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pa-02 k2-35 46 6 foto-antiche-1-1 Spugne che si contengono lo spazio

Il lamento dell’ortolano

di Sandro Russo

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Al volgere della stagione, come una minaccia biblica attesa e poi puntualmente inverata, più o meno in concomitanza con l’arrivo dei “pariolini”, ma non sempre… si manifesta nell’orto l’invasione delle cimicette asiatiche.

Non bastava la cimice nostrana: Nezara viridula, la comune cimice verde
Dal 2012 circa, attraverso le rotte commerciali dall’Asia, probabilmente insieme ad imballaggi o altre merci, viene segnalato prima in Emilia Romagna, poi nelle altre regioni italiane, una massiccia invasione di cimice marmorata (detta anche asiatica, o Halyomorpha halys), di color grigio bruno, leggermente più piccole delle nostrane, ma altrettanto puzzolenti; soprattutto voraci, distruttive e ad alta capacità riproduttiva [le femmine possono deporre più volte le uova (una trentina alla volta, deponendone fino a 400-500 in totale per individuo), a differenza di altre specie che invece le depongono solo in particolari stagioni].

Dalle parti nostre i primi a farne le spese sono i pomodori (altrove sono stati colpiti interi frutteti); ma in generale sono una seria minaccia per il settore orto-frutticolo.


I pomodori punti dalla cimice hanno una caratteristica puntinatura giallastra e sono da buttare

Una speranza per i piccoli coltivatori – frutto di una ricerca su internet – viene dalla possibilità di trattare le piante di pomodoro, nella fase dei frutti ancora piccoli e verdi, con una miscela di sapone di Marsiglia e olio di Neen (*) disciolti in acqua (il metodo più biologico che si conosca, senza antiparassitari chimici).

Ancora dalla ricerca su internet e dal tam tam tra amici viene una immagine-notizia sulla modalità di schiusa delle uova di questi insetti.

La cosa particolare è che quando il primo uovo si schiude, vibra, e per le vibrazioni si aprono tutte le altre

Come dire, la meraviglia si annida dove meno te l’aspetti.

Vorrei dire la stessa cosa anche per i “pariolini”…
E forse davvero c’è bisogno della penna della poetessa (leggi qui) per potersi ricordare che pur’alloro so’ figl’i mamma, giovanissimi spaventati e insicuri… Ma quanti danni fanno!

 

(*)  – Olio di Neen, si ottiene dalla spremitura a freddo delle bacche di una pianta (a dispetto del nome) piuttosto nota e diffusa: Melia azedarach o albero dei rosari (chinaberry tree). Le bacche sono tossiche per l’uomo (e i mammiferi in genere)

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