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Il Mezzogiorno delle “Opere Perpetue”. Della miseria e dell’eterno assistenzialismo

di Giuseppe Mazzella di Rurillo

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Spesso utilizziamo i documentati articoli di Giuseppe Mazzella per operare raffronti tra le vicende ponzesi e quelle dell’isola più grande. Sulla vexata quaestio delle opere di depurazione abbiamo con quest’articolo un quadro completo della situazione ad Ischia. Ed è proprio il caso di dire: “Se Atene piange, Sparta non ride”.
La Redazione

Ho conosciuto Giovanni Russo ( 1925-2017) che gli amici chiamavano “ Giovannino” nel 1987 ad Ischia in occasione di una giornata di studio che organizzammo come Associazione della Stampa delle Isole di Ischia e Procida sulla “Stampa locale nel Mezzogiorno”. Leggevo i suoi articoli – molte inchieste o viaggi nel profondo Sud – sul Corriere della Sera e – anche per diretta conoscenza della sorella che aveva sposato un giornalista della RAI – riuscii a mettermi in contatto con lui ed ad invitarlo ad Ischia.

Giovanni Russo è stato uno dei più importanti giornalisti-meridionalisti dell’area “laica” – quella di Gaetano Salvemini, Guido Dorso, Francesco Compagna, Ugo La Malfa – che è poi quella più contenutistica in quanto non mette in discussione la proprietà privata dei mezzi di produzione ma propone uno Stato “regolatore” dello sviluppo economico e solo in casi eccezionali “imprenditore” o “investitore”.
Fra i meridionalisti “laici” e “socialisti” ci fu sempre scontro fra la quantità degli investimenti dello Stato nel Sud. I socialisti (Antonio Giolitti e Giorgio Ruffolo) sostenevano un intervento forte dello Stato nel Sud anche con investimenti diretti con un forte impegno delle Partecipazioni Statali. Io aderivo al filone “socialista”.

Russo nel 1955 vinse il Premio Viareggio con un suo libro “Baroni e contadini” che ebbe buona fortuna e che è entrato nella letteratura meridionalistica.
Inviato speciale del Corriere della Sera si specializzò in viaggi di inchiesta nel Mezzogiorno affrontando temi economici e sociali.

Prima della conferenza ebbi uno scambio di opinioni sulle politiche per il Sud. Gli chiesi cosa gli era rimasto impresso nei suoi viaggi al Sud.
Giovannino mi rispose: “le opere perpetue”.
Ma cosa sono?
– Domandai.
“Sono le grandi opere infrastrutturali dello Stato iniziate dallo Stato attraverso la Cassa per il Mezzogiorno prima e con le Regioni dopo il trasferimento delle “competenze”. Ne ho trovate a decine: grandi strade, ospedali, acquedotti, depuratori, che non sono mai state completate.
Così le ho chiamate “opere perpetue”. Non finiranno mai.
Sono stati interventi cosiddetti “a pioggia” senza alcun coordinamento e semmai senza l’accordo con i Comuni. Progettate e messe in cantiere solo per clientele politiche, per accrescere i voti di un notabile della Democrazia Cristiana, per dare lavoro provvisorio a muratori ed elettricisti, idraulici, imbianchini, per opere pubbliche che non saranno mai terminate e che non porteranno alcun investimento né pubblico né privato. Queste “opere perpetue” iniziate e mai finite sono la prova concreta dello spreco dei fondi pubblici, della degenerazione dell’
intervento straordinario ad un punto tale che vengono giustificate le critiche del Nord al Sud che sa sprecare solo soldi pubblici”.

Non ci furono più occasioni di rivederci con Giovannino Russo ma quando si presentò candidato alle elezioni europee per il Partito Repubblicano lo votai per stima personale, ma non fu eletto.

