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Puntare sulla “Silver Age”

di Giuseppe Mazzella di Rurillo

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Gli scritti di Giuseppe Mazzella di Rurillo sembrano molto distanti da Ponza e, per alcuni di essi, è così. Ma leggendo con attenzione e guardando parallelamente alla nostra isola, ci sono molte assonanze, più che di condizioni oggettive – diremmo – di animo umano.
Questo articolo è emblematico. Scorrendone le pieghe delle vicende ci accorgiamo che l’individualismo imprenditoriale persiste anche quando sarebbe opportuno superarlo. E’ pur vero che in una società capitalistica si inneggia all’individuo e alle sue capacità rampanti avulse dall’indirizzo etico richiesto dalla considerazione del prossimo, dell’altro, ma lo spirito è tale che neanche quando la cooperazione sarebbe utile a superare momenti di crisi economica viene accettata, anche in presenza di una evidente incapacità delle istituzioni pubbliche di garantire uno sviluppo adeguato e sostenibile.
La Redazione

Non ci sarà più un’età dell’oro, una “Golden Age” per l’isola d’Ischia. Bene che andrà, sarà d’argento: una “Silver Age”.
La curva dello sviluppo capitalistico è logistica (1) non esponenziale. Non può esistere cioè uno sviluppo all’infinito o una crescita costante. Le crisi del capitalismo sono cicliche e addirittura secondo Joseph Schumpeter, l’altro grande economista del XX secolo, possono essere salutari come una doccia fredda per ripartire con più forza e coraggio. Queste osservazioni sono ancora più evidenti in un’isola dove il territorio è limitato e dove il mare separa dal continente.

Ho periodizzato l’età dell’oro nel ventennio 1970-1990: poi è arrivata la stagnazione e la decrescita con le crisi finanziarie determinate dalla congiuntura nazionale ed internazionale, dalla rivoluzione industriale dell’informatica e della telematica, dalla mancanza di una necessaria pianificazione territoriale e di una elementare programmazione economica anche su base volontaria ed indicativa da parte dei soggetti pubblici e privati. Senza contare il terremoto di Casamicciola e Lacco Ameno del 21 agosto 2017 da affrontare  nel folle contesto di sei comuni con turismo maturo e due comuni in un territorio di circa 8 Kmq di cui circa la metà è, dal punto di vista sismico, indisponibile ad una edificazione intensiva. Infine, per ultima – come ciliegia  sulla torta – l’epidemia del Covid 19 diventata pandemia mondiale che ha dato un colpo distruttivo incalcolabile soprattutto alle località che avevano e che hanno esclusivamente una economia turistica e per le quali non è possibile alcuna riconversione industriale.

I segnali del caos o le grida alle avvisaglie della decrescita, che non sarebbe stata felice ma avrebbe aggravato l’economia caotica e peggiorato la vivibilità della stessa popolazione stabile che era invece in costante aumento, sono stati lanciati da più parti e molti anni fa.
Ricordo nell’estate del 2008, cioè 13 anni fa che al tempo della società veloce sono un tempo lunghissimo, un appello lanciato con un articolo sul “Corriere del Mezzogiorno” da Franco Iacono, già presidente della Provincia di Napoli, già assessore regionale della Campania, già eurodeputato del PSI dal 1990 al 1995, dal titolo: “Salviamo quest’isola in cerca di gossip” apparso nell’edizione di venerdì 25 luglio 2008.
Quell’appello provocò un ampio dibattito di circa 30 interventi di politici, imprenditori, uomini di cultura, fra i quali anche il mio che ho riportato nel libro Ischia, luci e ombre sullo sviluppo- il sistema economico-sociale dell’isola d’Ischia; dall’espansione selvaggia ( 1970-1974) al tempo della globalizzazione (2002-2010) – Edizioni OSIS 2010) e che si potrebbe riproporre con attualità senza modificare una sola parola. Raccolsi una gran parte di quei interventi, circa una ventina, in una cartella per il Centro Studi sull’isola d’Ischia affinché costituisse un “fondo documentale”. Ritenevo che da quelle opinioni potesse nascere un nuovo modello di sviluppo di cui anche l’imprenditoria speravo ne avvertisse la necessità: non a caso quell’anno (2008) nacque l’ennesima associazione, pare la n. 238.

