Voci di Ieri

Lontano da Ponza. Trova tutti gli articoli nel menù: “Storia”

Immagini

ep-04 i-29 ponza-frontone-matilde-conte-e-marito-antonio-mazzella-e-figlio-umberto-mazzella ss23 corrida22 sl372202

Arcipelago Ponziano: Isola di Ponza (2)

Condividi questo articolo

Seconda parte di un saggio sulla geografia e sulla storia dell’isola di Ponza

di Michele Abbondanza

Per la prima parte clicca qui

I primi abitatori stabili dell’isola furono i Fenici tra l’XII e l’XI sec. a. C.; stabilirono uno scalo merci con la terra ferma. Gli Aurunci e gli Ausoni che seguirono i fenici, abitavano in grotte da loro stessi costruite, ed in ordine successivo temporale gli Enotri da cui le Isole furono chiamate “Enotrie”. Sulla collina che domina la baia di Chiaia di Luna le prime tracce della presenza greca a cui viene attribuito l’inizio della costruzione dei primi acquedotti, portati poi a compimento dai romani. Gli impianti idraulici romani in Ponza sono ben descritti da Leonardo Lombardi. Ancora visibile nella zona sud a Cala d’Inferno le tracce dell’acquedotto e l’approdo romano. Del periodo romano restano anche i resti di ville, la più famosa sulla collina della Madonna, di alcune camere comunicanti tra loro con cunicoli, erroneamente ritenute per allevamento delle murene (cit. assonet.org) e una cisterna per la raccolta dell’acqua. Ultimamente, grazie alle attività nel porto degli aliscafi, è venuta alla luce un pezzo di molo di epoca romana (cit. assonet.org). Negli anni ’90 è stata ritrovata una nave oneraria romana all’interno del porto di Ponza, sempre a causa delle eliche dei traghetti. Una nave di grosse dimensioni il cui resoconto totale è possibile leggerlo qui: la nave del porto di Ponza. Un’altra nave di epoca romana è stata scoperta sulla secca dei mattoni, si tratta di una nave mercantile su cui sono stati fatti studi accurati nel tempo: la nave di Aulo Saufeio. In zona Chiaia di Luna i romani organizzarono un porto ausiliario adibito a seconda del mare e del vento. L’accesso a questo porto da Ponza porto è attraverso un tunnel, oggi in fase di ristrutturazione. Ma recenti studi fanno risalire il tunnel di 800 anni più vecchio, cioè di epoca fenicia. Nel tunnel è ben visibile la struttura a Opus Reticolatum , il porto, di Chia di Luna, invece è completamente andato perso.  Probabilmente la prima esiliata illustre del periodo imperiale fi Giulia, figlia di Augusto che fu relegata a Vntotene. Questi esili eccellenti durarono per lungo tempo. Nel I secolo d.C. viene deportata l’ultima illustre esule del periodo romano: Flavia Domitilla, nipote di Flavio Clemente, console di Roma (95 d C.)

Nel V sec. a.C. i Volsci si impadroniscono di Anzio e Ponza. Livio ne cita la presenza. Ulteriore testimonianza sono le mura poligonali sulla collina della madonna che vengono fatte risalire appunto ai Volsci. Ma nel 338 a. C. i Romani sconfiggono in via definitiva i Volsci ad Anzio e tutto l’arcipelago è conquistato. Nel 313 Ponza è colonia latina con caratteristiche prettamente militari; nel 209, seconda Guerra Punica, Ponza è una delle diciotto colonie latine a sostenere Roma contro i Cartaginesi, ed invia aiuti in uomini e navi nella lotta contro Annibale. Questa lealtà verso Roma renderà possibile il conseguimento dell’ambita Cittadinanza Romana. Con Roma l’isola vive un lungo periodo di fasti e opulenza. L’alto tenore della vita è testimoniato dai ritrovamenti di costruzioni di opere architettoniche come; ville, cisterne, acquedotti, tunnel, peschiere, strade e probabilmente una diga, ancora visibile, che aveva la funzione di regolare l’impluvio del bacino di Giancos. Tutto questo diede una prima vera organizzazione urbanistica all’isola. In questo periodo si genera anche un forte incremento della popolazione, e secondo alcune stime arriverebbero a 11.000 persone residenti.

Ponza cadrà nel caos generato dalla caduta dell’impero e i decenni successivi videro l’isola in diverse mani.

