proposito il mio scritto sul Dr. Martinelli su questo sito). Quindi ci fu il lungo periodo di “letargo” e poi nel ’75 la sua caduta e l’avvento di Don Mario Sindaco, della cui compagine feci parte.

  • Silverio qui si parlava del Dott. Sandolo e non certo stavamo dando un giudizio sulla medicina a Ponza: ho parlato di sensazioni che si respiravano in un’isola dove i medici che hai menzionato, (Isidoro e Biagio) essendo miei coetanei, stavano appena intraprendendo gli studi.

    Poi perché non stiamo in tema e spararle grosse e alla fine dire che si stava scherzando?
    Anche io so scherzare in modo inopportuno ma mi sembra non educato nei confronti di Domenico che voleva introdurre un ricordo di un uomo che ha conosciuto, combattuto, poi anche compreso e forse apprezzato, e soprattutto non è rispettoso neanche per l’uomo, il dottore, che ha vissuto la sua vita da protagonista su questa isola con il consenso incondizionato dalla Sua gente per tanti anni.

  • silverio lamonica1

    Carissimo Vincenzo, ti prego di leggere con maggiore attenzione quanto ho scritto, specie la seconda parte.
    Con la simpatia e la stima di sempre. Silverio

  • Caro Silverio tu hai scritto: “Caro Vincenzo, anche oggi Ponza ha ottimi medici. Ti posso assicurare che il mio medico di base, il Dr Biagio, è bravissimo e sono contento di essere assistito da lui, così come devo dire bravissimo al mio precedente medico Dr Luigi Aprea. Lo stesso discorso vale per il Dr Isidoro Feola, cui talvolta mi sono rivolto: tutti molto professionali e preparati. Ti assicuro che quando mi reco da loro, provo le stesse sensazioni che provo quando sono “in continente”. O pretendi forse che essi debbano trasferirsi per acquistare “credibilità”? Poi non venirmi a dire: “Ponza si spopola”.

    Caro Silverio è questa prima parte che non mi è piaciuta, inopportuna e fuori tema e soprattutto mi mette in bocca un giudizio che non ho dato e come se dicessi che tu hai affermato che i medici di oggi valgano cento volte quelli di ieri.

    Questo tu non l’hai detto ed io che sono attento a quello che scrivo non mi permetto di scherzare inopportunamente.

  • Francesco De Luca

    Carissimo Silverio Tomeo, prendo lo spunto dalle tue affermazioni su “u duttore” per intessere con te un dialogo che vorrei fosse produttivo (in termini di comportamenti politici) e non accademico.
    Hai evidenziato in modo succinto e illuminante il blocco storico che Ponza vide negli anni del dopoguerra. Sono d’accordo con te che il concetto critico di Gramsci si adatti a quel periodo e ne mostri le linee guida.
    Oggi non c’è quel blocco storico e la situazione politica segue direttive insite nella realtà socio-economica e non mirano a guidarla in senso migliorativo né per il territorio né per il progresso umano.
    La linea politica (non la teoria politica di cui non mi interesso) è sospinta da una pressione d’emergenza, evidente in modo eclatante nelle chiacchiere dal barbiere e nelle lamentele dei “residenti tutto l’anno“, e patita da tutti i Ponzesi. I quali però sono poco sensibili ad una assunzione piena della cosa pubblica.
    Non coltivo “l’ eccezionalismo localistico“ ma la realtà socio-economica (e dunque politica) presenta una emergenza chiara.
    Cosa fare? La teoria politica potrebbe suggerire percorsi, ma rimane di fatto che la politica (in coloro che la praticano) si è dissociata dalla realtà sociale. Chi fa politica non si cura di coltivare la base sociale, che dovrebbe rappresentare.
    E allora? ( Continua tu ).
    Nota: E’ chiaro che queste riflessioni risentono del mio personale punto di vista ed è per questo che si infrangono in un punto interrogativo !

  • silverio lamonica1

    Caro Vincenzo, tu hai scritto: “Quando andavi nello studio dove riceveva per le visite mediche, ti sentivi a casa di un medico, SENSAZIONI CHE FORSE ORA SI PROVANO QUANDO VAI IN TERRAFERMA A CONSULTO DA UN GRANDE SPECIALISTA …. ”

    Io ribadisco: Un ottimo medico era Sandolo e ottimi medici sono quelli di adesso. Quando mi reco da un medico sia isolano che il luminare di terraferma PROVO LE STESSE IDENTICHE SENSAZIONI. Sono stato chiaro?