Insomma, in assenza di una forte iniziativa del sistema pubblico il sistema privato e la società civile si facevano carico di un rilancio dell’economia. Fu fissata una quota di partecipazione finanziaria di 250 euro ma non si  trovarono i soci e l’associazione si estinse in poco tempo…

Il nuovo non avanza
E oggi?
Nonostante che i problemi si siano aggravati il nuovo modello di sviluppo – che non può non essere “programmatico” con una permanente concertazione tra iniziativa privata ed iniziativa pubblica – il nuovo non avanza. Anche la stagione dei “patti territoriali” dal 1997 al 2000 non produsse nulla nonostante una chiassosa ed improduttiva partecipazione agli incontri promossi dall’allora presidente della Provincia di Napoli, prof. Amato Lamberti, dei commercianti e degli albergatori.
Insomma, tutti bravi a denunciare i guasti del “troppo sviluppo o dello sviluppo senza regole” ma nessuno capace di trasformare una società “individualistica” in una “solidarietà economica e sociale”.

Nemmeno la Chiesa ci è riuscita, eppure il suo impegno sociale è stato ed è concreto fino ad arrivare a 2mila assistiti dalla Caritas diocesana. Il modello di “impresa individuale e familiare” è andato in crisi. Ma non sono nate le “società a capitale diffuso” e non c’è stato alcun intervento pubblico da parte delle Agenzie: nazionale, Invitalia, o regionale, Sviluppo Campania.

Il modello “solidaristico” non è nato né nel sistema privato né in quello pubblico. I sei Comuni dell’isola restano sei. Ma fra loro non c’è nessun coordinamento e nessuna politica comprensoriale istituzionalmente definita, fosse anche con una Consulta Permanente che il sindaco d’ Ischia, Vincenzo Telese, proponeva fin dal 1946.

La Regione Campania non solo non ha dato all’ isola d’ Ischia un Piano Urbanistico Territoriale ma ha tolto anche il minimo di autonomia promozionale turistica rappresentato  per 30 anni dalla Azienda di Cura, Soggiorno e Turismo, mentre il Governo Centrale con l’assurda Legge Del Rio del 2014 ha di fatto e di diritto cancellato la Provincia, sostituendola con la “Città Metropolitana” che è una appendice del Comune di Napoli.

La Provincia e l’Azienda di Cura e Soggiorno, dal canto loro, avrebbero potuto fare molto se la Regione fosse stato l’Ente di Programmazione, come recita la Costituzione, e non di Amministrazione fino a diventare ente monocratico di fatto, con un “Governatore-sceriffo”, come De Luca.

Fuori dal tunnel, come?
Come si esce dal tunnel? Dopo aver indicato tante soluzioni e avanzato tante proposte il vecchio cronista è stanco e può solo aggrapparsi alla speranza che la notte, anche la più lunga, abbia una fine ed il sole risorga ancora…


Nota
(1) Un esempio di curva logistica è il modello di rappresentazione della crescita di una popolazione dovuta alla spinta contrapposta di due fattori: la numerosità della popolazione e l’ammontare delle risorse disponibili. Tale popolazione, quindi, in un periodo iniziale aumenterà in modo esponenziale (perché, dato il suo scarso peso, le risorse ambientali possono considerarsi infinite), quindi la sua crescita fletterà sino a raggiungere asintoticamente un valore costante, assumendo così globalmente un andamento simile a una lettera S schiacciata.

Curva logistica e curve esponenziali a confronto

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