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gennaro-di-fazio k2-33 l-01 59 Cunicoli semisommersi nei pressi delle cosiddette grotte di Pilato Spugne incrostanti bianche

Rompiamo il maledetto silenzio sull’Africa!

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di Alex Zanotelli (*)

 

Riprendiamo da Lazio Sud, pubblicato stamattina in versione integrale  .pdf su questo sito (leggi qui), un potente articolo di padre Alex Zanottelli. Non è un argomento che riguarda strettamente Ponza – si potrebbe obbiettare – né riguarda soltanto il Lazio sud: riguarda tutti noi!
La Redazione

 

Scusatemi se mi rivolgo soprattutto ai giornalisti, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo.
Per questo come missionario uso la penna (anch’io appartenendo alla categoria dei giornalisti) per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani.
Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.
So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economi-co-finanziari, per cui ognuno ha ben poche possibilità di scrivere quello che vorrebbe.

Non chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli stanno vivendo. I giornalisti abbiano il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava sull’Africa.

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga; sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.
È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugia-ti interni ed esterni; sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa; sul Centrafrica dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.
È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera; sulla Libia, dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato dalla nostra maledetta guerra contro Gheddafi; sul Congo, da dove arrivano i minerali più preziosi.
È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia, Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.
Sui cambiamenti climatici in Africa
che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile; sulla vendita italiana di armi a paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di pro-fughi (lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la vita per arrivare da noi. Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact, contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti. Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.
Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario.
L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa.

Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica. E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti.

Davanti a tutto questo non possiamo rimanere in silenzio (i nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

Prego tutti di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i media a parlarne. Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?
Non restiamo in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi.
Diamoci tutti da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

Alex Zanotelli

 

(*) Padre Alex Zanotelli è missionario italiano della comunità dei Comboniani. Profondo conoscitore dell’Africa, già direttore di “Nigrizia”, dirige ora “Mosaico di Pace”

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2 commenti per Rompiamo il maledetto silenzio sull’Africa!

  • Sandro Russo

    Impressionante, l’articolo sull’Africa di padre Zanotelli.
    Certe verità sono indigeste; pochi giornali, rarissimi registi hanno il coraggio di diffonderle.
    Un film “L’ordine delle cose”, passato di recente a Venezia dove è stato molto apprezzato, lo fa.
    Il regista Andrea Segre (pochi film, molta sensibilità e profondità: “Io sono Li” (2011); “La prima neve” (2013); parecchi documentari al suo attivo) sembra anticipare i tempi.
    “Per una di quelle coincidenze che accadono solo quando entra in gioco un elemento di ponderata preveggenza, lo stesso giorno in cui il film è stato presentato alla 74^ Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, l’Ansa riportava una dichiarazione del Ministro della Difesa Pinotti soddisfatta dei “dati molto confortanti per quanto riguarda gli afflussi sia di luglio sia di agosto”. Dati, ovviamente, che davano gli sbarchi in consistente diminuzione. Questo significava forse che il numero dei migranti fosse ‘miracolosamente’ mutato in consistenza? Assolutamente no. Significava solo che gli stessi avevano iniziato ad essere bloccati dalle forze libiche in cambio di consistenti esborsi di denaro. Il rispetto dei diritti umani faceva parte del prezzo pagato? Con un’alta dose di probabilità no” (G.C. Zappoli).
    Il film è un doloroso (per lo spettatore) smascheramento della falsità e della retorica di quanti dicono: “Gli africani… aiutiamoli a casa loro”, di cui parla appunto anche l’articolo di Zanotelli!
    E’ vero esattamente il contrario: “Chiudiamo bene la porta e buttiamo la chiave!”.
    Come se la forza della disperazione che muove milioni di persone fosse una porta che si può chiudere!

  • Enzo Di Fazio

    Padre Zanotelli nella sua denuncia mi ricorda tanto don Lorenzo Milani per essere come il prete di Barbiana irriverente, anticonformista e critico nei confronti dell’intelligenza progressista che ritiene responsabile, non meno di tante istituzioni e del mondo borghese di sinistra, dei silenzi sulle condizioni disumane degli emarginati.
    Girano troppe falsità sul pericolo dei migranti e da anni tutti i partiti della destra europea sul quel ventilato pericolo stanno costruendo le loro fortune.
    Se restiamo nell’ambito del nostro paese c’è un “piccolo prontuario” ideato da Emma Bonino per smontare punto per punto i pregiudizi sull’accoglienza. Vale la pena leggerlo. “Migranti, gli otto falsi miti da sfatare” questo l’articolo pubblicato dall’ Espresso il 13 ottobre 2016.
    Tra i temi trattati c’è quello del lavoro e sfugge ai più che il nostro paese è un paese di vecchi e che, per effetto del tasso di natalità prossimo allo zero, si ritroverà, da qui al 2025, con 1,8 milioni di persone in età lavorativa in meno che dovrà sostituire con gli immigrati (ovviamente regolari).
    Questi ultimi, peraltro, sono anche necessari per sostenere il nostro sistema pensionistico.
    Come ha dichiarato, appena qualche mese fa, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi di contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’Inps.
    Detto in altri termini molti migranti contribuiscono in parte a pagare anche le nostre pensioni.

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