Nel 534 d.C. diventa una colonia Bizantina. Nel 537 si spegne sull’isola di Palmarola Papa Silverio, tra i pontificati più brevi ci fu il suo. La fine di Papa Silverio fu violenta e non dovuta a fattori naturali, anche se negli studi dei documenti si è verificato che arrivò sull’isola ormai sessantenne e con probabili acciacchi. Quindi divenne suo malgrado il primo eremita eccellente. Dall’esilio e dalla successiva morte su Palmarola diventerà poi il patrono di Ponza. La storia di questo Papa, molto importante per i Ponzesi, è intricata quanto interessante (da leggere sui link a fondo pagina). Intorno al 538 d.C. alcuni monaci benedettini edificarono la badia di S.Maria di Ponza. Lasciarono l’isola quando nel ‘813 cominciarono le prime scorrerie dei saraceni che durarono circa un secolo (813 – 877 d.C.). La prima incursione, di quaranta navi, dei pirati è devastante per Ponza. Verranno resi schiavi sia i monaci che gli abitanti dell’isola. I monaci rimasti abbandonano l’isola e torneranno a Ponza, con una presenza cistercense, solo dopo quattro secoli riutilizzando il monastero fondato dai benedettini in località S.Maria. Nel’877 Papa Giovanni VII sconfigge nella battaglia navale tra Ponza e il Circeo la flotta saracena, ma non tutta verrà annientata.
Tra il I e il II millennio ritrova una certa stabilit. Con bolla papale, nel 1202, Inoocenzo III autorizza l’apertura della badia di S. Maria. Nel 1322, con bolla papale di Onorio III, gli insediamenti ponzesi  passeranno sotto la giurisdizione dell’abbazia di Fossanova con conseguente aumentata loro importanz. Verranno eretti i monasteri di Zannone e a Cala Felci. Nell’ottobre del 1454, le rinnovare incursioni dei pirati, fecero abbandonare ancora una volta l’isola da parte dei monaci che si rifugiarono verso il litorale formiano dove eressero un piccolo monastero ed una chiesetta con il nome di S. Maria, in ricordo di quella  di Ponza. Leggi qui

Dal XIV d. C. le acque intorno a Ponza sono però teatro di numerosi scontri navali. La guerra del Vespro nel giugno del 1300. Il genovese B. Assereto sconfigge Alfonso d’Aragona nel 1435, ma nel 1454 il sovrano spagnolo occupa l’isola. In questo susseguirsi di guerre l’isola si spopola e nel 1477 Sisto IV tenta di ripopolarla darà dei diritti, enfiteusi, ad alcuni nobili napoletani. . Nel 1542 Papa Paolo III, il Farnese, concede l’arcipelago pontino in feudo a Pier Luigi Farnese con l’obbligo di ripopolarlo e difenderlo. Successivamente i Farnese riconfermarono i privilegi dati da Sisto VI agli isolani. Nel 1552 ennesimo attacco del pirata Dragut. Quattro anni più tardi le autorità di Napoli fecero pressioni sul papa perchè si interessasse alla causa di Ponza e Palmarola. Venne inviato sull’isola l’architetto Francesco de’Marchi e furono edificate cinte e torri secondo i criteri dell’epoca.
Nel 1577 Ponza viene utilizzata dalle navi turche per le scorrerie nelle acque del golfo di Napoli. Continuano quindi le incursioni dei corsari che causeranno gravi danni, come la distruzione delle fortificazioni e della torre del porto.  Ma non cessano ancora le scorrerie dei corsari che causeranno gravi danni, come la distruzione delle fortificazioni e della torre del porto.

Nel 1650 i saraceni fanno saltare la torre di guardia del porto con barili di polvere.

Nel 1695 viene occupata per un breve periodo dai francesi che vorrebbero interrompere le comunicazioni tra Napoli e  Spagna, poi invece riconquistata da quest’ultima. Nel trattato di Rijswijk del 1696 viene riconisciuta la sovranità di Farnese sull’arcipelago

Nel 1734 diventa dominio dei Borboni per cessione dei Farnese a Carlo III di Borbone. Vennero dati vantaggi alle popolazioni ischitane per risiedere sull’isola di Ponza. Con la cessione del trono di Napoli da parte di Carlo III a Ferdinando IV, suo figlio, le isole pontine si trasformarono in fiorenti colonie. Si diede sviluppo al progetto difensivo ed urbanistico. E questa era anche l’affermazione della sovranità di Ferdinando IV contro lo stato pontificio. Sul finire del 1700 vengono eseguiti rilevamenti per il porto di Ponza e di Ventotene. Sempre in quel periodo viene costruito anche il forte Papa a Le Forna per motivi difensivi.

