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Pure ‘a reggina avette bisogno d’a vicina

di Francesco De Luca

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Si narra che allorché si decise che il Re e la Regina dovessero allontanarsi da Parigi perché le milizie della Guardia Nazionale (Rivoluzione Francese) agli ordini di La Fayette li tenevano prigionieri, la regina Maria Antonietta dovette vestirsi con abiti dimessi. Proprio lei, la regina, chiese consiglio alla servitù al fine di riuscire nel travestimento.

Ma poi, anche a Ponza (1857), durante il parapiglia causato dall’apertura delle celle della Torre, ad opera dei  ‘sovversivi mazziniani’  al comando di Carlo Pisacane, il parroco, don Giuseppe Vitiello, per timore di subire violenza si rifugiò in casa di una donna che lui aveva etichettato come ‘facile’ (tale Carmela Jacono) sopra gli Scotti.

Questo per sottolineare come l’alterigia, la superbia non riescono ad imporsi sulla natura umana che, essendo biologicamente sociale, è bisognosa del supporto degli altri. Nessun uomo è un’isola sentenzia Thomas Merton. Anzi. La forza della singolarità dell’individuo sta nel riconoscere questo tratto e coltivarlo con intelligenza.,

Perché mi sono avventurato in queste considerazioni? Perché l’isolano è già, di per sé, naturalmente gettato in un mondo di scarse relazioni. La limitazione fisica (l’isola ) si ripercuote anche, inconsapevolmente, sulla natura psichica. Orbene questa ‘dimensione ristretta’  ha sì un suo valore. Lo si è dimostrato nella storia. I Ponzesi si sono fatti da soli. Hanno costruito la loro identità culturale e storica da soli, accerchiati come erano da forze  ‘straniere’: i coatti, i detenuti , il corpo sorvegliante, gli Amministratori: tutti rigorosamente forestieri. La si valuti come si vuole ma la Ponzesità è frutto esclusivo della gente di Ponza: pescatori, naviganti, contadini, manovali senza istruzione.

Tuttavia se questa è la faccia positiva dell’insularità ponzese, ad essa si contrappongono l’ignoranza, il pregiudizio, la piccineria, la furba ruberia. Ebbene, queste negatività possono tutte essere combattute con una socialità più diffusa, con incontri solidali, con la compartecipazione.

Anche il nefasto male dello spopolamento invernale può trovare un qualche ostacolo in pratiche sociali da coltivare.

Per farlo occorre convincersi che anche la regina ha bisogno della vicina, e che, pur nella diversità delle conoscenze, delle competenze e delle propensioni si può collaborare. In nome del bene comune.

La lingua batte sempre su quel dente dolente. Ed è un dovere farlo. Perché se ne vede la necessità. A presto.

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