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d-05 foto-02 scotti-e-bis 114 la-spiaggia Spugne e astroides si contengono lo spazio

Progetto futuro

di Francesco De Luca

 

Così voglio titolare questa rubrica che coltiverò anche in seguito perché desidero contribuire a stimolare pensieri su quanto l’isola dovrà affrontare negli anni a venire. Vorrei non soffermarmi alla sola descrizione del paesaggio fisico-umano bensì da essa promuovere una riflessione propositiva.

Difficile è…
E’ difficile pensare che questa isola possa diventare fra qualche mese oggetto ambìto di vacanze.
Attualmente si combina un ostico connubio fra il plumbeo del cielo, l’ancor più scostante mare e la desolante aria mesta del paese.
I luoghi più frequentati come il porto o le banchine vedono persone immalinconite e stufe. Di cosa? Di essere sole, di doversi confrontare ogni giorno con la precarietà degli ormeggi, della casualità degli incontri, degli scambi, dei saluti.

L’isola in qualche modo protegge dai contagi virali a causa della rarità degli incontri sociali ma aggrava lo stato d’isolamento, connaturato alla vita isolana. In più c’è il grigiore invernale che incombe e, in più, l’assottigliamento, lento e progressivo, della comunità umana.

E’ difficile, in una combinazione di fattori così negativa, riuscire ad immaginare che la prossima estate possa capovolgere ogni aspetto di questo desolante quadro e… ravvivare le strade di persone a passeggio, e vedere come la comunità dispiega le sue offerte commerciali, di ristoro, di svago, di semplice godimento del luogo. Che rimane fascinoso nelle sue caratteristiche naturali  anche in questo bigio inverno ma… lo stridere del porto alle raffiche del ponente si fa notare se c’è chi dà peso alle tensioni delle cime e allo strofinìo delle murate dei gozzi, o avverte i sibili dei fili dei lampioni, se c’è chi questo avverte e distingue e cala le percezioni nell’intimo, facendole  diventare emozioni… allora sì che l’isola può diventare luogo di esistenza umana. Diversamente è arena in cui gli elementi si agitano e confliggono con indifferenza.

Accade tutti gli anni. Così è da decenni. L’isola dello squallore invernale diviene, col mutare delle stagioni, l’isola della festevole estate. Sarà così anche quest’anno?

Al sopraggiungere dell’ estate 2020 si pensava che, a causa della pandemia, il turismo isolano sarebbe stato penalizzato. E’ avvenuto il contrario. Ma le situazioni non si ripetono. Attendersi la replica è imprudente. E’ evidenza comune che la realtà muta in modo drastico e pertanto bisogna prevenire il cambiamento.

Ponza gode di combinazioni strutturali privilegiate. E’ al centro fra Campania e Lazio, fra Roma e Napoli; è un’isola vera non stravolta dal turismo di massa; ha bellezze naturali di qualità. Ponza ha però anche difetti evidenti. Soffre di un divario di residenzialità fra estate e inverno; di un conseguente divario esistenziale stridente e pericoloso; di poca cura del territorio paesano; con conseguente pochezza di stimoli archeologici, storici, folcloristici, naturalistici.

Il tutto ha dato forma ad una dimensione leggera della ‘stagione turistica’, perché precaria, fragile, soggetta più a fattori esterni che a quelli interni.

Alla luce di quanto detto, come prevenire il cambiamento? A mio vedere, senza ricorrere alla sfera di cristallo che non ho e che non saprei utilizzare, mi appare utile che occorrerebbe consociare gli intenti, consorziare le attività, al fine di affrontare il futuro con un fronte di competenze, di volontà, di disponibilità finanziarie. E non con soluzioni individuali, talora in contrasto fra loro. Anche in considerazione del fatto che i mutamenti oggi implicano più fattori, di diversa natura. Giacché la pandemia si affianca all’inflazione, all’esodo dei diseredati dagli Stati in guerra, alle teorie sovraniste, alle nefaste influenze climatiche.

Ponza ha un limitato territorio; ha una fragilità costituzionale; ha un equilibrio eco-sistemico intoccabile; ha una comunità sociale dalla instabile residenzialità; ha la sua unica fonte economica nel turismo.

Come combinare tutti questi fattori in modo proficuo e salutare?

A me, da osservatore interessato, viene da dire che è tutta l’organizzazione della vita ponzese da dover essere manomessa.

Il turismo va ripensato nella sua dimensione quantitativa. Il paese può ospitare in modo ottimale un numero limitato di ‘vacanzieri’. Identico criterio dovrebbe essere usato per i natanti ospitati.
La portualità  andrebbe ridefinita nelle strutture attuali e in quelle da creare.
Andrebbero potenziate le opportunità eco-gastronomiche, naturalistiche, storico-archeologiche.
La residenzialità dovrebbe trovare agganci per sussistere anche in inverno.

Il tutto potrebbe essere racchiuso in un ‘modello di sviluppo’ che punti sulla ‘sostenibilità’. Cosa voglio dire? Voglio dire che non è sano privilegiare l’aspetto economico dell’isola e non vederlo in equilibrio con quello residenziale, così come stride il divario fra l’agglomerato urbano del Porto con quello di Le Forna, allo stesso modo il territorio deve trovare maggiore cura contro l’arroganza consumistica.
E così mettere sullo stesso piano la sanità, le scuole, lo svago, le comunicazioni marittime, la viabilità, la ricezione in alloggi, gli attracchi portuali, le soste in cale, la balneabilità. Un’attenzione alle coste e al mare delle cale da doversi combinare con progetti universitari affinché il mare non degradi e le cale trovino accesso da terra. Una decisa propensione verso le ‘energie pulite’ per sorreggere il rifornimento idrico, le comunicazioni dei veicoli, l’alimentazione elettrica.

Sono  ‘scenari’ mirabolanti, lo ammetto, ma è nei periodi di sconvolgimento che si partoriscono soluzioni innovative. Occorre pensare in grande per riuscire a modificare nel piccolo!

A questo punto non vorrei essere tacciato per un ‘delirante’, e perciò ammetto che quanto scritto deve trovare ‘tavoli di lavoro tecnici e politici’ per acquistare corpo di ‘progetto’. Ma la mia dimensione non mi permette altro. Confido che questo ‘futuro’ così delineato trovi  ‘altre sedi’  e altre volontà e competenze dalle quali trarre concretezza.

 

NdR: tutte le immagini inserite nell’articolo sono di Silveria Aroma

 

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