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Epicrisi 176. Disquisizioni sulla solitudine dei numeri, sull’Europa e su qualcos’altro

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di Enzo Di Fazio

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Fino a venerdì sera avevo in mente di impostare questa epicrisi partendo dal viaggio fatto a Ponza in questa settimana e dalla mia permanenza per qualche giorno sull’isola; avevo in mente di raccontare delle chiacchiere fatte con la poca gente incrociata e degli umori degli isolani influenzati da questa strana e piovosa primavera.
Ma l’irruenza dell’articolo di Vincenzo sull’Europa, pubblicato ieri, ha stravolto i miei piani.
Al punto da ritenere importante dedicare una parte dell’epicrisi all’attuale momento politico, visto che da come sarà amministrata l’Italia nei prossimi mesi dipende il destino di tutti, isole comprese.

Ne parlerò verso la fine.

Intanto anche a Ponza attendono che il contratto pentaleghista decolli. Strizzano l’occhio alla flat tax con le due aliquote al 15 e al 20% e alla rottamazione delle cartelle ma fanno spallucce di fronte all’idea dell’istituzione di un Ministero per il Turismo.
Si stanno preparando all’ingresso della nuova stagione estiva e poco badano ai problemi dell’isola.

Qualche mugugno sulla banchina ancora non riparata quantunque il sindaco abbia assicurato la sistemazione a breve. Il danno risale al 12 settembre dello scorso anno ma sappiamo come va la burocrazia nel nostro paese, di cui anche il comune è un anello.

Anche la riparazione del terrazzo del faro della Guardia arriva dopo anni dalla pubblicazione del bando.
E’ passato in aprile il biologo marino Macali, è stato un mese a studiare le meduse scoprendo che “mangiano plastica”, ma l’abbiamo saputo dalla stampa. Dal 21 al 26 c’è stato il convegno sulla gestione delle riserve ittiche ma lo apprendiamo solo adesso.
Nella settimana scorsa c’è stato un incontro del sindaco con Acqualatina per fare il punto della situazione in vista della stagione estiva e per lavorare sulla depurazione per la Bandiera blu;  anche questo l’abbiamo appreso dai giornali.
E’ un peccato che la nostra disponibilità a fare informazione sia così tanto trascurata.

Vincenzo, con il suo articolo Ponza e la solitudine dei numeri, ha creato un po’ di maretta.
Interessante la sua analisi. I numeri riescono spesso, meglio di tante parole, a delineare un problema o a descrivere una situazione. Al di là della loro esattezza, che andrebbe verificata attraverso i riscontri con i dati forniti dagli organismi turistici di categoria e raccolti dall’Osservatorio Regionale del turismo, quei numeri sono emblematici di un fenomeno che da anni interessa la nostra isola e cioè quello della concentrazione di presenze in un arco temporale molto limitato cui fa da contraltare la desertificazione invernale. Posto che maggiori o minori affluenze possono essere determinate, al di là della capacità ricettiva, anche dalle condizioni climatiche, dalle mode, da eventi che in particolari momenti fanno da veicolo pubblicitario, bisogna essere consapevoli che lo sviluppo e la tenuta di un’isola come Ponza devono fare i conti con la sua fragilità.
Nell’arco di un anno ci sono stati tre crolli: Cala Fonte, Cala Inferno e di qualche giorno fa quello alla parete del cimitero. Non viene in mente a nessuno che forse non è stata mai posta la dovuta attenzione alla gestione del territorio? Nessuno si è mai chiesto che forse è arrivato il momento di porre un limite allo sbarco e alla circolazione di camion e auto che oltre ad inquinare, rovinano l’immagine dell’isola e ne minano la stabilità.
Ponza non può crescere a dismisura, o meglio la sua crescita è possibile solo proponendo un tipo di turismo alternativo a quello estivo. E le condizioni ci sono tutte per farlo: dal recupero dei sentieri del vino, alla rivalutazione delle colture tradizionali, dalla valorizzazione dei siti archeologici alla divulgazione della storia e dei luoghi del confino.
Si sta lavorando in questa direzione? Non lo sappiamo, visto che prevale la sensazione che l’isola sia gestita correndo dietro alle emergenze senza la possibilità di portare avanti quanto programmato e senza il coinvolgimento della comunità isolana.

Mmiezz’ ‘u mare ‘nu scoglio ce sta ricorda Franco che prendendo spunto da una vecchia canzone napoletana traccia con l’ironia del dialetto, opponendo alla pressione delle vicende sociali, il sorriso, lo stato di sempre di un’isola con i suoi limiti e le sue debolezze. Quell’isola può essere la nostra o un’altra, non importa. C’è sempre chi di quelle debolezze e di quei limiti si approfitta. E perché? …Pecchè ‘ndringhete ‘ndra..! 

