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Parco Naturale di Zaro, di Nicola Lamonica

Recensione di Silverio Lamonica

 

Mio cugino Nicola, la cui biografia potete leggere in copertina del libro che vado ad illustrarvi, è già noto ai lettori di Ponza Racconta per aver pubblicato, sul questo sito, numerosi scritti (digita nel sito “elenco autori” Lamonica Nicola).
Questa volta Nicola Lamonica ci presenta un nuovo lavoro che riguarda l’istituendo Parco Naturale di Zaro, un’area boschiva di Punta Caruso nel comune di Forio d’Ischia, dove l’autore è nato e risiede.

Il volume di 150 pagine, è altresì una vibrata denuncia degli attacchi al territorio perpetrati da speculatori senza scrupoli, i quali – sapendosi ben districare nella selva della legislazione italiana in materia, fatta di commi,  sotto commi e codicilli vari – hanno raggiunto le proprie mire grazie alle reiterate e sempiterne sanatorie e condoni, emanati dai compiacenti amministratori locali, sotto l’egida di Regione e Governo nazionale. L’autore non esita a fornire nomi e cognomi degli abusivi  (citando anche gli estremi dei vari provvedimenti amministrativi e delibere) che dagli anni ’60  fino ai nostri giorni hanno sconvolto pesantemente il territorio.

Questa impari lotta ha però almeno un aspetto positivo quando il 31 gennaio 1988, con delibera  votata all’unanimità, il Consiglio Comunale di Forio approva il Progetto di Massima del Parco Naturale di Zaro, redatto dall’ing. Giancarlo Cosenza. Purtroppo il progetto cade successivamente nel dimenticatoio, anzi nel 2011 in quella stessa zona viene addirittura previsto, dal Comune di Forio, un centro di raccolta temporaneo di rifiuti, provvedimento poi reiterato nel 2019.

Il rispetto per la natura e l’ambiente, la valorizzazione del territorio proteggendo la flora e la fauna autoctone, sono al giorno d’oggi solo una chimera? Per la moltitudine purtroppo è così. Per i pochi che non si rassegnano c’è ancora uno spiraglio di salvezza attraverso una lotta senza quartiere che, se condotta con costanza e sagacia, non è affatto una battaglia contro “ i mulini a vento”, specie se la scuola e le famiglie sapranno educare le nuove generazioni al rispetto e alla protezione del territorio e del suo habitat.

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