Ricorrenze

25 aprile, anniversario della Liberazione

di Rosanna Conte

Il 25 aprile è una data molto importante per gli italiani. Segna la vittoria contro gli occupanti nazisti e contro i fascisti loro alleati, segna cioè la vittoria sulla dittatura e il totalitarismo che, se avessero avuto il sopravvento, di sicuro avrebbero continuato ad applicare le loro leggi liberticide. E non solo. Avrebbero certamente proseguito nello sterminio di tutti coloro che consideravano inferiori per razza e cultura nel silenzio assoluto di gran parte dei tedeschi e degli italiani i quali, come ci ha dimostrato il comportamento sprezzante nazista verso il nostro esercito durante la guerra, avrebbero dovuto solo aspettare il loro turno per essere sottomessi.

E’ quindi un punto fondamentale della nostra storia e bisogna guardare con preoccupazione e sospetto chi non lo valorizza e si dichiara contemporaneamente “patriota” “italiano”.
La Repubblica italiana è nata da quella vittoria e dalla lotta che l’ha preceduta.

Una lotta civile, certo, fra chi voleva la libertà e chi voleva conservare la dittatura. Una lotta che ha visto aderire alle formazioni partigiane persone di diverso orientamento ideologico – liberali, cattolici, socialisti, comunisti, anarchici e finanche monarchici – ma anche chi era privo di qualsiasi ideologia e reagiva alle situazioni contingenti che si trovava a vivere.

E’ da questa lotta comune  per arrivare alla pace che è nato lo spirito della nostra Costituzione la quale, oltre a voler garantire libertà e democrazia, ha posto all’articolo 11 il principio fondamentale che la Repubblica italiana ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Da qui la condanna a Putin perché ha offeso la libertà del popolo ucraino, ma anche all’Occidente che ha agito in maniera sconsiderata e superficiale negli anni precedenti non impegnandosi ad arginare le controversie internazionali agitate dalla Russia con la diplomazia e il dialogo, e consentendo di arrivare alla guerra.

Oggi chi osa dire pubblicamente questo viene tacciato di essere filo-putiniano ed anti-occidentale secondo uno schema divisorio rigido che non ammette argomentazioni, proprio di chi non ha interesse a capire o ha bisogno di schierarsi acriticamente. E noi italiani è dal 1945 che siamo schierati e appiattiti “senza se e senza ma” sulle posizioni americane, anche a costo di ripudiare la nostra Costituzione. Altro che patrioti!

La noncuranza con cui viene trattata la nostra Costituzione, e non solo sul tema della guerra, fa male alla coesione del nostro paese che non è messa in discussione dall’integrazione di immigrati di diversa provenienza, ma proprio dagli italiani doc che non la conoscono o la dileggiano.

A 77 anni da quel 25 aprile può sembrare superata la difesa di una Carta che si dichiara antifascista, ma in realtà non è così.

Se il fascismo storico non esiste certamente più, vivono in mezzo a noi tutti i germi che possono attaccare le nostre libertà e la democrazia dalla debolezza delle istituzioni, alla manipolazione dell’informazione, agli attacchi all’indipendenza della Magistratura, alla corruzione per avere potere, al linguaggio guerrafondaio, all’elogio del leader forte e unico, al degrado dell’istruzione pubblica, all’aggravarsi del divario fra pochi ricchi e il resto della popolazione e così via.

Il fascismo come habitus mentale non è mai tramontato e si rinvigorisce ogni volta che scema la forza della voce di chi sta perdendo i suoi diritti e le sue libertà  fra la corruzione dilagante che genera ingiustizie e sopraffazioni. Esso si annida nelle pieghe dell’animo umano là dove c’è l’esaltazione della forza, dell’individualismo, dell’aggressività.

Il 25 aprile ci invita perciò a festeggiare la libertà ritrovata con la lotta, ma anche a fare una riflessione sui tempi in cui viviamo, su noi stessi e sulla nostra comunità.

Cantiamo “Bella ciao!” come la cantano ormai dappertutto nel mondo nelle lingue più disparate, orgogliosi di esserne stati, noi italiani, gli autori per ispirazione, musica e parole, e ritroviamo in essa lo stesso spirito combattivo e solidale per affrontare la pericolosa prosaicità del presente.


Nota della Redazione

Crediamo di non aver mai mancato la ricorrenza del 25 aprile, da quando esiste il sito Ponzaracconta. Per consultazione, digitare – 25 aprile – nel riquadro “Cerca nel Sito”, in Frontespizio.