Nel 1757 un gruppo di navi pontificie, maltesi e napoletane sconfigge una flotta turca e pone fine alle scorribande dei pirati. L’isola ancora una volta rinasce.

Nel 1770 le isole sono assegnate alla diocesi di Gaeta.
Dal 1771 al 1793 vengono realizzati importanti strutture che portano alla nascita dell’attuale porto e della torre fortificata. Tra le realizzazioni spuntano anche la scalinata di Cala Inferno, la chiesa neoclassica dell’Assunta e il collegamento stradale con Ponza porto-Le Forna dove c’è un’insediamento di coloni. Fra i nomi dei rinnovatori quello di un giovane architetto Francesco Carpi, allievo del Vanvitelli. Tutto il lavoro verrà visionato dal Maggiore del Genio Antonio Winspeare.
Nel 1771 nelle isole si registra una forte crescita della popolazione dovuta alle migrazioni degli abitanti colpiti dall’eruzione del Vesuvio.
Nell’agosto del 1772 con una grande cerimonia il vescovo di Gaeta, nomina S.Silverio patrono dell’isola. Le opere murarie del porto di Ponza verrano terminate nel 1779.
Nel 1789 un censimento indica che la popolazione è 969 abitanti.
Sul finire del XVIII secolo sbarcano a Ponza molti studiosi di scienze naturali e geologia tra cui sir William Hamilton e Deodat de Dolomieu. La rivoluzione francese innescherà anche nell’isola i nuovi ideali di libertà e giustizia. Gruppi di rivoluzionari appoggiati dalle truppe napoleoniche costrinsero, a Napoli, a far ritirare i borboni sotto la protezione inglese. Francesco Carpi e Luigi Verneau guidarono le milizie di Ponza che aderirono alla repubblica di Napoli. Questa rivoluzione partenopea falli e il Verneau venne impiccato a Ponza. L’isola venne sucessivamente conquistata dagli inglesi e con il ritorno di Ferdinando si ristabili la pace.
Nel 1806 i francesi occupano l’italia meridionale, ma Ferdinando mantiene il possesso delle isole. L’anno successivo il principe di canosa assumerà il governo di Ponza e cercherà di organizzare la liberazione di Napoli. Negli anni successivi i francesi arrivano a Ponza portando il telegrafo a Monte Guardia. Altro passaggio di mano nel 1813 dell’isola dai francesi agli inglesi. Il trattato di Vienna del 29 aprile 1815 restituisce le isole ai borbone.
Nel 1820 l’isola diventa luogo di rilegazione, voluto dai borbone.
1852 il primo collegamento regolare tra Ponza e Napoli.
Nel 1857 Carlo Pisacane sbarca sull’isola per reclutare volontari che troverà nelle carceri dell’isola per formare poi una rivoluzione antiborbonica, soffocata nel sangue con lo sbarco a Sapri.
Nel 1861 Ponza entra nel nuovo Regno d’Italia. I primi decenni del nuovo regno sono caratterizzati da molte difficoltà, ma anche successivamente da importanti opere e lo sviluppo della flotta mercantile che faceva spola con la Sardegna e l’isola di La Galite in Tunisia.
1881, sviluppo demografico in crescita, popolazione residente 3739 abitanti.
Tra il 1868 e il 1898 vengono realizzati il traforo di S.Antonio e quello di Giancos e terminato il cimitero di Punta della Madonna.

I primi anni del ‘900 vedono lo svilupparsi dell’edilizia con la realizzazione di palazzi liberty nel centro storico.
Ponza diventa un centro turistico grazie anche al collegamento stabile con Napoli e Anzio. Si inizierà la ristrutturazione del porto.
Lo scoppio della I guerra mondiale arriverà anche a Ponza, un sottomarino austriaco affonda un veliero a motore in cui perderanno la vita 35 ponzesi.
Il periodo tra le due guerre vede una fase migratoria. In questo periodo nasce la Spam, Società Partenopea Anonima di Navigazione che garantirà il collegamento tra Ponza e il continente fino al 1975. Sostituita poi da Caremar.
Nel periodo fascista viene costruita la centrale elettrica, resa carrabile la strada fino a le Forna e ripopolate alcune zone della flora mediterranea. Ma in questi anni il fascismo istituisce il confino agli oppositori più scomodi.

