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Non c’è pace per la “bianca” scogliera di Frontone

la Redazione

 

E’ uscita da appena qualche giorno l’ordinanza n. 34 del Comune di Ponza avente per oggetto Scogliera realizzata dalla Regione Lazio a Frontone – divieto di accesso e di utilizzo e già c’è un gran parlare intorno.
Ovviamente in termini negativi poiché i divieti in una società permissiva di norma non piacciono mai.

L’ordinanza riguarda la scogliera bianca di Frontone che, fin dalla sua prima pietra, o meglio dal suo primo pezzo di roccia, ha fatto discutere sia per come è stata concepita sia per le sue finalità.
Tra le tante osservazioni formulate una, abbastanza importante, riguarda l’utilizzo della roccia calcarea al posto di quella lavica caratteristica dell’isola per i cui risvolti negativi, in termini economici e chimici, rimandiamo il lettore al documentato intervento di Dante Taddia che ne ha scritto su questo sito il 22 maggio 2019 in qualità di geologo e di persona rispettosa dell’ambiente e innamorata di Ponza.
Ma ormai quello che è fatto è fatto e bisogna solo adoperarsi per capirne bene la funzione e attenuare le limitazioni che la sua presenza comporta.
Cerchiamo allora di analizzare questa ordinanza per vedere cosa dice.

Innanzitutto rimarca che il progetto è della Regione Lazio e questo bisogna tenerlo sempre presente nel momento in cui si fanno degli appunti, nel senso che le critiche quando vengono mosse non devono andare in un’unica direzione ma all’indirizzo di tutti gli enti responsabili.

L’ordinanza ricorda che la scogliera è stata realizzata per mitigare il rischio idrogeologico nella zona di Frontone con il consolidamento delle scarpate e dei versanti interni (primo capoverso) e riferisce che comunque quella scogliera è stata finora attraversata dai bagnanti, cosa nota alla Regione, per raggiungere le strutture ubicate alla sua destra (terzo capoverso).
Per quanto a noi noto, fino all’emissione dell’ordinanza del 16 luglio, non risultano mai decretati prima d’ora né divieti di accesso né di transito.
Questi vengono sanciti, con l’ordinanza n.34, in seguito ad alcuni incidenti occorsi nei giorni scorsi durante l’attraversamento.
Ma, si badi bene, è un provvedimento cautelare nelle more che la Regione, competente in materia essendo l’ispiratrice della sua realizzazione, assuma, interessata al riguardo dal Comune, delle scelte e delle opportune azioni tese a rendere di nuovo percorribile quella scogliera (settimo capoverso).
Certo la Regione potrebbe pure decidere di interdirne definitivamente l’attraversamento ma ci si augura che non lo faccia trovando responsabilmente una soluzione che venga incontro ai desiderata dell’Amministrazione e degli utenti.
Il divieto di cui all’ordinanza nasce, quindi, come provvedimento provvisorio la cui urgenza è dettata dall’esigenza di assicurare l’incolumità delle persone, che, in quanto obiettivo primario riguardante la salute dei cittadini, va tutelato al di sopra degli interessi privati e quelli economici.
Questo il contenuto dell’ordinanza.

Quali osservazioni possiamo fare?

La prima cosa che  viene in mente è che quella scogliera, in seguito ai danneggiamenti subiti a causa delle mareggiate dello scorso inverno, avesse bisogno di interventi immediati atti a ripristinarne la sicurezza. L’episodio dell’incidente capitato ad una turista di Bologna agli inizi di giugno di quest’anno (articolo di Repubblica del 9 giugno 2021) consigliava di agire con tempestività nella previsione che con la frequentazione estiva il transito di turisti sulla quella scogliera sarebbe sicuramente aumentato e con esso il rischio di altri incidenti.

La seconda cosa è  che un po’ tutti, tranne gli enti che hanno preso le decisioni, avevano intuito che quell’opera probabilmente andava pensata, progettata e realizzata in maniera diversa.

 

All.ta in formato  .pdfOrd_34.2021

 

 

1 commento per Non c’è pace per la “bianca” scogliera di Frontone

  • Luisa Guarino

    Scogliere a Ponza ce ne sono sempre state (che questa di Frontone sia brutta, sconnessa, pericolosa, costruita male è un dato di fatto), però tutti credo abbiano sempre saputo che il loro uso non è lo stesso di un viottolo o un sentiero. Quando eravamo ragazzini frequentavamo quella della Caletta del porto, di dimensioni più ridotte rispetto a oggi. Sapevamo benissimo che non dovevamo andarci: ci andavamo lo stesso, cadevamo e ci facevamo male. Cercavamo (vanamente) di nasconderlo a genitori e zii. Nessuno dei familiari si sarebbe mai sognato di denunciare il Comune. Forse noi bambini di allora eravamo più intelligenti, preparati e saggi di certi adulti di oggi?

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