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Cartoline tra Ischia e Ponza (4)

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di Rita Bosso

Scrive il Tricoli, a proposito dell’abbigliamento degli abitanti di Ponza: “Il costume civile è quello che offre di mediocrità la capitale, ma sempre sulla piena pulitezza, e benanche nel giornaliere con indossare decenti abiti, e nello inverno il talmà, o la tabarra. Per marinari e contadini è unico, calzoni lunghi con giacca, e coppola a maglia conica pendente, sia di scarlatto, od altro colore; alcuni poi portano la bigiacca, e berretto di lana con visiera e saggòlo, e tutti hanno la schiavina, cappotto col cappuccio, la blusa di lana, camiciotto, scarpe e calze; molti cingendo ancora la fascia di lana rossa o di altro colore. Lo stesso è da ripetersi per le donne, essendo la distinzione nella sola qualità del genere, e dal cappelletto o cuffia, mentre anche le infime portano il velo in testa, guanti, veste intere, calze e scarpine, anelli alle dita e ciondolini ricercati alle orecchie.”
La coppola a maglia conica pendente, scarlatta o di altro colore, richiama alla memoria il costume tradizionale ischitano, ancora oggi indossato per l’esecuzione della ‘Ndrezzata, danza popolare di origine medievale, in cui gli storici colgono riferimenti alla cultura dei greci che, nell’ottavo secolo a.C., si stabilirono ad Ischia.

A Ischia il costume tradizionale varia da Università ad Università, da casale a casale, a voler sottolineare le differenze tra gli abitanti della fascia costiera, dediti alla pesca e al commercio, e quelli delle zone più interne, legati alla vita agricola. Nelle circostanze più importanti la donna indossa una gonna di seta, talvolta gallonata ai bordi, camicia di tela fine arricchita di merletti, il bustino e, sopra, il giubbino di velluto o uno scialle incrociato al petto; ai piedi, calze in seta e pantofole ricamate. I capelli di solito sono raccolti in un fazzoletto ma, nelle grandi occasioni, l’acconciatura è molto elaborata: sopra al fazzoletto di percalle si pone una magnosa, ossia una tovaglia ricamata, di lino o di altra stoffa pregiata, bordata di frangia, piegata in modo tale che le due estremità si sovrappongono e ricadono sulle spalle, secondo l’usanza greca e catalana.


Le immagini ritraggono alcuni figuranti del corteo storico che ogni anno sfila in occasione della festa di Sant’Alessandro: costumi popolari e sontuosi abiti dei nobili avanzano per le strade di Ischia in un corteo spettacolare, nel quale si rappresenta la storia dell’isola, dalle origini greche sino al periodo borbonico, e precisamente al fatidico 1854, anno della costruzione del porto. La sfilata è nata una trentina d’anni fa per volontà del medico Franco Napoleone, ed è cresciuta di anno in anno, sino a diventare un evento che richiama schiere di appassionati da ogni parte d’Italia, oltre che turisti e residenti. A scanso di equivoci, sottolineo che il corteo è un momento di divulgazione della storia del paese, e non un raduno di nostalgici di una determinata epoca.
Più volte Franco Napoleone ed io abbiamo esaminato la possibilità di proporre di esportare la sfilata a Ponza, oppure di far partecipare una rappresentanza di Ponza al corteo del 26 agosto, come già accade per altre località la cui storia ha qualche aggancio con quella ischitana; le difficoltà sono apparse insormontabili ma oggi, forse, potrebbero essere superate, nell’ambito del gemellaggio tra le due isole.

Il re Ferdinando IV di Borbone e la regina Maria Teresa al corteo di S. Alessandro

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