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Da Ustica a Ponza: “A scuola di dissenso”

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La Redazione

 

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Da Antonio De Vito  abbiamo ricevuto un breve spaccato delle cerimonie che si sono svolte ad Ustica per i 90 anni dell’istituzione della colonia confinaria sull’isola.

Ricordiamo che quando entrò in funzione la colonia confinaria di Ponza, nel 1928, giunsero da Ustica 158 confinati, gli altri erano in carcere e molti di essi sarebbero arrivati più tardi.

Fra gli eventi dei due giorni dedicati al tema del confino di polizia, c’è stata anche la presentazione del volume “A scuola di dissenso”  di Ilaria Poerio, che sta svolgendo il suo dottorato di ricerca in Italian Studies presso l’Università del Reading (Regno Unito).

Lo studio presente nel libro sarà presentato qui a Ponza la sera del 4 agosto alle ore 22.00 sul Lanternino, come si può leggere nella locandina riportata.

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da Antonio De Vito

Anche “Il sovversivo” il 25 e 26 luglio a Ustica, dove si è parlato dell’infame esperienza del confino di polizia, anni ’20-’40 dell’altro secolo. Ho partecipato alla due giorni e anche a una tavola rotonda promossa dal Centro studi e documentazione di Ustica, ho presentato il mio libro a 90 anni dalla triste esperienza vissuta da Gramsci e poi da centinaia di oppositori del regime. La prigionia non era affatto una villeggiatura, come ha cianciato il cavaliere (ex) Berlusconi, offendendo tutti i quindicimila malcapitati mandati nei paesini sperduti del Sud e nelle isole, all’acqua verde, perché non contagiassero gli altri …

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Mio padre, il sovversivo col farfallino del libro, ci stette quasi nove mesi a Ustica, da aprile 1927 (Gramsci era già stato mandato in carcere a gennaio) all’inizio del 1928. E poi altri nove anni a Ponza, dove ebbe compagni al duol Giorgio Amendola e Sandro Pertini, fra tanti altri oppositori sconosciuti. Da ricordare e ringraziare Peppino e Felice De Vito, falegnami (anzi ebanisti) di Torremaggiore di Foggia, il paese di Nicola Ferdinando Sacco , assassinato con Bartolomeo Vanzetti nella civilissima (!) America nell’agosto 1927. Ma del confino, dei confinati che tennero
viva a nome di tutti la fiaccola della libertà, non si parla quasi più, tanto meno a scuola.

Questo appuntamento a Ustica, è servito a non dimenticare, a far rifiorire la memoria.

Il confino, a dispetto del fascismo, fu anche una Università, una scuola del dissenso (bello e utile compendio il recente libro di Ilaria Poerio, presentato in questa occasione) per preparare la classe dirigente post Liberazione. E ci riuscì in pieno. I sovversivi studiavano, non erano in “villeggiatura”. Onore a loro, a tutti i grandi nomi come Spinelli e Rosselli, ma anche ai tanti De Vito rinchiusi nel carcere a cielo aperto che era l’isola, luogo di sofferenza e di rabbia.
Un saluto a tutti, molto “sovversivo”, da Ustica, dopo la due giorni del ricordo e delle visite ai luoghi dei confinati, celebrazione cominciata proprio nel giorno della caduta del fascismo, 25 luglio 1943. Con tanta emozione, nel calpestare le antiche pietre. In ricordo di tutti i combattenti della libertà. Il torremaggiorese De Vito era lì con i fratelli Rosselli, con Riccardo Bauer, con Maffi , con Bordiga e Scalarini, e altre centinaia di oppositori del fascismo scomodi, pericolosi e perciò “deportati” e maltrattati e vigilati come i delinquenti. Proprio Peppino De Vito mandò ai famigliari la cartolina con la foto ora messa in locandina a Ustica, lui è al centro vicino alla bambina. L’occasione era il primo giorno della scuola nell’isola, cominciata su input di Gramsci e celebrata 90 anni dopo su quella piazza ora percorsa su e giù dai paesani e dai turisti, come inizio dell’Università dei confinati a Ustica e poi a Ponza, dove il sovversivo continuò ad opporsi e a soffrire con gli altri fruitori della “villeggiatura”.

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