***

Appendice delle h. 6,30 del 25 aprile (cfr. Commento di Sandro Russo)

L’articolo di Paolo Di Paolo su la Repubblica di ieri, 24 aprile 2022
25 aprile. La festa con un valore in più. Di Paolo Di Paolo

9 Comments

9 Comments

  1. Sandro Russo

    25 Aprile 2022 at 06:43

    Vivendo in una redazione virtuale e non nelle belle redazioni dei giornali di un volta (piene di fumo, però!), succede che non ci “accordiamo”, prima di un articolo importante (ma può succedere anche che ci sentiamo tutti più volte).
    Per questo pezzo sul 25 aprile Rosanna si è espressa in autonomia. L’ho letto stamane e mi ci ritrovo tutto, pur nell’atmosfera plumbea e divisiva di questi giorni.
    Contribuisco con due note.
    – L’articolo Di Paolo di Paolo pubblicato su la Repubblica di ieri domenica 24, annesso in file .pdf all’articolo di base.
    – Per quanto riguarda Bella ciao, poche righe dalla recensione di uno dei più bei film visti di recente, del regista iraniano Mohammad Rasoulof, vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino 2020 (sul sito leggi qui):
    Il male non esiste, ci dice il regista mentre nella colonna sonora ci accompagna la voce di Milva che canta la versione più antica di Bella ciao, il canto delle mondine, eppure nel canto si inneggia alla speranza di libertà e il finale del film ci lascia con un’immagine che sta a noi interpretare, assumendoci le nostre responsabilità di fronte alla violenza più feroce degli Stati che è la pena di morte.

  2. vincenzo

    25 Aprile 2022 at 10:20

    Rosanna diciamolo oggi che il PD ha tradito le sue più rosee premesse. Ex democristiani ed ex comunisti hanno smarrito le loro originarie costruzioni ideali ed culturali. Da partiti al servizio delle masse cattoliche e contadine (la DC) e degli operai (il PCI) si sono trasformati in avvocati di consigli di amministrazione di lobby liberiste. Ora lo spirito della resistenza vive tra quella gente, quelle persone che soffrono in Italia a causa di questa classe dirigente che impongono continue politiche di “lacrime e sangue”

    https://fb.watch/cC4c_ckxPv/

  3. Tano Pirrone

    25 Aprile 2022 at 18:04

    Gentilissima Rosanna, la ringrazio per aver espresso così bene, con cotanto garbo un concetto complesso e assai confutato, oggi, in queste settimane di guerra in cui i cervelli sono andati all’ammasso: “Da qui la condanna a Putin perché ha offeso la libertà del popolo ucraino, ma anche all’Occidente che ha agito in maniera sconsiderata e superficiale negli anni precedenti non impegnandosi ad arginare le controversie internazionali agitate dalla Russia con la diplomazia e il dialogo, e consentendo di arrivare alla guerra.” E poi poco dopo sul fascismo, come fascino indiscreto di un popolo… ma non si può dire… ssssss non disturbare i manovratori, se no Rep ci licenzia a tutti. Grazie. Ora la festa del 25 aprile è per me felicemente conclusa, non morirò solo e pazzo!

  4. Emilio Iodice

    26 Aprile 2022 at 11:18

    Cara Rosanna, ho grande rispetto per le tue opinioni sulla questione della guerra e della pace e del ruolo dell’Italia oggi nella lotta per la libertà.
    Com’è facile dimenticare i sacrifici che hanno portato alla libertà in Italia e che ha mantenuto la libertà dalla fine della seconda guerra mondiale.
    Gli Stati Uniti hanno aiutato l’Italia a stabilire una democrazia e hanno lavorato per ricostruire il paese e nutrire la popolazione e non dominarla.
    Dire che l’Italia segue ciecamente la politica estera americana non è vero.
    È puro interesse personale da parte dell’Italia e di tutti coloro che sono membri della NATO e della comunità atlantica.
    L’interesse per l’Italia è la salvaguardia della libertà, la promozione dell’Unione Europea e la tutela dei diritti delle persone che lottano per mantenere la propria identità, difendere i diritti umani e la prosperità.
    Nella seconda guerra mondiale i partigiani, di tutte le opinioni politiche, e 20 nazioni hanno combattuto per dare all’Italia una democrazia e sconfiggere il fascismo. I cimiteri sono pieni di uomini e donne che hanno dato la vita per noi.
    La dittatura e la guerra di classe portano alla sofferenza e al conflitto. Questa è l’alternativa alla democrazia e a ciò che viene offerto dagli estremisti di destra e di sinistra.
    La pace e la prosperità di cui l’Italia e l’Europa hanno goduto dalla fine della seconda guerra mondiale sono dovute alla guida coraggiosa e saggia dei patrioti europei che hanno lottato per mantenere la libertà e impedire che la tirannia di destra e di sinistra distruggesse la democrazia.
    La NATO ha contribuito a mantenere l’Europa sicura, protetta e libera.
    Questa è l’anima e l’essenza della Costituzione italiana e il fondamento della libertà, della sicurezza, della sicurezza e del rispetto dei diritti umani.

