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Una canzone per la domenica. Se n’è andato Aznavour

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proposto da Sandro Russo

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Scelta quasi obbligata questa settimana per la morte (a 94 anni) di Charles Aznavour, chansonnier francese di origine armena, con la sua terra – vissuto come una lacerazione, uno sradicamento – sempre nel cuore.

Nato nel 1924 a Parigi da genitori armeni immigrati dalla Turchia e dalla Georgia, sfuggiti al genocidio perpetrato all’Impero ottomano (1915), Aznavour si è sempre battuto per la causa armena, con un’intensa attività diplomatica che nel 2009 lo portò anche a diventare l’ambasciatore armeno in Svizzera, dove negli anni ’70 si era trasferito per problemi con il fisco francese.
Nel 1988), per un grosso terremoto nel suo paese d’origine creò una Fondazione Aznavour per l’Armenia tuttora attiva.

Compositore (musica e versi) forse il più prolifico di sempre – si parla di 1200 canzoni di cui solo una cinquantina tradotte in italiano: ricordiamo La Boheme, Com’è triste Venezia, L’istrione, La mamma, Io tra di voi) ha inciso più di 80 album in otto lingue, sei dei quali in italiano. Ha venduto oltre 180 milioni di dischi.

Mostro sacro della canzone, scoperto da Edit Piaf: presentava le sue esibizioni dopo un breve numero in coppia con il pianista Pierre Roche negli anni del dopoguerra (1947 e segg.); si è esibito in coppia con un gran numero di “grandi” della canzone francese, ma anche sulla scena italiana e mondiale (cantava in sette lingue).
E’ stato anche apprezzato attore: il primo film nel ’39, a 15 anni, poi una sessantina di ruoli tra cinema — Cocteau, Truffaut che nel ’60 gli darà il primo grande ruolo in Non sparate sul pianista, Chabrol, Lelouch, Schlöndorff fino a Ararat di Egoyan sull’Olocausto armeno — televisione e teatro.

Bravo Aznavour, ma rispetto alla mia generazione, irrimediabilmente vecchio.. Cantavamo pure le sue canzoni, ma non è stato un “faro” per noi, nati alla musica con il rock e il pop inglese e americano.
Ma riconosco che è stato un precursore su molti temi… non solo come musicista, ma anche come paroliere, nella tradizione dei Brassens, Trenet, Brel…
Già nel 1972, con “Comme ils disent” cantava con parole delicate la vita non troppo felice di un omosessuale en travesti (per questo ebbe problemi con la censura: era un tema troppo osé anche per la Francia dell’epoca; in Italia non è arrivata neanche).
Ecco le parole:

Comme ils disent

J’habite seul avec maman
Dans un très vieil appartement
Rue Sarasate
J’ai pour me tenir compagnie
Une tortue deux canaris
Et une chatte
Pour laisser maman reposer
Très souvent je fais le marché
Et la cuisine
Je range, je lave, j’essuie,
À l’occasion je pique aussi
À la machine
Le travail ne me fait pas peur
Je suis un peu décorateur
Un peu styliste
Mais mon vrai métier c’est la nuit.
Que je l’exerce en travesti :
Je suis artiste
J’ai un numéro très spécial
Qui finit en nu intégral
Après strip-tease
Et dans la salle je vois que
Les mâles n’en croient pas leurs yeux.
Je suis un homme, oh!
Comme ils disent 

Vers les trois heures du matin
On va manger entre copains
De tous les sexes
Dans un quelconque bar-tabac
Et là on s’en donne à cœur joie
Et sans complexe
On déballe des vérités
Sur des gens qu’on a dans le nez
On les lapide
Mais on fait ça avec humour
Enrobé dans des calembours
Mouillés d’acide
On rencontre des attardés
Qui pour épater leurs tablées
Marchent et ondulent
Singeant ce qu’ils croient être nous
Et se couvrent, les pauvres fous
De ridicule
Ça gesticule et parle fort
Ça joue les divas, les ténors
De la bêtise
Moi les lazzi, les quolibets
Me laissent froid puisque c’est vrai.
Je suis un homme, oh!
Comme ils disent

À l’heure où naît un jour nouveau
Je rentre retrouver mon lot
De solitude
J’ôte mes cils et mes cheveux
Comme un pauvre clown malheureux
De lassitude
Je me couche mais ne dors pas
Je pense à mes amours sans joie
Si dérisoires
À ce garçon beau comme un Dieu
Qui sans rien faire a mis le feu
A ma mémoire
Ma bouche n’osera jamais
Lui avouer mon doux secret
Mon tendre drame
Car l’objet de tous mes tourments
Passe le plus clair de son temps
Au lit des femmes
Nul n’a le droit en vérité
De me blâmer de me juger
Et je précise
Que c’est bien la nature qui
Est seule responsable si
Je suis un homme, oh!
Comme ils disent

Ascoltiamo insieme una sua canzone dal vivo, del 2004, poco (o niente) conosciuta in Italia (sotto il video il testo francese e la traduzione).

