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Se Capri “piange”… Ponza non ride

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di Luisa Guarino

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Quando ho letto sulla copertina de “il venerdì” di Repubblica di ieri il titolo “Povera Capri” non sapevo se sorridere o rimanere a bocca aperta.
Ho letto puntualmente il servizio all’interno di Marco Cicala e le due interviste di Chiara Gatti e Angelo Carotenuto, rispettivamente alla critica d’arte Lea Cicala e a Peppino di Capri.
Il sommario in copertina informa: “Alberghi, boutique, ristoranti: tutto va a gonfie vele come sempre. Eppure l’isola dei vip si lamenta. Su sanità, trasporti e scuola (udite udite – Ndr) si sente abbandonata dallo Stato. E chiede di essere dichiarata località svantaggiata”.
Oddio, ho pensato, ma questo è un déja vu! Sembra che si parli di Ponza.

Qualche settimana fa, apprendo, Capri ha aderito a una petizione promossa insieme ad altre località dell’Ancim, Associazione nazionale Comuni delle Isole Minori (chissà se anche Ponza ha partecipato – Ndr): si raccolgono firme per una legge di iniziativa popolare che modifichi la Costituzione dell’articolo 119, introducendo dopo il comma quinto questo principio: “Lo Stato riconosce il grave e permanente svantaggio naturale derivante dall’insularità e dispone le misure necessarie a garantire una effettiva parità e un reale godimento dei diritti individuali e inalienabili”. Il sindaco Gianni Martino precisa che per la sua isola non chiede soldi, ma più servizi con la terraferma.

Tutto a Capri, si legge ancora nel servizio di Cicala, rispetto al “continente”, costa un 30-40 per cento in più, merci e servizi: il gas esce ancora dalle bombole, i rifiuti salpano ogni giorno per Napoli. Sull’isola vivono circa 15.000 abitanti, Anacapri compresa, il cui numero in alta stagione raddoppia. Nelle giornate clou, sull’isola possono sbarcare 14.000 persone: autentiche orde, e ormai chi alloggia in albergo rimane in media due notti. “Mutatis mutandis”, un quadro che non differisce molto dalla realtà ponzese.

Ridimensiona un po’ il tutto Peppino di Capri, il quale riconosce alla sua isola un unico autentico disagio: c’è una grande umidità, specialmente a febbraio “ma dire che siamo disagiati…”. Angoli incantevoli, il porto assolutamente da evitare soprattutto in certi orari (come del resto a Ponza, dove arrivi e partenze sono uno dietro l’altro), un afflusso superiore alla capacità ricettiva dell’isola.
In queste descrizioni ci ritroviamo perfettamente. Però in questo caso mal comune… non è proprio mezzo gaudio. Per la cronaca, anche qui, come del resto a Ponza, la vita degli isolani è complicata: in inverno molti negozianti chiudono, un tempo esisteva un occhio di riguardo per i residenti, e la vita costava di meno.
Insomma, se Capri “piange” la nostra isola ha ben poco da sorridere.

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