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Contributo a: “Il futuro economico – naturalistico di Ponza”, di Gennaro Di Fazio

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di Vincenzo Ambrosino

 

Riceviamo in Redazione da Vincenzo Ambrosino questo commento che, per essere ampio e articolato, pubblichiamo come articolo autonomo 

 

Introduzione:   Progetto di sviluppo socio-economico

La Comunità dell’arcipelago isole Ponziane (Presidente Franco Schiano) ha promosso nel recente passato (2004), uno studio per analizzare la qualità e la quantità dei flussi turistici, anche in previsione dell’istituzione un osservatorio  turistico.

A conclusione dell’inchiesta studio, si è fatta una domanda agli operatori turistici: Cosa spinge, il turista a scegliere le due isole?

La quasi totalità ha affermato che il motivo è il mare e le risorse naturali-paesistiche.

Allora – così terminava l’inchiesta – come mai pur consapevoli dell’importanza della realtà ambientale non si fa una scelta per proteggere e valorizzare questa risorsa?

 

Riflessione sulla evoluzione economica ed ambientale

Ponza  del settecento-ottocento, era  l’isola fattoria  dove tutto era creato e consumato all’interno di un mercato chiuso, alla base di questo c’era un’agricoltura intensiva che coinvolgeva tutta le famiglia e l’intero territorio isolano. I primi coloni per sopravvivere hanno dovuto prima disboscare e poi terrazzare le colline e proteggerle con muri di contenimento “parracine”.

La trasformazione del territorio è stato un atto di necessità, l’isola doveva fare da sola, doveva essere autosufficiente.

L’isola fattoria viveva in tutto l’arco dell’anno, infatti i contadini avevano i ritmi lavorativi imposti dalla quattro stagioni;  seppur c’era stato uno sfruttamento intensivo dell’ambiente naturale, quel sistema economico aveva trovato un nuovo equilibrio per coesistere: non c’era, per fare solo alcuni esempi, un dissesto idrogeologico, non c’era il problema delle fogne con i conseguenti scoli a mare, non c’era il problema della raccolta dei rifiuti solidi urbani ecc. Il contadino proteggeva con cura quel poco che aveva.

La pesca che inizialmente coadiuvava l’economia dei coloni che era essenzialmente contadina, nell’ottocento e all’inizio del novecento si è rafforzata, si è organizzata ed è diventata una fonte di guadagno notevole per i padroni di barche ma anche di sostentamento concreto per i pescatori impiegati nel settore.

La pesca almeno all’inizio ha avuto solo una ricaduta positiva nell’incrementare l’economia locale, successivamente è aumentato notevolmente il numero di imbarcazioni, gli attrezzi sono diventati sempre più sofisticati, lo sfruttamento del mare e dei fondali è diventato più costante per cui i segni ambientali e le ricadute anche economiche sono stati evidenti.

Negli anni venti si apre alle Forna la miniera di caolino. Come sappiamo era un prodotto formatosi da eventi geo-chimici. Questa industria diventa un punto di riferimento economico, inizialmente benvoluta dalla popolazione ma alla fine ha un impatto sul territorio disastroso, per cui viene chiusa.

Negli anni sessanta l’isola viene scoperta dai primi turisti, che la inseriscono nei circoli di amici prima ristretti poi sempre più allargati, per poi abbandonarla, sostituiti da un turismo di massa concentrato in un periodo molto ristretto.

Il Turismo ha aperto l’isola al mondo, chiudendo definitivamente la realtà della ‘fattoria’; tutte le famiglie sono state coinvolte in questa nuova fonte di ricchezza facile e concentrata in pochi mesi ma che ha creato enormi contraddizioni, mettendo in crisi il ‘sistema isola’ dal punto di vista sociale e ambientale.

Questa crisi, al contrario di quella ambientale del settecento, è progressiva e sta creando un rapido degrado sia sociale che ecologico. L’operatore turistico Ponzese non riesce a trovare i giusti equilibri per fare in modo che il futuro turistico sia garantito alle nuove generazioni. Ci stiamo incamminando verso una china che vede l’isola abbandonata d’inverno per diventare caotica e disorganizzata d’estate, lasciando il territorio sempre più segnato dall’incuria, dall’abbandono, dal dissesto.