E vengo all’articolo “Questa Europa...
Vincenzo parla dei sogni europeisti non realizzati e vede nell’esperienza di questo nascente governo la possibilità che quei sogni si realizzino. Peccato che quei sogni costano e, con un debito grande quanto un macigno, per poterli realizzare dobbiamo fare i conti con i nostri creditori.
Innanzitutto – è bene metterselo in testa – il comportamento dei mercati finanziari e lo spread non sono espedienti di certi giornali per mettere i bastoni tra le ruote all’avvio del governo del cambiamento e impedire l’applicazione del contratto. Un paese come il nostro con 2300 miliardi di debito, che è il secondo al mondo in valore assoluto, prima di spendere per tener fede alle promesse, deve preoccuparsi di mantenere buoni i suoi creditori, tra cui ci sono, al di là degli investitori esteri, tantissimi risparmiatori italiani, la cui fiducia ad ogni scadenza è messa alla prova

Non deve sfuggire che il debito di ogni paese ha una valutazione da parte delle agenzie internazionali di rating del cui giudizio, piaccia o no, dobbiamo tener conto perché anche quello influenza le scelte degli investitori. E può addirittura impedire alla BCE – la Banca Centrale Europea – di porre in essere le politiche di sostegno se quel rating, scendendo troppo, rende i nostri titoli “spazzatura”.
Non deve sfuggire che lo spread rappresenta il termometro dello stato di salute del paese e se sale troppo significa che costerà all’Italia, e quindi agli italiani, miliardi in più in termini di interessi.
C’è da augurarsi che il premier in pectore Conte nel dichiarare con una frase ad effetto, dopo aver ricevuto l’incarico da Mattarella: “sarò l’avvocato difensore degli italiani” sappia essere anche l’avvocato difensore dei risparmi degli italiani. I mali del nostro paese, come osserva Tano nel suo commento, non sono l’euro ma le tante politiche sbagliate e l’incapacità di cogliere le opportunità che l’Europa ha dato.

Insomma grattacapi e problemi vengono fuori dalle cose che ho raccontato finora, ma la settimana ha riservato anche scritti che sono in sintonia con la missione del sito e con l’impegno di parlare di isole e del Mediterraneo per quel rapporto ancestrale che ci lega a questo mondo fatto di naviganti, di storie di mare, di poesia, di arrivi e di partenze.

Avvincente la storia, pieni di sacrifici e di rigore, di Salvatore Sandolo e Maria Aprea (Il prestito 1 e 2) che sembra uscita dal libro “Ponzesi, gente di mare”, di cui Silverio al Brigantino nell’intervista a Radio Luna ci racconta la genesi e la realizzazione.


Suggestivo il ricordo di Alfonso Gatto e delle sue poesie nell’articolo di Salvatore Casaburi scritto in occasione di un viaggio fatto con lo sguardo perso oltre il finestrino, nel blu scuro del mare verso Salerno, città natale del poeta.
C’è poi Il mare di Erri De Luca, bell’articolo emerso in quel navigare su internet alla ricerca di qualcosa che ci manca e che casualmente, come quando si viaggia per mare, ci porta alla scoperta di un nuovo approdo. C’è una intervista di Federica Di Giovanni ad Erri De Luca nel 2015 – poi Erri che ha scritto l’introduzione al suo libro di fotografie Isole d’inverno – da cui emerge la complessa personalità di un uomo che non si è risparmiato, volontario contro la guerra in Bosnia, vicino ai migranti di Lampedusa, strenuo difensore della bellezza del territorio come bene comune.


I libri di Erri De Luca sono bellissimi e brevi e si fanno facilmente leggere nel corso di una traversata di mare, come suggerisce di fare Silverio ricordando Philip Roth, il grande romanziere americano scomparso recentemente.

La poesia e la letteratura, come il silenzio, fanno compagnia e spesso ci aiutano a dare una risposta alle domande, anche quelle più difficili, cui nel turbinio del vivere quotidiano non sappiamo rispondere.

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2 commenti per Epicrisi 176. Disquisizioni sulla solitudine dei numeri, sull’Europa e su qualcos’altro

  • Caro Enzo, sono d’accordo sulla sintesi ed anche elaborazione che hai fatto sul mio primo articolo quello che riguarda la critica di uno sfruttamento intensivo del turismo che segue la domanda e non crea una offerta a misura di isola.

    Sono, altresì stanco di sentire cittadini fare gli economisti preoccupandosi di quello che non gli spetta fare.

    Vedi noi tutti dobbiamo chiedere un’altra Europa; l’Europa sognata da Spinelli, una Europa Socialista, dei popoli e non dei mercanti.

    Fino agli anni ’90 in Europa c’era una politica liberale e un’altra socialdemocratica; ora c’è solo una politica liberista. Purtroppo sono scomparsi i Socialisti in Europa e se ne sente la mancanza; vanno ricostruiti quegli ideali di unità, solidarietà, pace e umanità che erano gli ideali che hanno ispirato i sognatori Socialisti.