    Sì, dice che la guerra dovrebbe essere abolita come mezzo per dirimere le controversie.
    Assolutamente.
    Nessuno può essere in disaccordo, ma il popolo ucraino oggi non sarebbe affatto d’accordo.
    Il loro futuro, la loro identità e la stessa democrazia di cui godono l’Italia e l’Europa è ciò che vogliono. Ritengono che valga la pena combattere come hanno fatto i coraggiosi partigiani della seconda guerra mondiale.
    Anni fa ebbi il privilegio di incontrare un gruppo di partigiani italiani che combatterono insieme agli americani per liberare l’Italia. Chiesi se fossero “pacifisti” ora che erano vecchi e pieni della saggezza della storia. Uno mi ha detto che sarebbe disonorato quei compagni caduti sulla linea di tiro per essere un “pacifista.” Odiavano la guerra, disse, ma avrebbero combattuto di nuovo se fosse stato l’unico modo per avere la libertà.

    In un mondo migliore vieteremo completamente la guerra. In un mondo migliore vieteremo armi di ogni tipo. Fino a quando non raggiungeremo quel mondo migliore, dobbiamo mantenere le nostre libertà democratiche e, sfortunatamente, combattere coloro che le porterebbero via da noi e dai nostri figli e nipoti.

    Dio benedica quegli uomini e donne coraggiosi che in passato hanno combattuto per la libertà e protegge coloro che oggi combattono per la libertà.

  5. vincenzo

    26 Aprile 2022 at 18:26

    Il nostro Emilio è rimasto al mondo unipolare del secondo dopoguerra. Auspica fedeltà per sempre a quel sistema economico, finanziario protetto e garantito dalla NATO.
    Trascrivo alcune frasi di Elbridge Colby, stratega americano di fama, co-autore della Strategia per la difesa nazionale dell’amministrazione Trump. Nella prefazione di questo scrive
    “Quel mondo non esiste più. Il “momento unipolare” è finito. Soprattutto a causa dell’ascesa della Cina. Per la prima volta dal diciannovesimo secolo, gli Stati Uniti non possono più vantarsi di essere la più grande economia mondiale. Il risultato è che assistiamo al ritorno di quella che viene comunemente definita “competizione fra grandi potenze”. “Nell’era unipolare gli americani potevano prendere decisioni sulle questioni strategiche senza temere le conseguenze. La preponderanza del potere americano ha protetto il Paese dalle conseguenze dolorose delle sue decisioni”.
    “Non è cambiata solo la struttura del potere globale. Negli anni ’90 o 2000 si poteva immaginare che il mondo stesse diventando più pacifico e cooperativo. Stati come la Cina e la Russia sembravano voler accettare ampiamente l’assetto internazionale. Recentemente, però, il mondo è diventato più teso, anzi conteso, in un modo che riflette non solo i cambiamenti strutturali ma anche il riemergere di un atteggiamento più apertamente competitivo. Questo significa che oggi una grande guerra, un tempo considerata un retaggio del passato, sembra decisamente più plausibile, almeno in alcune parti del mondo”.
    In tutto questo come dovrebbero orientarsi gli Stati Uniti? “La verità fondamentale è che oggi ci sono limiti strutturali a quel che gli Stati Uniti possono fare: non sono in grado di fare tutto, e di farlo contemporaneamente. Devono dunque prendere decisioni difficili. E di fronte a decisioni difficili un sistema che aiuti a prenderle – una strategia – è cruciale. Uno Stato può cavarsela senza una strategia consapevole quando la posta in gioco è di minore entità, quando sono altri a decidere il suo destino o quando è governata da avventurieri assetati di vanità”.
    Per cui ci vuole una strategia soprattutto per riconoscere questo mondo multipolare per cui bisogna che gli USA comprendano che “una pace accettabile compatibile con la libertà, la sicurezza e la prosperità degli americani non nasce spontaneamente. È una conquista. Questo libro è pensato per mostrare come gli americani possano ottenere questa pace con costi e rischi che sono in grado di sostenere in un’era in cui una pace accettabile non si può più dare per scontata.”
    Bisogna ricercare la Pace lo stratega di Trump l’ha capito gli strateghi di Biden non l’hanno capito e stanno giocando con la pelle degli europei.
    Gli Stati Uniti hanno bisogno di una Europa amica, collaborativa ma non asservita. Una Europa capace di mediare tra gli interessi in gioco tra l’ovest e l’est del mondo. Non si può più giocare a cowboy e indiani, oggi ci sono le armi atomiche. Non si possono più imporre economie che consumano risorse naturali, il pianeta le rifiuta e non si può oggi – che l’umanità ha conquistato la libertà dal lavoro con le nuove tecnologie – vedere persone che soffrono di fame o sono costrette ad emigrare.
    L’America deve capire che la Nato non può essere uno strumento di minaccia e di destabilizzazione tra nazioni e popoli. Bisogna che la politica prenda il sopravvento nei confronti dell’economia e della finanza.

