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Storie di paese. La sera del giorno del matrimonio

di Rinaldo Fiore

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Sandro, il tuo pezzo sul “Tornare” mi ha innescato qualche ricordo, che volentieri condivido
Rinaldo

Quando si torna in un posto familiare, nella propria nicchia, si scatenano sentimenti ed emozioni che ci fanno sentire vivi.
La parola “tornare” mi evoca alla memoria il tornare al mio paese, a storie narrate direttamente dagli “attori”, a luoghi familiari.

Era circa il 1930 quando Gaetano decise di festeggiare con gli amici il matrimonio che aveva fatto la mattina, seguito dal pranzo di nozze ristretto a pochi parenti stretti. Per l’occasione Gaetano si era vestito tutto a nuovo con un completo che era costato un sacco di soldi assieme a scarpe e camicia.
Verso le sette e mezza di sera aveva salutato la giovane sposa dicendole: – Vache ’na po’ co’ Giuseppe e Attilio e torne subbete.
– Me raccomanne Gaeta’ vi’ priste!
– aveva risposto la sposa.
Così Gaetano era andato all’osteria che stava parecchie scalinate sotto casa sua, e tra un bicchiere e un altro, e chiacchiere  e risate a non finire, il tempo passava e il vinello aveva già fatto il suo dovere, perché tutti e tre erano ubriachi.
Verso le ventitré Gaetano decise di tornare a casa e, dopo aver salutato gli amici, decise di avventurarsi per il viottolo, che stava quasi di fianco alle scale, per far prima. Nei giorni precedenti aveva piovuto e il viottolo era fangoso per cui, traballando traballando, Gaetano cadde in terra e rotolò nel fango: era stato tradito da una pietra d’appoggio!
– Pe’ la Madonna, te pozza cala’ lu tocche, pe’ la Maiella, e mo che me dice mogliema! E mo comme facce?
E allora Gaetano, con la testa confusa da tutto il vino che aveva in corpo, ebbe l’idea di mettersi la giacca al contrario così che Maria non si sarebbe accorta di niente. Così fece, sporcando anche la camicia con tutta quella lota… Le scarpe si salvarono perché non le poteva rivoltare, e così Gaetano arrivò a  casa.
Cercò di aprire la porta ma stranamente era chiusa e quindi fu costretto a bussare. Immediatamente la porta fu aperta da Maria, sua moglie che l’aspettava seduta accanto alla porta con un manico di scopa tra le mani.
– Chesta è l’ora pe’ turna’?
– Mari’ scusame, ma s’è fatte tarde!
Maria intanto si era resa conto che il marito era tutto sporco e disse: – E che te si’ fatte a lu vestite nuve, e la camicia e le scarpe!
Maria si alzò in piedi e cominciò a mena’ mazzete co’ lu manico de scopa a Gaetano che cercava di evitarle girando attorno al tavolo e alle sedie… mentre spiegava bene al marito come stavano le cose:
– Chiste mazzete so’ pecché si ’revete tarde, chiste so’ pecché te si’ spurcate rovinande lu vestite e la camicia, chiste so’ mazzete pecché nun si’ a lu litte cu ’mme!
E Maria menava di brutto a Gaetano, finché non decise che era tempo di smettere e di andare a letto, non trascurando di dire a suo marito: – Gaeta’, cumportate bene sennò so’ mazzete! E andarono a letto…

Quella coppia visse assieme felicemente ed ebbe tre figli:  “le mazzete” avevano avuto un buon effetto!

I luoghi in cui la vicenda si era svolta fanno parte della mia memoria, quel viottolo fangoso l’ho percorso innumerevoli volte quando era secco, anche se l’osteria non c’era più… Ecco che la memoria fa riemergere i sentimenti e le emozioni dalle proprie radici, ecco il tornare al mio paese, anche solo con il pensiero…

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