    Abbiamo passati troppi anni a rincorrere politiche monetarie che ci hanno portato solo ad aumentare il debito, distruggendo tutte le conquiste sociali se non tutta la struttura industriale italiana.

    Il PD ha una responsabilità enorme per questo, il PD e lo stesso Napolitano.

    Ora è chiaro che questo governo giallo/verde non può piacere ad un socialista, ma un socialista sta sempre dalla parte del popolo e mai dei capitalisti che hanno strutturato nel tempo queste politiche che in Italia, in Europa e nel Mondo creano da una parte arricchimenti stratosferici per l’1% della popolazione e dall’altra arretramento di tutti i diritti democratici, nuovo schiavismo, guerre, emigrazioni epocali, distruzione ambientale.

    Il populismo, come viene chiamato erroneamente anche in Italia, non nasceva se a difendere gli interessi dei cittadini, dei giovani, delle classi lavoratrici, e dei pensionati ci fossero stati governi al servizio di questi interessi.
    Oggi il cittadino anche in Italia ha chiesto (con il suo voto) a queste, in parte nuove formazioni, di dare un segno di discontinuità verso tutte le politiche finora sviluppate. I giovani – e molti di questi al potere sono giovani abituati a volare da una nazione all’altra e da una cultura all’altra – certamente non auspicano i vecchi nazionalismi. Tutti chiedono una Europa che diventi veramente unita politicamente e socialmente. La vera sfida è la costruzione degli Stati Uniti di Europa per diventare veramente un punto di rifermento che serve ai popoli europei e all’intero pianeta.

  • Enzo Di Fazio

    Caro Vincenzo, non sono un economista e non mi sono mai atteggiato a tale. Sono un europeista convinto e in più di una circostanza l’ho dichiarato anche attraverso articoli pubblicati su questo sito. Condivido la tua posizione ideologica su una nuova Europa, un’Europa di Stati Federali non a guida Germania, che possa lavorare su tutte le ingiustizie che ci sono e per il bene comune di tutti i popoli che vi appartengono. Ma sono anche un pragmatico e parlo da addetto ai lavori.
    Le riforme contenute nel contratto di governo, quelle che costano come la flat tax, il reddito di cittadinanza e lo stop alla legge Fornero, non hanno copertura finanziaria e comportano un aumento del debito pubblico con cui finanziamo, è vero tante spese allegre, ma anche la sanità, gli stipendi dei dipendenti statali, tutti i servizi pubblici, ecc.
    Il bilancio dello Stato è come quello di una famiglia. Di norma si spende quello che si incassa e se qualche volta si contrae un debito bisogna avere il cosiddetto merito creditizio, cioè bisogna dimostrare di poterlo restituire e se si ottiene una proroga (come fa lo Stato con i BOT, i BTP e i CCT in scadenza) bisogna rafforzare nel creditore la certezza che il prestito gli venga restituito.
    Gli interessi che vengono applicati e che sono strettamente collegati allo spread sono anche quelli che determinano i tassi dei nostri mutui. E se aumenta lo spread aumenterà anche il costo del danaro.
    L’Italia ha un prodotto interno lordo di circa 1.800 miliardi ed un debito di 2300 miliardi. Mentre la ricchezza privata è di circa 10500 miliardi (mal distribuita, lo sappiano), di cui 4300 miliardi rappresentati da risparmi e ben 6200 da immobili. E il 77,4% delle famiglie italiane vive nella casa di proprietà.
    Perchè quel Pil è cresciuto così poco e quel debito è cresciuto così tanto le responsabilità sono da ascriversi a tanti malanni (corruzione, evasione, elusione) su cui si è fatto poco o nulla e a tante riforme non fatte (giustizia e pubblica amministrazione per citare le più importanti).
    E su quelle riforme non fatte spesso abbiamo avuto tiratine di orecchie dall’Europa.
    Quindi c’è innanzitutto una responsabilità interna che appartiene a tutti, cittadini ed istituzioni.
    Ci riuscirà la coppia Lega-M5S? Me lo auguro. Ma già la Flat Tax non mi sembra che faccia giustizia nella redistribuzione della ricchezza.
    Questa lunga premessa per dire che le cose da cambiare sono tante, che i mali sono innanzitutto all’interno del paese e, per quanto riguarda l’Europa, è vero che bisogna rifondarla ma non mostrando i muscoli e prendendo decisioni unilaterali. Perchè siamo un paese che, per il grande debito che abbiamo, non possiamo fare altro che negoziare.
    E francamente, con un Salvini sovrano che, all’indomani della vittoria di Trump, si dava appuntamento a Coblenza (Germania) con i maggior leader della destra europea dalla francese Marine Le Pen all’olandese Geert Wilders per propagandare l’uscita dall’Europa, e un Di Maio suddito, il patto Lega – M5S, per come è stato partorito e per tutte le contraddizioni che contiene, non riesce a farmi sognare.

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