  6. Tano Pirrone

    27 Aprile 2022 at 09:22

    Non c’è una sola parola che si possa cambiare nel discorso – sommamente e giustamente pragmatico – fatto da Vincenzo: la Storia, osservata mentre si struttura mostra le sue attuali forme e non ci sono occhi buoni a leggerla diversamente, né chiavi di lettura etiche o meta-storiche. Si rassegnino i “buoni”: la campana sta suonando e chiama tutti. La campana è sempre la stessa, è cambiata solo la cadenza dei rintocchi.

  7. Luigi Maria Dies

    28 Aprile 2022 at 22:05

    Carissimi, non credo sia più argomento di attualità e discussione politica parlare di quartieri, lotte, guerre, scacchiere, scenari allargati, rigurgiti di patriottismi e nazionalismi. Diciamo, è stato “bello”, quasi come quando facevi il tifo per la tua squadra e tutti i giocatori giocavano per la bandiera e la sera li trovavi al bar a chiacchierare con te, a volte col tuo stesso dialetto. È finita. Oggi la parola chiave è “globale” e finalmente siamo nella “lota” globale. Le osservazioni sono tutte puntuali ma ognuna è radicata in punti di osservazione legittimi e diversi. Io mi voglio agganciare per un attimo a ciò che dice Vincenzo nel suo molto riflessivo comnento.
    Tutto perfetto caro Vincenzo, tutto perfetto fino al “Bisogna”. In quel “bisogna” vedo tracce di frenata sull’asfalto bagnato, un testacoda e il muso nella sabbia, anzi, tutta la testa sotto. Non tu, per carità, no, tutti intendo, come nel giro giro tondo, tutti giu per terra. il bisogna è pantocratico, uno e trino. Mio, tuo, suo, nostro loro. Questo bisogno è di tutti noi. Lo vediamo, non capiamo. Tutti abbiamo in testa questa sincrasia di idee, questa cattiva mescolanza tra concetto ed atto pratico. Un assoluto, mai risolto scontro tra l’idea che la parola bisogno esprime e la poco reale possibilità che l’atto  pratico segua l’idea. Umanamente parlando quando c’è il bisogno impellente, niente é più naturale del suo espletamento. Ma qui, in questo contesto assurdo, chi lo “espleta” questo “bisogno”? Chi lo prende il toro per le corna?
    Chi ha ed ha sempre avuto potere e arroganza, va per la sua strada, non fa sconti a nessuno.
    La storia sempre ci ha informato ed ammonito sul sangue che scorre e degli orrori di cui sono lastricate le strade di chi prospera sulle disgrazie altrui, facendoci notare e spiegando, puntualmente, cosa significhi avere e gestire il potere. Politico soprattutto una volta, economico e di conseguenza politico oggi. Di ciò che accade, dei comportamenti dei nuovi mostri del potere, dell’economia e della finanza, non possiamo meravigliarci: è, ed era, già scritto che sarebbe stato cosi. È sempre stato così. Catone il Censore sicuramente non è stato il primo a spronare e indicare azioni di potere decise ed intransigenti, indicando a chiare lettere gli estremi rimedi ad ogni problema dei potenti, in quanto le mezze misure non servono, non sortiscono gli effetti desiderati. “Delenda Carthago!” O per dirla alla ponzese “Levateve ‘a ‘nanz’” Ci vorrebbe più impegno ad arginare questi “fenomeni”, intendendo le persone dotate di fenomenali prepotenze. Non mi dispiacciono i metodi dell’opera certosina di Mandela, Gandhi e di tanti altri santi e novelli Gesù (cui segue quasi sempre crocifissione.) Ma per l’escalation ormai dilagante di comportamenti prepotenti e prevaricanti ogni regola, morale ed etica in primis, facendosi beffe della legalità, forse c’è il bisogno che le azioni di contrasto si facciano più ferme e decise.
    Ma questo bisogna chi lo fa?
    Forse vanno fondati nuovi corporativismi popolari non più politici ma economici. Non più “Partito d’azione” ma “Partite (iva) ed Azioni” ma a parte l’idea becera e blasfema appena esposta, io credo che la nuova lotta e la nuova guerra al nuovo potere dovrà partire, come al solito, dal basso, ma con una veemenza ed una convinzione che abbiano forti motivazioni una volta che ci si sarà tutti resi conto della reale, grave, portata di questi inarrestabili “fenomeni”. Mi dirai che in realtà lo abbiamo invece già capito. Dunque, perché non si inizia questa azione di contrasto? Effettivamente, capire e prendere coscienza sono due passi che fanno fare un salto diverso. Quando, dopo aver capito, prendi coscienza che agire implica risvolti e coinvolgimenti tali da trascinarti in un vortice, quando capisci che il risultato domani non c’è, e neppure dopodomani, ti rendi conto che vai per una partenza senza ritorno. In questa azione è celato un prezzo non indifferente da pagare. Recuperare una libertà che non abbiamo più ci costerà molto e come al solito, molto di più costerà a quelli che per averla decideranno di lottare. Non è più pensabile che un decotto possa debellare un cancro. E mentre noi lottiamo furiosamente con “papagni” verbali, il cancro, indisturbato, sfrontato, ormai neanche più silenzioso, diventa padrone. Anche se essere padroni un giorno di chi non è capace di una pur minima reazione, vorrà dire essere padroni del nulla. Oligarchia, governo di pochi ma non penso dei migliori. La risalita si prospetta lunga, la vediamo ardua, siamo scoraggiati addirittura di porre in atto di iniziarla. Ma dare degli stimoli pungenti e qualche spinta convincente e decisa a chi parte oggi per il suo viaggio, e tanti già con un ben congegnato velo sugli occhi, almeno quello proviamo a farlo? E come? Mentre il dottore studia il malato muore. E peggio mi sento, sapendo di non essere, neppure lontanamente, un dottore.

