Archeologia

Vicino ai Giardini di Ninfa spunta un’altra antica chiesa

di Luisa Guarino 


Dopo il ritrovamento di ruderi in un lotto su via di Mezzo nel Comune di Sermoneta, nelle vicinanze del Monumento naturale dei Giardini di Ninfa, l’architetto Anna Di Falco, già funzionaria del Ministero della Cultura e direttrice dell’Ufficio tecnico del Polo museale del Lazio, da sempre studiosa di storia dell’architettura, ha avviato lo studio delle fonti storiche e archivistiche dell’area, attribuendo i ruderi alla chiesa e al convento di San Giovanni vicino Ninfa, di cui non si conosceva l’ubicazione.


“Che fuori dalle mura della città diruta di Ninfa ci fossero numerosi edifici religiosi, conventi e cappelle, è noto a chi si interessa di storia del nostro territorio, e che di essi si sia persa traccia è altrettanto noto – spiega Di Falco -. Sappiamo che dentro la città erano presenti sei chiese, Santa Maria Maggiore, San Giovanni, San Biagio, San Salvatore, San Paolo e San Pietro, e in prossimità di essa, fuori le mura, ben quattordici edifici ecclesiastici. La storia della chiesa e del convento di San Giovanni è affascinante e tragica allo stesso tempo, perché ha subìto la medesima sorte di tutti gli edifici dell’area che furono abbandonati dalla fine del 1300, quando Ninfa venne distrutta e gli abitanti si trasferirono a Sermoneta e nei paesi limitrofi”.

Lo storico Pietro Pantanelli (1710-1787) ha modo di vedere il convento abbandonato e di descriverlo: “Sopra una deliziosa collina, fuori della porta a scirocco si vedono i vestigi del convento e chiesa di San Giovanni, abitato da padri minori conventuali Francescani, che ancor essi abbandonandolo, vennero nel nostro convento di San Nicola, quale in quel tempo era parrocchia e collegiata”, e più oltre informa che i conci (blocchi di pietra squadrati che si usavano per costruire gli archi, ndr) delle porte della chiesa di San Nicola sono quelli trasportati a Sermoneta dal convento di San Giovanni nel momento dell’abbandono.


“Dunque i padri vennero ospitati nella collegiata di San Nicola a Sermoneta e per questo nella mappa del 1631 viene scritto il toponimo ‘San Nicola di Sermoneta T3’ – prosegue l’architetto Di Falco -. La mappa è importante perché sia l’ubicazione che i riferimenti morfologici non lasciano dubbi sull’identificazione con il nostro edificio diruto e l’indicazione è riferibile alla proprietà che all’epoca apparteneva al convento di San Nicola di Sermoneta. Il ritrovamento del convento nell’area denominata Pelliccio è avvenuto casualmente, pulendo il terreno da una folta vegetazione spontanea che ne ha occultato per decenni la vista. Che non si trattasse delle murature di semplici costruzioni agricole ma dei resti di un complesso architettonico di pregio è apparso subito evidente, e soprattutto, che per architettura e vetustà le costruzioni residue sono assimilabili a quelle presenti all’interno dei giardini di Ninfa, quindi del XIII sec”. Questa consapevolezza ha indotto la proprietaria a inoltrare alla Soprintendenza di Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone Latina e Rieti la comunicazione del ritrovamento, e a richiedere la verifica di interesse culturale del bene ai sensi del D.lgs. n.42/2004.

“Sono ancora presenti preziosi lacerti di superfici intonacate, mura in scapoli squadrati di tufo, alcune parti voltate degli ambienti limitrofi e, in attesa di liberare ulteriormente dal materiale di deposito l’area circostante, confidiamo che altre tracce dell’edificio originario verranno alla luce – conclude l’architetto Anna Di Falco -. Il valore paesaggistico è altissimo perché l’intera area, ai piedi della rupe di Norba e nei pressi dei giardini di Ninfa, è immersa in un’area agricola integra, e a fare da cornice ai ruderi ci sono alcuni alberi di ulivo e di quercia che completano la percezione dell’integrità del sito”.

La vicinanza a Ninfa poi ha preservato la zona circostante, così come la viabilità, che è rimasta nella superficie stradale del tracciato antico e si presenta ancora non asfaltata.
Con un finanziamento del Pnrr per il recupero di edifici rurali si sta provvedendo ora alla messa in sicurezza dei ruderi e alla sistemazione dell’area di pertinenza; motivo per cui il contributo dell’architetto Di Falco alla ricostruzione della storia del monumento costituisce un valore aggiunto, volto alla sua valorizzazione.

Clicca per commentare

È necessario effettuare il Login per commentare: Login

Leave a Reply

To Top