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8 gennaio 1810: cosa accadde a Ponza? (3)

proposto da Francesco De Luca

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Tutto questo l’ho saputo in seguito. Come tutti, parenti compresi. Se l’avesse soltanto immaginato la madre, sarebbe scesa da quel balcone per chi sa quale ulteriore tragedia!

Negli anni a seguire non se ne parlò tanto. O meglio io non ne sentii parlare. Forse perché andai a studiare a Napoli, e lì nei circoli accademici si era ipnotizzati dalle conquiste ottenute dalla Francia, grazie alle armi di Napoleone.

A Napoli potei constatare che più Napoleone e la sua armata stravolgevano la cartina politica dell’Europa, più Ferdinando IV, il nostro amato sovrano, si rintanava nella paura e nell’inerzia. Per imitazione anche il popolo napoletano si trascinava nell’apatia. Troppe anime ne volevano agitare la furia.

Ferdinando IV di Borbone

Il re, fuggito in Sicilia, lasciò la moglie Maria Carolina che, sebbene più determinata, non seppe costruire un fronte solido contro l’avanzata dei Francesi. Tentò di organizzare truppe da guerriglia. In questo riuscì bene, ma erano tutte prezzolate, tutte tenute assieme dal miraggio di un buon guadagno o di una ricompensa, ad avvenuta restaurazione.

Maria Carolina d’Austria, regina di Napoli e moglie di Ferdinando IV. Di Anton Raphael Mengs; 1772

Conoscemmo molto bene, noi Ponzesi, la litigiosità, l’insofferenza, la delinquenza di quelle truppe, affluite a mano a mano che i Francesi si impadronivano del Regno, mentre le isole rimanevano ancora governate dai Borboni. Esse, le isole, assunsero la funzione di avamposti da cui intraprendere azioni militari di fastidio o di contrattacco verso i conquistatori d’ oltralpe.

A Ponza non c’era alloggio che non fosse condiviso coi militari. A Le Forne erano ospitati le truppe albanesi, sugli Scotti bivaccavano quei facinorosi sanfedisti chiamati masse, al comando di fra’ Diavolo. E poi ancora c’erano gli ex-detenuti fuggiti da Gaeta, e altre squadracce, dirottate a Ponza per essere utilizzate in improbabili spedizioni terroristiche. E i corsari ? Sì, proprio così. Maria Carolina rinverdì l’usanza di accordare “mandati” di corsari anche ad alcuni ponzesi proprietari di vascelli. Compito ufficiale era quello di ostacolare i traffici per mare, fare scorribande intimidatorie sulle coste.

A coronamento conclusivo la regina inviò come comandante supremo di quest’accozzaglia di gente malfamata il Principe di Canosa. Il quale, fra i difetti peggiori, aveva quello di essere caratterialmente predisposto ad esagerare la faziosità. Complotti da sventare erano un suo passatempo così come creare trame dalle quali uscire vincente.

Antonio Luigi Raffaele Capece Minutolo, principe di Canosa

Chi pagò di più per quell’atmosfera di diffidenza e di reciproco sospetto furono i Ponzesi. Ormai non più padroni delle loro case, distolti dai lavori abituali nei campi e nella pesca, costretti a difendere dalle soldataglie le mogli, i figli, la proprietà.

 

[8 gennaio 1810: cosa accadde a Ponza? (3) – Continua]

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