  8. vincenzo

    29 Aprile 2022 at 10:36

    Luigi intanto noi analizziamo e valutiamo da un punto di vista diverso. Siamo dissidenti e siamo contro questo potere che impone regole a suon di decreti legge.

    Per cui ti chiedo Caro Luigi:
    cosa farsene della consapevolezza? Serve usarla per ricalibrare misure, azioni, pensiero? O per ragionare su ripartenze? Io penso che bisogna ragionare, magari dividerci ma farlo per ripartire. Il problema è da dove ripartire? Da dove vogliamo ripartire e con chi possiamo farlo?
    Si arriverà ad una rivolta? Capeggiata da chi non lo so? So solo come te che la situazione umana è arrivata ad un punto critico, ma io dico che anche la situazione economica, democratica, comunicativa, sociale è arrivata ad un punto limite

    Tutto quello che è stato costruito con fatica: la Costituzione, e poi la ricostruzione, il patto sociale, il benessere economico, quindi la casa di proprietà, il risparmio, la fiducia in uno Stato che definiva dei contorni culturali, sociale ed economici tutto questo è finito. Non c’è più fiducia in niente.

    Ma dalla crisi, che è un momento di tensione emotiva individuale e collettiva, può nascere il nuovo. Monti che è il più esplicito della sua “razza”, dice proprio “che le crisi servono per togliere sovranità agli stati”. Quindi la sua razza impone una crisi dopo l’altra! Ma le crisi possono anche far svegliare il “cane che ha fame e non può più dormire”. La gente ipnotizzata dall’inerzia di un mondo che vive solo nelle Televisioni – ma che non c’è più nella realtà – sarà costretta a svegliarsi , la fiction è finita e ci troviamo i Zelenski al potere.
    In questi due anni di psico-pandemia, molta gente ha perso il lavoro, chiuso le sue attività, gente che è stata discriminata e limitata nelle sue libertà individuali e sociali, gente che comunque ha lottato, che non si è arresa alle logiche dominati che poi sono le logiche delle società transnazionali sanitarie, petrolifere, alimentari. Questa gente, che rappresenta il 20% della popolazione cresce di numero di giorno in giorno e sta producendo un cambiamento anche culturale. La Tv di Stato non le fa vedere, ma da due anni centinaia di manifestazioni molto numerose hanno occupato le piazze d’Italia in modo festoso e creativo. Un ritorno all’umanesimo, inteso come uomo che si ribella perché non vuole rinunciare al pensiero critico, all’identità culturale, all’integrità della persona.
    E a questa gente si unirà altra gente incazzata perché dopo essersi vaccinata, vede che non c’è via d’uscita che rivaccinarsi e poi vede che le misure che vengono imposte sono quelle di nuovi sacrifici per guerre create ad arte. Gente che dovrà rinunciare non solo a privilegi a cui era stata abituata ma addirittura a bisogni di base come il comprarsi gli alimenti e i vestiti. Sempre più gente vedrà la sua esistenza andare degradandosi e comincerà a capire l’inganno. Questo non sta avvenendo solo in Italia ma in tutto il mondo occidentale.