Da YouTube: Emmenez-moi – (Portatemi) – esibizione di Aznavour dal vivo del 2004

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Emmenezmoi

Vers les docks où le poids et l’ennui
Me courbent le dos
Ils arrivent le ventre alourdi de fruits
Les bateaux

Ils viennent du bout du monde
Apportant avec eux des idées vagabondes

aux reflets de ciels bleus
De mirages
Traînant un parfum poivré de pays inconnus
Et d’éternels étés où l’on vit presque nus
Sur les plages

Moi qui n’ai connu toute ma vie
Que le ciel du nord
J’aimerais débarbouiller ce gris
En virant de bord

Emmenez-moi au bout de la terre
Emmenez-moi au pays des merveilles
Il me semble que la misère
Serait moins pénible au soleil

Dans les bars à la tombée du jour
Avec les marins
Quand on parle de filles et d’amour, un verre à la main

Je perds la notion des choses et soudain ma pensée
M’enlève et me dépose, un merveilleux été
Sur la grève
Où je vois tendant les bras l’amour qui comme un fou
Court au devant de moi et je me pends au cou
De mon rêve

Quand les bars ferment, que les marins
Rejoignent leur bord
Moi je rêve encore jusqu’au matin
Debout sur le port

Emmenez-moi au bout de la terre
Emmenez-moi au pays des merveilles
Il me semble que la misère
Serait moins pénible au soleil

Un beau jour sur un rafiot craquant
De la coque au pont
Pour partir je travaillerais dans la soute à charbon

Prenant la route qui mène à mes rêves d’enfant
Sur des îles lointaines où rien n’est important
Que de vivre
Où les filles alanguies vous ravissent le cœur
En tressant m’a-t’on dit de ces colliers de fleurs
Qui enivrent

Je fuirais, laissant là mon passé
Sans aucun remords
Sans bagage et le cœur libéré
En chantant très fort

Emmenez-moi au bout de la terre
Emmenez-moi au pays des merveilles
Il me semble que la misère
Serait moins pénible au soleil

Emmenez-moi au bout de la terre
Emmenez-moi au pays des merveilles
Il me semble que la misère
Serait moins pénible au soleil

La, la, la, la, la, la, la, la, la…

Portatemi…

Verso i bacini dove il peso e la noia
mi curvano la schiena
arrivano con il ventre appesantito dai frutti
i battelli

Vengono dalle estremità del mondo
portando con sé delle idee vagabonde
che hanno i riflessi del cielo blu
Sono miraggi
che trascinano un profumo speziato di paesi sconosciuti
e di estati eterne dove si vive quasi nudi
sulle spiagge

Io che in tutta la mia vita ho conosciuto
solo il cielo del nord
vorrei schiarire questo grigio
cambiando direzione

Portatemi ai confini della terra,
portatemi al paese delle meraviglie,
mi sembra che la miseria
sia meno penosa al sole

Nei bar alla fine del giorno
con i marinai
quando si parla di ragazze e di amore con un bicchiere in mano
io perdo il filo delle cose e di colpo la mia mente
mi rapisce e mi posa in una meravigliosa estate
sulla riva
dove vedo l’amore che tendendo le braccia come un pazzo
corre davanti a me e mi attacco al collo
del mio sogno

Quando i bar chiudono i marinai
tornano a bordo
e io sogno ancora fino al mattino
in piedi al porto

Portatemi ai confini della terra,
portatemi al paese delle meraviglie,
mi sembra che la miseria
sia meno penosa al sole

Un bel giorno su una barcaccia che scricchiola
dalla chiglia al ponte
Per partire lavorerei nel deposito carbone

e prenderei la rotta che porta ai miei sogni di bambino:
su delle isole lontane dove niente è importante
se non vivere,
dove le ragazze illanguidite vi rapiscono il cuore
intrecciando, mi hanno detto, collane di fiori
che inebriano

Fuggirei lasciando lì il mio passato
senza alcun rimorso,
senza bagagli e con il cuore libero
cantando fa squarciagola.

Portatemi ai confini della terra,
portatemi al paese delle meraviglie,
mi sembra che la miseria
sia meno penosa al sole

Portatemi ai confini della terra,
portatemi al paese delle meraviglie,
mi sembra che la miseria
sia meno penosa al sole
La, la, la, la, la, la, la, la, la…

Il mio interesse personale per Aznavour è legato stranamente da un altro aspetto della sua poliedrica attività: quella di ambasciatore della causa armena. È stato proprio grazie a lui e a altre fortunose circostanze che sono stato spinto ad approfondire la storia da quel travagliato popolo, le prove di sterminio a inizio secolo che atrocemente anticiparono la Shoah.

Ricordo il libro di Antonia Arslan (2004) e il film che ne hanno tratto i fratelli Taviani (2007) “La masseria delle Allodole” con Paz Vega, di cui so abbastanza; solo che non l’ho visto (i film di violenze e stermini e a volte non riesco proprio a vederli).

Charles Aznavour non ha mai fatto spettacoli in Turchia e ricordo le sue parole di pochi anni fa, quando nacque la questione del riconoscimento del genocidio armeno: “Mi duole molto che Israele non abbia riconosciuto il genocidio degli Armeni: fu quello il modello a cui i nazisti si rifecero per la Soluzione Finale degli Ebrei”.
Due popoli, un unico dolore. Ma la storia macina tutto e dimentica gran parte del passato. Grazie ad Aznavour anche per averne mantenuta viva la memoria.

 

Inviato da Isidoro Feola il 10.10

Una bella animazione del volto di Aznavour attraverso gli anni, sulle note de La Bohème:

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