  • Silverio Tomeo

    Personalmente mi limito all’impegno nei movimenti collettivi e nell’associazionismo, oltre che nel dibattito di idee. Ho creduto nel nuovo spazio politico europeo della lista Altra Europa per Tsipras. Vedo che su Ponza alle europee hanno votato solo un quarto degli aventi diritto, che Forza Italia rimane anacronisticamente la formazione più votata e che fa irruzione un 20% di voto grillino. Caro Francesco De Luca, che dire? Proverò a scrivere qualcosa di più generale su “politica locale e buongoverno”. Cose che potrebbero sembrare astratte, se non che di comuni virtuosi ne abbiamo dovunque, meglio ancora se piccoli, nel Salento e nel Paese. In sintesi, per quanto posso vedere da lontano, se sull’isola non si forma una specie di CLN (comitato di liberazione nazionale), un’alleanza democratica e riformista, un nuovo spazio politico decente, non si riparte per la rinascita ponzese. Andrete ancora soggetti a liste civiche (più o meno mascherate), in realtà di destra populista ed affaristica, che guideranno solo il declino ulteriore e favoriranno la privatizzazione delle risorse e dei beni comuni.

  • Caro Domenico evidentemente non si vuole parlare del Dottore, si vuole parlare di altro, quindi come dice il buon Renzi: “fattene una ragione!

  • Giuseppe Mazzella

    Ho letto con grande interesse la testimonianza di Domenico Musco sulla figura di Francesco Sandolo e i commenti che l’articolo ha innescato.
    L’uomo, dal punto di vista politico e professionale, è stato una delle figure più rappresentative di un lungo periodo storico della nostra isola che è andato dagli anni ’50 alla metà degli anni ’70: venticinque anni in cui Ponza riuscì a riprendersi dal dramma della II Guerra Mondiale e a fare i primi importanti passi sulla via dello sviluppo turistico, vocazione che da decenni gli isolani reclamavano.
    Ricordo con chiarezza le fasi convulse che portarono alla caduta di Sandolo, da cui non si sarebbe più risollevato.
    Avevo 25 anni e una conoscenza ancora sommaria delle cose e delle persone dell’isola, ma la sensazione che avvertii fu una sorta di liberazione da un giogo durato troppo a lungo.
    Come è stato scritto, l’isola stava cambiando e meriti di questo cambiamento vanno riconosciuti allo stesso dott. Sandolo. Contemporaneamente restano zone d’ombra.
    Forse è arrivato il momento di una analisi approfondita ed equanime su una personalità complessa ed emblematica di trent’anni del nostro recente passato.
    Questo comporterà una rivisitazione di fatti e un’analisi storica approfondita cui tutti siamo chiamati a collaborare.

    • Silverio Tomeo

      Caro Giuseppe Mazzella, io ne avevo 24 di anni, ed ogni estate ero ancora a Ponza. Fui felice che questo dottore, incarnazione del potere democristiano e dominus del potere locale, veniva finalmente oltrepassato. Quando dico che era costitutivo di un blocco storico conservatore, è per dire che appunto incarnò, nel bene ma soprattutto nel male, quella classe politica locale che gestì il lungo dopoguerra. Partirei proprio dalle pagine dedicate a quel periodo in “All’isola di Ponza” e in “Zi’ Baldone” del nostro illustre compaesano Silverio Corvisieri. Vox populi, vox Dei? Difficile rispondere a una domanda simile, quindi tralasciamo pure la risposta, ma sanno in tanti qual’era la vox populi sul dott. Sandolo. Senza gli alibi e le tensioni della Guerra Fredda non avremmo mai avuto, in Italia e neppure a Ponza, quella brutta continuità dello Stato con il ventennio fascista, né quella classe politica e dirigente dispotica ed autoritaria. Nessun rimpianto per quel blocco conservatore, né per la cosiddetta prima Repubblica, almeno da parte mia. Le miserie del presente non giustificano in alcun modo le nostalgie pelose per il passato.