    Il modello liberista ha mostrato a tutti la sua falsa ipocrita democrazia, il suo impopolare sistema economico, un modello che è fatto da ricchi per diventare sempre più ricchi. Questo oggi è sotto gli occhi di tutti. C’è un problema: per anni ci hanno fatto capire che non c’è altro sistema al di fuori di questo. Questa crisi provocherà ripensamenti e questa guerra accelererà questa evoluzione culturale per propore una alternativa umanistica al sistema liberista.

  9. Gianni Sarro

    29 Aprile 2022 at 23:57

    Una bella lezione di Storia
    Propongo a Commento della Festa della Liberazione questo breve scritto di Alessandro Barbero (*), notevole per assertività e chiarezza del messaggio.
    G. S.

    In occasione del 25 aprile
    di Alessandro Barbero

    “A me sembra che il 25 aprile nell’Italia di oggi sia a rischio soprattutto perché c’è una parte del paese che ha imparato dalle proprie famiglie che il fascismo non era poi così male e che Mussolini in fondo ha governato bene, ha fatto tante cose buone. E i partigiani invece erano del poco di buono, dei delinquenti. E che tutta la retorica che si è fatta da allora in poi sulla Resistenza è esagerata, insopportabile.

    Poi ci sono quelli che fanno finta di credere che la resistenza l’abbiano fatta solo i comunisti. Come se a Torino la Casa del Fascio presa dai Partigiani non fosse stata ribattezzata Palazzo Campana in onore del marchese Cordero di Pamparato, ufficiale di carriera, medaglia d’argento in Africa, nobile, cattolico e comandante partigiano.

    Ci sono quelli che, siccome loro sono di destra e nazionalisti, arricciano il naso quando sentono ‘Bella Ciao’, ‘una canzone comunista!’ quando questa è una canzone in cui si parla di un italiano che si sveglia al mattino e trova il Paese invaso dallo straniero e decide di andare a combattere. Bel modo di essere italiani ostentare disprezzo per questa canzone!

    Ma è proprio a questa gente, io credo, che il 25 Aprile dovrebbe parlare. È a loro che dobbiamo rivolgerci per dirgli: i vostri padri, i vostri nonni, sono stati fascisti, hanno creduto in Mussolini! E va bene, un sacco di gente perbene è stata fascista e ha creduto in Mussolini. Questo nessuno ha paura di dirlo. Ma voi, voi davvero avreste preferito che vincessero Hitler e Mussolini? Davvero avreste voluto che le camere a gas continuassero a ingoiare gente? Davvero preferireste vivere nell’Italia delle leggi razziali e della camicia nera invece che in questa nostra Italia uscita dalla Resistenza?

    Io credo che anche queste persone che ostentano disprezzo per il 25 Aprile e che rifiutano di celebrarlo farebbero molta fatica a rispondere a queste domande”.

    Viva chi resiste, sempre e ovunque.

    (*) Alessandro Barbero.
    Nato a Torino nel 1959, vive a Pinerolo. Laureato in Storia Medioevale nel 1981 ha poi perfezionato i suoi studi alla Scuola Normale di Pisa dall’1981 al 1984. Ricercatore universitario dal 1984, diventa professore associato all’Università del Piemonte Orientale a Vercelli nel 1998, dove insegna Storia Medievale. Ha pubblicato romanzi e saggi di storia medievale (a cura della Redazione).

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