L’ osservazione sulle “opere perpetue” si applica a pennello nel caso dell’isola d’Ischia sul sistema dei depuratori. Quando lo sviluppo economico cresceva senza misure negli anni ’60 fu l’Ente per la Valorizzazione dell’isola d’Ischia (EVI) a farsi carico della progettazione di un sistema di depurazione con piccoli impianti con una rete fognaria unitaria. Non se ne fece niente.
Nell’ultimo numero di “Lettera da Ischia”, la pubblicazione dell’EVI, del 1972 c’è un ampio riferimento a questo tentativo di “programmazione” sia con il Piano Regolatore sia per gli interventi di depurazione nella relazione finale dell’ avv. Giovanni Di Meglio, ultimo Presidente dell’EVI, alla scadenza del mandato ventennale 1952-1972 dell’Ente di Valorizzazione Ischia che meriterebbe un approfondito esame in sede storica.

Dopo l’epidemia di colera nel 1973 scoppiò il problema della depurazione delle acque reflue in tutta la Campania.
La Cassa per il Mezzogiorno interessata dal Governo predispose i famosi “Progetti Speciali”. L’isola d’Ischia era inserita nel “PS3” ed era prevista un’unica rete fognaria ed un unico mega-depuratore a Forio in località Citara con una galleria sotterranea che da Porto d’Ischia doveva raggiungere Forio.
Un’opera gigantesca progettata dall’ing. Biggieri della Casmez con un costo presunto di decine di miliardi di lire.
I lavori alla galleria furono anche iniziati ma sospesi e poi annullati soprattutto per la ferma opposizione della Comunità di Forio che nel 1978 raggiunse una unanimità di intenti contro la costruzione del mega-depuratore.
Ci furono i “moti di Forio” con manifestazioni e comizi.
Il vice Presidente della Provincia di Napoli, avv. Nino D’Ambra, anche assessore ai lavori pubblici, in un famoso comizio annunciò che mai la Provincia avrebbe consentito l’attraversamento di strade provinciali alla Casmez per costruire la galleria e lanciò alla folla “le chiavi del cassetto” dove erano custoditi i progetti.

Dopo il mega-progetto, un’opera perpetua abbandonata con uno spreco di danaro di circa 10 miliardi di lire, iniziano le operette perpetue con impianti di depurazione nei Comuni di Ischia, Casamicciola, Lacco Ameno, Forio, Serrara-Fontana, e con la costruzione di una rete fognaria. Scomparsa la Cassa per il Mezzogiorno nel 1992 la competenza passa alla Regione Campania ma arrivano anche fondi governativi chiamati “FIO” [Fondo Investimenti Occupazione ( L.130/83)] mentre la gestione degli “impianti” e della “rete fognaria” passa al Consorzio Acquedotto e Fognature Ischia (CAFI).

Si cambia completamente impostazione: non più una “galleria sommersa” di 30 chilometri che attraversa quattro Comuni ed un mega-depuratore nella Baia di Citara a Forio ma “piccoli impianti” per i sei Comuni con un sistema fognario adeguato. Questi impianti sono di “pre-trattamento” e sono collegati a condotte sottomarine. Si adotta cioè una soluzione che aveva proposto un biologo americano che si chiamava Oppenheimer – lo stesso cognome dell’inventore della bomba atomica – chiamato dal Presidente della Provincia di Napoli, Ciro Cirillo, per affrontare il tema dell’inquinamento dopo l’epidemia di colera del 1973.
Cirillo fu Presidente della Provincia di Napoli dal 1970 al 1975 e fu molto attivo perché la Regione Campania stava solo all’inizio della sua attività con poteri definiti. Infatti è con la legge 382/75 che vengono trasferite le funzioni dallo Stato alle Regioni. Da allora comincia l’accentramento regionale rispetto a quello statale e lo svuotamento delle Province.
Ricordo – ma è solo mia memoria, non ho conservato appunti – che seguii la cronaca dell’avvenimento per “Il giornale d’Ischia” con riunioni alla Provincia – che questo scienziato propose le “condotte sottomarine” per l’immediato intervento. Sostenne che a 500 metri dalla costa il mare è il “rene della terra” e che ad una certa profondità avviene un disinquinamento naturale.
La soluzione Oppenheimer fu adottata. Furono costruite le condotte sottomarine per l’isola d’Ischia con piccoli impianti di pre-trattamento. La soluzione funziona da almeno 40 anni anche se non sono mai andati in funzione gli impianti di “pre-trattamento”. Anche quest’anno Goletta Verde ha confermato il buono stato delle acque marine di Ischia.