  • Per rendere possibile oltrepassare il potere incarnato dal dott. Sandolo ci sono stati molti uomini che hanno dovuto esporsi, e questo spero che nel “Zi Baldone” cioè nel Vangelo secondo Corvisieri, ci sia scritto: all’opposizione c’erano i nuovi democristiani (per esempio Ferraiuolo) che chiedevano spazio, c’erano i socialisti (per esempio Ernesto), i comunisti (i Lamonica), i repubblicani (De Gaetano), i socialdemocratici (Zecca E.), i missini (Tonino ‘u fascist’), gli estremisti di sinistra (circolo Vernau) e poi gli operai stanchi e i cittadini disperati di le Forna…

    Ti ricordo che la lista civica Alleanza Democratica comprendeva tutta questa vasta opposizione dal fronte estremo di sinistra ai missini.
    Mi chiedo a questo punto quale blocco sociale rappresentassero?

    Oddio, qualcuno si scandalizzerà, forse nel Vangelo non c’era scritto che i comunisti si misero insieme ai fascisti per battere il dittatore.

    Quindi, da che cosa dobbiamo partire per parlare di un UOMO?
    Dai fatti, dagli eroismi, dalle miserie, dalle normalità che sono umane o dalle sovrastrutture ideologiche che hanno dimostrato solo di distorcere la realtà?
    Infatti ascolto bestemmie che si possono accettare solo dai pensionati, quelli di De André: “una gamba qua, una gamba là gonfi di vino quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino, tu li troverai con il tempo che fa estate e inverno a stracannare a stramaledire le donne il tempo ed il governo”

    Infatti nessuno ha parlato di nostalgia del passato!
    Nessuno auspica l’avvento dell’uomo forte!
    Nessuno teme l’avvento dell’uomo forte!
    Nessuno rimpiange il blocco conservatore oppure la prima repubblica, e neanche la seconda!
    Nessuno vuole condannare le miserie del momento, che sono le nostre miserie, giustificando il passato!

    Io credo che qui si stesse ricordando un UOMO, ma per il nostro amico l’uomo non esiste esistono i blocchi storici, conservatori, esiste l’apparato e non l’individuo. E infatti la caduta di quell’Uomo dimostra quanto sia poi inadeguata l’analisi del blocco storico.

  • Silverio Tomeo

    Caro Vincenzo, la butti a fatterelli, che tra l’altro conosco benissimo. Per me, anche se non lo vuoi esplicitare, sei probabilmente un sostenitore critico di questa Amministrazione Vigorelli, con la scusa che non vedi altre alternative. Capisco che Antonio Gramsci, quando andò assai malato in clinica a Formia, e venne poi liberato perché ormai moribondo, non ebbe il tempo per specificare la sua idea rispetto a cosa su Ponza ne pensassero nei bar e nei barbieri della sua nozione di blocco storico. Vedi, intanto evita per favore di essere così reattivo e di pretendere sempre l’ultima parola in quanto supposto “genius loci” isolano. Quindi, tornando al punto, il fatto stesso che si formò un contro-blocco da fritto misto per liberare l’isola dal predominio annoso del dott. Sandolo (un uomo, certo, mica una tartaruga di mare!), dimostra che quel blocco storico conservatore, se non reazionario, andava ormai archiviato, e che quindi esisteva. Una cosa è la logica, un’altra cosa è la para-logica.

  • A proposito del dottor Sandolo.
    Era una notte invernale degli anni sessanta, quando venne a casa trafelato il padre di un bambino gravemente malato di broncopolmonite. Credo che fosse degli Scotti. Secondo un accordo con il dottore Sandolo, mio padre veniva avvertito direttamente dagli interessati muniti di una richiesta scritta di pugno dal dottore. In quel caso il biglietto (la maggior parte erano scritti su quaderni a righe di seconda classe) più o meno recitava così: “Romanì il caso è grave, ci vuole l’elicottero”.
    Ma quella sera il vento era veramente forte e gli allora esili elicotteri dell’Aeronautica Militare non avrebbero mai potuto fare la traversata per poi atterrare, in piena oscurità, alle “banchine nuove” invase dall’acqua del levante. Il problema era serio e di non facile soluzione. Raggiunto Sandolo presso la famiglia del bambino, mio padre spiegò la situazione.
    Il dottore mettendogli una mano sulla spalla disse: “Romanì ‘u vuaglione muore se non lo portiamo subito in ospedale”.
    Risposta: “Dottò, allora qua ci serve il sindaco non il dottore”.
    In breve raggiunsero il Teleposto dell’Aeronautica da dove, tramite linea militare, il sindaco, dottor Sandolo, parlò con il Comando Regione Aerea di Roma.
    Ero presente a quella tragica conversazione telefonica, ciò che mi colpì particolarmente fu il tono perentorio e minaccioso che il dottore Sandolo usò nei riguardi del comandante. “Ponza è Italia”, fu una delle battute. Di fronte alla vita di un bambino non c’erano sconti per nessuno.
    E fu allora che nel giro di un’ora a Ponza, e precisamente nella miniera, atterrò uno dei più grandi elicotteri della NATO proveniente da Napoli, un “Tchaikovsky” a doppio rotore. Il sindaco dottore si era fatto valere.