Ponza diventerà il villaggio vacanze in mano a pochi operatori economici perdendo la sua comunità, la sua cultura, il sudore e la fatica che in milioni di anni sono stati incisi nelle rocce, nelle falesie, nei resti sparsi dei serbatoi genetici, nei ruderi archeologici inglobati nelle nuove costruzioni, nelle rughe degli ultimi vecchi.

Tutto questo sarà sostituito da un mondo artificiale, potremmo definirlo ‘di plastica’ se ….

Ecco l’importanza di trovare la sintesi progettuale per uscire dal guato della rassegnazione: Ponza può cambiare ma deve trovare il coraggio di forzare la sua cultura che vede l’ambiente come risorsa da sfruttare e non come bene indispensabile per la sua stessa esistenza economico-turistica da difendere, tutelare e valorizzare.

L’ammonimento

Cari adulti, voi non avete ereditato quest’isola, ma l’avete solo presa in prestito per i vostri figli. Lasciate a questi la possibilità di poterci vivere e continuare ad essere parte integrante di una storia che viene da lontano.

 

…Questa è solo l’introduzione al Progetto di sviluppo socio-economico compatibile con le risorse ambientale e indirizzato alla salvaguarda di una residenza stabile…

Ma se vuoi che io sia anche più puntuale, rispondo alle tue domande:

 

D – Una tale bellezza può essere rovinata dall’esagerata opera dell’uomo?

R – Per la gran parte è già stata rovinata: arredamento urbano improvvisato; tutto il periplo dell’isola in pericolo e quindi ingabbiato; itinerari paesistici, culturali, archeologici inesistenti; abbandono dell’agricoltura-dissesto idrogeologico….

 

D – Come si può armonizzata questa bellezza con le attività umane?

R- Ci vuole un progetto, una classe dirigente che lo porti avanti; macchina amministrativa da riorganizzare; organizzazione turistica.

 

D – Chi e come dovrebbe preservarla?

R – In parte già abbiamo risposto. Non c’è a mio avviso un problema che abbia una priorità particolare per imboccare la giusta strada, ecco perché io continuo a parlare di progetto che abbia come idealità la salvaguardia del lavoro e quindi della qualità della vita di tutti i residenti. Il vecchio modo di produrre economia va integrato, corretto, non certo distrutto. Ecco l’importanza di una classe dirigente capace di fare delle scelte che vedano coinvolti e convinti i cittadini. Senza idee chiare e senza i cittadini non si va da nessuna parte.

 

D – L’insediamento del Commissario Prefettizio è solo una questione legale o c’è invece un progetto per l’isola?

R – Se fosse così, dovremmo pensare che i sequestri dei pontili, gli arresti, il fermo dell’edilizia  hanno avuto una regia, ma questo è inammissibile in uno stato democratico. Il Commissario appena finito la sua funzione dovrà lasciare il campo; il problema è che io non vedo, né uomini nè progetti politici, non dico coerenti con quello che stiamo dicendo, ma almeno passabili…..

 

D – Pensiamo che la legalità impedisca lo sviluppo e se è così come pensiamo di continuare a gestire Ponza?

R – Domanda inutile: la legalità, la trasparenza, la comunicazione di un’amministrazione, sono alla base del successo di un progetto politico!

 

D – Quante persone favorisce e quante penalizza questo modo di gestire l’isola?

R – L’attuale sviluppo economico favorisce direttamente e indirettamente la maggior parte dei cittadini ma non è più adeguato per salvaguardare l’ecosistema isola e stabilizzare una residenza invernale.

 

D – Vogliamo cambiare indirizzo o lasciare le cose come stanno finché tale situazione dura?

R – In un sistema economico-culturale fragile, come può essere quello sviluppato da Ponza, non si cambiano indirizzi, ma si integrano con altre offerte, in modo da far entrare nel mondo del lavoro nuovi soggetti e dare il tempo alle forme economiche inadeguate di rinnovarsi.

 

Potrò anche essere più preciso nel delineare queste idee ma spero che lo facciano anche altri amici, altrimenti queste discussioni rimarranno inutili.