Nel 1928 apre il cofino politico fascista.
Nel 1931 c’è la massima espanzione per Ponza; 6827 abitanti.
Con l’inizio della seconda guerra mondiale si apre un nuovo periodo di ristrettezze e disagi.
Nel 1934 viene sistemato il bacino portuale, ritrutturando banchina e scalo. Nel ’35 apre la miniera di Bentonite a Le Forna e quella del caolino in altre zone.
Il 24 luglio 1943 viene affondato il piroscafo “S.Lucia” da parte di quattro aerei Hurricane inglesi nello specchio di mare antistante lìisola di Ventotene. Era un traghetto che trasportava uomini, donne, coppie di sposi, neonati e alcuni militari di leva, ma non era armato. Gli aerei inglesi si accanirono più volte sulla piccola nave che alla fine, cercando di farla spiaggiare, si spezzo dopo l’ultimo siluro ed affondò. Da Ventotene partirono i soccorsi che recuperano degli uomini, tra cui il comandante in fin di vita. Il messaggio arrivò a Ponza tramite la stazione di Monte Guardia.Oggi viene ricordata tutti gli anni quella tragica vicenda con una solenne cerimonia.

Nel 1939 chiude il confino politico, mentre fino alla fine della guerra sarà sede di concentramento per i prigionieri di guerra.
Lo stesso Benito Mussolini sarà prigioniero in località S.Maria nel 1943.
La fine della guerra darà uno sviluppo aller risorse ittiche e agricole e farò rivivere Ponza come meta turistica dal 1950.
Nel 1956 viene realizzato il braccio esterno frangiflutto del porto.
Nel 1975 chiude la miniera Samip.

Dagli anni ’60 si assiste ad una crescita del turismo. Ponza si trasforma ancora ed oggi è di nuovo un fiore all’occhiello della nostra Italia.

Tornando al 2012:Si arriva facilmente a Ponza da Anzio, Terracina e Formia, ma anche da Napoli. Sull’isola è possibile la circolazione delle auto private solo in direzione Ponza porto – Le Forna. Non si può circolare a Ponza porto, ma non c’è una grande rete per cui sfruttare l’auto. Meglio visitare a piedi tutti i vicoli e le stradine spesso completamente bianche e affittare una moto o un’auto per raggiungere gli altri posti. I ponzesi sono persone molto ospitali e disponibili a dare le giuste spiegazioni. Non farebbe sicuramente male un pò più di pulizia in generale, ma siamo in un’isola con un porto e tutto sommato; il bello di Ponza è anche non avere il vialetto che porta al mare completamente lastricato e senza erbacce. Inoltre qui il tempo scorre in maniera diversa rispetto alle grandi città industrializzate, e pure questo è il bello di Ponza.

Alcune spiagge sono momentaneamente chiuse per assicurare una certa sicurezza (2012), vi ricordo che l’isola è di roccia poco consistente e le coste sono a picco sul mare. Ma per godere appieno del mare è necessario avere un’imbarcazione con cui fare il periplo dell’isola per vedere cose magnifiche, e che possono essere viste solo dal mare. Un’imbarcazione può essere presa facilmente a nolo al porto di Ponza. Citando qualcuna delle meraviglie da osservare dal mare: il ventaglio di roccia a strampiombo sul mare di Chiaia di Luna, l’approdo romano e le traccie dell’acquedotto a Cala Inferno, le murenarie della villa romana presso il porto, la spiaggia del frontone, le piscine naturali a Le Forna. L’approdo romano a Zannone. La cattedrale a Palmarola.

Condividi questo articolo

2 commenti per Arcipelago Ponziano: Isola di Ponza (2)

  • arturogallia

    bello vedere come si passi dai Romani ai Borbone in così poche righe… senza citare i Farnese, S.Silverio e molti altri avvenimenti e persone che furono importanti per l’isola…

  • mabbond

    Grazie Arturo, il tuo commento mi ha permesso di approfondire alcune parti storiche di Ponza molto importanti. Me ne scuso se nella prima stesura erano saltate.
    In realtà l’articolo voleva solo essere il resoconto di una bella vacanza, ma come non inserire anche alcuni accenni storici?

    Ringrazio anche la redazione per le correzioni della mia bozza.

Devi essere collegato per poter inserire un commento.