  • Domenico Musco

    Grazie per i tanti commenti, soprattutto quello di Vincenzo che dice di farmi una ragione perché è vero che spesso si gira intorno e ai margini degli aspetti che ho trattato io.
    Stamattina ho letto la notizia di “Acqua latina” che “gestirà” il dissalatore che la Regione farà fare a Ponza e Ventotene .
    Tornando a ‘u duttore – tanto per ravvivare la discussione politica che forse è più interessante – lui mi diceva che insieme al sindaco Geppino di Ventotene si erano sempre opposti al dissalatore che la Regione anche in quegli anni premeva per fare; la motivazione di Geppino e ’u duttore era che LORO spendevano i soldi con le ditte per far bella figura (e altro) e poi una volta terminati i lavori lo consegnavano alle isole.
    Noi le spese per assumere altri operai e gestire l’impianto non ce le possiamo permettere, quindi se LORO vogliono fare l’impianto devono pagare gli operai e pagare le spese delle riparazioni di eventuali rotture, nonché il costo della corrente per far funzionare l’impianto; perché la cisterna per noi va bene e non ci devono fregare!
    Sembrano proprio discorsi da isolani di un tempo, con scarsa tolleranza!
    Fino ad adesso siamo stati con le cisterne e la bolletta è stata contenuta.
    È veramente un altro modo di fare politica?

  • Ai tempi di Sandolo il sindaco di Ventotene non era Geppino Assenso, ma Vincenzo Assenso. In merito al dissalatore, a Ventotene fu realizzato, ma solo un anno dopo esplose. Il boato si avvertì da Ponza.

  • Domenico Musco

    Bravo Sandro che da buon storico i fatti te li ricordi molto bene! E con il tuo appunto mi hai fatto ricordare il ragionamento di allora che a dire il vero anche a me suonava strano con Ventotene.
    Effettivamente ‘u duttore diceva al Sindaco di Ventotene che lui non ci cadeva nella trappola del dissalatore; e che Ventotene non riusciva a mantenerlo con i costi di gestione alti!
    Scusate, ma la memoria ogni tanto si piglia un po’ di vacanza; saranno i diritti dell’età!

  • Caro Domenico alcune precisazioni in merito all’approvvigionamento idrico nel tempo.

    Io non ricordavo più che ai tempi di Sandolo Sindaco si parlasse già di dissalatore, ricordo che però successivamente, ai tempi di Panizzi, si doveva fare per Ponza una rete idrica sottomarina (alcune opere sono state anche fatte a Circeo); ma poi con l’avvento di Antonio Balzano la cosa si fermò. Si disse che era meglio il trasporto con le cisterne, anzi la cosa fu colorita con espressioni più demagogiche.

    Ma l’idea del dissalatore non è mai svanita; adesso sembra che si stia lavorando per realizzarlo.

    A differenza del passato, quando l’idea era: – la Regione non paga più l’acqua per le due isole, ma costruisce il dissalatore e le due isole si gestiscono il dissalatore con uomini e mezzi propri – oggi la cosa è diversa.

    Cioè: – Ponza e Ventotene passano ad Acqualatina, la Regione da a Acqualatina i soldi per i dissalatori e anche per il sistema fognario; Acqualatina costruisce, e la gestione del sistema idrico integrato (acqua e fogne) è e sarà di Acqualatina (resta sempre una nave cisterna a Formia in caso di emergenza).

    A Ponza il dissalatore è previsto alla ex miniera di perlite. Più una nuova megacisterna e nuovo acquedotto di collegamento. Produzione annua di acqua pari a quasi il doppio di quella che ora viene trasportata via mare.

    Ma poi caro Domenico ora in Regione Lazio c’è un presidente del PD e in maggioranza ci sono anche quelli di SEL, quindi a loro la nostra massima fiducia?
    Stiamo in buone mani… dobbiamo fidarci, e poi cosa potremmo fare noi con un solo barbiere e quattro pescatori?

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