Vedi Gennaro a Ponza non c’è stata mai sintesi,  al contrario c’è stata sempre demagogia e improvvisazione, e i risultati si sono purtroppo visti.

 

Vincenzo Ambrosino

 

 

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2 commenti per Contributo a: “Il futuro economico – naturalistico di Ponza”, di Gennaro Di Fazio

  • Gennaro Di Fazio

    Caro Vincenzo, grazie per l’intervento, come al solito ben articolato. Nella speranza che ne vengano altri, mi sia concessa però una piccola critica che non è legata ad una diversa visione delle cose tra noi due, che comunque esiste, ma ad una evidenza che secondo me è stata la causa del degrado dell’isola a vari livelli. Mi riferisco alla domanda in cui chiedo se il ponzese consideri la legalità come freno allo sviluppo. Io sono sicuro che se tu facessi una campagna elettorale imperniata sulla legalità, non solo perderesti le elezioni, ma saresti visto anche come un nemico della comunità. Nel lontano ’99 io persi le elezioni provinciali per soli 65 voti perchè mi fu fatta una campagna elettorale contro, adducendo che, se io avessi vinto, avrei ‘legalizzato’ l’isola bloccando conseguentemente l’intera economia ponzese. Ma senza andare così lontano, basta sentire i mugugni della genta sull’azione legale espressa dall’attuale Commissario Prefettizio. Sembra che si attenda la fine del suo mandato per ritornare a fare ciò che si è sempre fatto. Il problema purtroppo non è soltanto culturale, ma anche tecnico. Sfido chiunque, allo stato attuale, a ristabilire, a breve termine, la legalità; ammesso che si possa fare, in tutte le attività abusive esistenti sull’isola. Quindi come vedi non credo che la soluzione sia semplice; importante però è parlarne, tra noi e soprattutto tra la gente, facendo loro capire che la legalità paga in termini economici e di qualità di vita.
    Ma questo non è facile, credo neanche a medio termine, quindi se si è convinti di perorare tale orientamento bisogna lavorare sodo e per tanto tempo, tra la gente e soprattutto tra i giovani. Noi di Ponzaracconta abbiamo gettato solo un seme, speriamo che qualcun altro lavori questo campo e faccia crescere la speranza.

    Gennaro Di Fazio

  • Vincenzo Ambrosino

    Caro Gennaro,
    tu perdesti le elezioni perchè eri di sinistra, e quelli di destra, che hanno il maggior consenso, fecero la loro campagna elettorale: è una questione di simpatie, non di legalità o illegalità. Fu eletto Franco Ferraiuolo in Provincia; non penso che abbia fatto una campagna elettorale alla “se vinco io, ripristino la legge di Ponza”. Non possiamo dire che in Sicilia quando vince la Destra gli elettori sono tutti mafiosi e quando vince la Sinistra sono diventati all’improvviso legalitari.
    Io al contrario penso che la politica seria abbia un doppio impegno: continuità e chiarezza progettuale.
    La Commissaria non sta facendo niente di quello che non è il suo compito. Tu pensi che legalizzare sia uguale a restaurare? Il (non) potere – perchè non si deciderà niente di quello che interessa la vita dei cittadini – è stato, dal Commissario, ridistribuito tra il personale interno che gestisce il sotto-potere almeno da trent’anni. Pensi che si respiri aria di legalità a Ponza o semplicemente aria di vuoto politico? Se l’edilizia è ferma e non si muove un progetto, vuoi che i muratori non mugugnino? Se fra qualche mese tutte le concessioni vengono revocate, vuoi che i noleggiatori non mugugnino?
    Non è una questione di legalità-illegalità, è una questione di vedere chi ti garantisce meglio la sopravvivenza; se poi oltre alla sopravvivenza il progetto politico garantisce anche i diritti delle generazioni future allora siamo alla grande politica.
    Beniamino Verde aveva credibilità, la gente credeva in Lui e lui fu anche molto corretto: aveva il potere, si dimise con l’impegno che se fosse stato rieletto avrebbe fatto il Parco a
    Ventotene. La gente conosceva Beniamino – come uomo, come politico, come
    persona sempre presente ed affidabile e ha creduto in Lui e l’ha rieletto.

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