Ma poiché in Italia la Pubblica Amministrazione è spezzettata nelle “rispettive competenze” che è la dizione fatale del caos burocratico tanto che la mano destra non conosce quanto fa la sinistra, per l’isola d’Ischia c’è un Commissario Governativo all’Inquinamento che – per “ competenza” – progetta un mega-depuratore per Casamicciola-Lacco Ameno cancellando tutta la progettualità e la parziale attuazione della progettazione precedente e lo colloca presso il parcheggio ANAS nel territorio di Casamicciola.
Naturalmente il mega-depuratore non tiene conto che la spiaggia di Suor Angela è il “Lido di Casamicciola” ed è fondamentale sia per la meravigliosa acqua limpida sia per la nuova economia della “Riviera” sulla quale spontaneamente sta rinascendo Casamicciola.

Ho lanciato su IL CONTINENTE (cfr. pag. 19) un appello per una mobilitazione generale contro il mega-depuratore che è stato con dettagliatissime relazioni tecnico-giuridiche contestato dall’ing. Giuseppe Conte, già sindaco di Casamicciola e da me completamente condivise.
Il Commissario governativo all’Inquinamento non conosce quanto il Consorzio Isolano CISI-EVI che gestisce anche la depurazione con le condotte sottomarine sta facendo per migliorare l’attuale sistema anche con la partecipazione finanziaria della Regione Campania che annunciò la sua politica ambientale una decina di anni fa con un convegno che si tenne a Sant’Angelo recentemente ricordato dall’ex-sindaco Rosario Caruso ed oggi capolista del raggruppamento politico che indica la dott. Irene Iacono a nuovo sindaco di Serrara-Fontana.

Giovannino Russo oggi scriverebbe ancora delle “opere perpetue”. Degli interventi a pioggia. Delle clientele politiche. Dello sfortunato Mezzogiorno che non sa utilizzare e, peggio ancora, utilizza male gli aiuti nazionali ed europei per il rilancio economico.

Se non mettiamo ordine nelle “rispettive competenze” fra enti pubblici e non la smettiamo di buttare a mare (è il caso di dirlo) prezioso danaro pubblico vivremo nell’eterna “pandemia burocratica” che è quasi simile alla pandemia sanitaria dalla quale stiamo uscendo e dobbiamo uscire.

Dovremmo usare lo stesso spirito di lotta per uscire dalla “pandemia burocratica” perché se non moriamo con la pandemia sanitaria moriremo per quella burocratica e clientelare. Per fame.

Di Giuseppe Mazzella – direttore de “Il Continente”
Casamicciola, 5 settembre 2021

 

Nota (a cura della Redazione. Fonte: Wikipedia)

La Cassa per il Mezzogiorno, più propriamente Cassa per opere straordinarie di pubblico interesse nell’Italia Meridionale, ed abbreviata Casmez, è stata un ente pubblico italiano creato dal Governo De Gasperi VI, per finanziare iniziative industriali tese allo sviluppo economico del meridione d’Italia, allo scopo di colmare il divario con l’Italia settentrionale.
La Cassa con D.P.R. 6 agosto 1984 venne soppressa e posta in liquidazione dal 1º agosto 1984. Venne sostituita, due anni dopo, negli obiettivi e nelle funzioni, dall’Agenzia per la promozione e lo sviluppo del Mezzogiorno (AgenSud) istituita con la legge 1º marzo 1986 nº 64 e soppressa a sua volta con la legge 19 dicembre 1992 nº 488, a decorrere dal 1º maggio 1993, lasciando al Ministero dell’economia e delle finanze il compito di coordinare e programmare l’azione di intervento pubblico nelle aree economicamente depresse del territorio nazionale.

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