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Il ruolo delle piccole isole nella migrazione degli uccelli

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segnalato dalla Redazione
Caccia

 

Ancor prima l’articolo era stato segnalato come link da Vincenzo Ambrosino in un suo commento ad un articolo di Adriano Sofri sul tema (leggi qui)
Lo proponiamo “in chiaro” dopo aver dato notizia del Convegno di Ischia in cui è stato presentato (leggi qui) e per l’interesse che ha nel contesto ponzese.

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Intervento di Francesca Buoninconti [*] al Convegno “Natura e cultura delle piccole isole” dell’edizione 2016 della Scuola Scienza & Società.

http://www.cittadellascienza.it/centrostudi/2016/04/il-ruolo-delle-piccole-isole-nella-migrazione-degli-uccelli/

Molte sono abitate, qualcuna è un po’ più selvaggia, qualcun’altra ancora è poco più di uno scoglio disabitato.
Le tremilatrecento piccole isole del Mediterraneo sono un luogo di sosta fondamentale per i milioni di uccelli migratori che ogni primavera si spostano dall’Africa verso l’Europa. Molti di loro pesano poco più di 10 grammi e affrontano un viaggio lungo oltre 10.000 km per mantenere la “promessa del ritorno”: arrivare ogni anno nello stesso luogo in cui sono nati per nidificare a loro volta.

Ma per tener fede alla promessa, devono attraversare due enormi barriere ecologiche: il deserto del Sahara e il Mar Mediterraneo. Il deserto, per quanto vasto e arido, è pur sempre terraferma su cui riposare anche all’ombra di un sasso, di una duna, o in un’oasi. Invece, cadere in mare significherebbe andare incontro a morte certa: nessun piccolo passeriforme migratore è in grado di nuotare o di riprendere il volo una volta caduto in acqua. Non ne sono capaci nemmeno altri migratori come i rapaci o le cicogne. E così le isole, le piccole isole, rappresentano l’unica possibilità di sosta per riposarsi e rifocillarsi per questi grandi viaggiatori.

Nonostante siano ancora tante le domande sul fenomeno migratorio che non hanno ottenuto piena risposta, una cosa è certa: durante la migrazione gli uccelli utilizzano le isole. Queste infatti funzionano proprio come stepping stones: “pietre di passaggio”. Noi umani per attraversare un ruscello senza bagnarci, saltiamo da una pietra a un’altra. Ecco, lo stesso fanno gli uccelli: sorvolano il Mediterraneo, “saltando” da un’isola a un’altra per raggiungere il luogo di nidificazione il prima possibile.

Su queste piccole isole, possono riposarsi, ripararsi dal sole, riprendere le forze e soprattutto ricostituire le riserve energetiche consumate durante il viaggio. Infatti, prima di iniziare la migrazione, gli uccelli accumulano le riserve energetiche sufficienti ad affrontare il viaggio. Entrano così in una fase detta di “iperfagia”: mangiano di più e più spesso, a volte anche cambiando completamente tipo di alimentazione [1] per mettere su velocemente peso, e accumulare il grasso che bruceranno durante il lungo viaggio.

Una volta partiti dai luoghi dove hanno trascorso l’inverno, gli uccelli migratori consumano rapidamente le energie accumulate, soprattutto in caso di venti contrari. È per questo che devono fermarsi a riposare e soprattutto a mangiare per ricostituire quelle riserve energetiche fondamentali per completare il lungo viaggio migratorio. Ed è che così che alle prime luci dell’alba (migrano di notte, nrd), scendono sulle isole per trovarvi ristoro. Ma solo chi ha necessità si ferma, chi è in buone condizioni continua il viaggio: arrivare il prima possibile, soprattutto per i maschi significa conquistare i territori migliori e avere più chances di riprodursi con successo.

Chi si ferma, dunque, deve trovare del cibo. Ma sulle isole, spesso, di insetti ce ne sono pochi e le bacche o la frutta in primavera ancora non sono mature. E allora va benissimo anche il nettare zuccherino dei fiori. Il nettare, infatti, presenta molti vantaggi: innanzitutto non è un animale, il che significa che non si può spostare né scappare, inoltre è molto energetico e facile da digerire. Un pasto perfetto, insomma, con il minimo sforzo.

Ogni primavera, quindi, sulle isole transitano centinai di migliaia di uccelli migratori. Un fenomeno ben noto agli isolani: i piccoli uccelli migratori per anni hanno costituito una delle rare fonti di proteine per gli isolani.

Dal 1992 però è entrata in vigore la legge 157/92 “Norme per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio”, che recepisce (con molto ritardo) la Direttiva europea 79/409/CEE, meglio conosciuta come Direttiva Uccelli (ora sostituita dalla 2009/147/CE). La 157/92 ha così stabilito che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è vietato cacciarla sia nel periodo di riproduzione, che durante la migrazione primaverile: quella verso i quartieri di nidificazione.

Purtroppo, però, una legge non è bastata a fermare questa carneficina. Ogni anno nel Mar Mediterraneo vengono abbattuti illegalmente fino a trentasette milioni di uccelli migratori. Sparati, intrappolati, catturati con il vischio e destinati alla morte. Purtroppo tra queste piccole isole, una primeggia su tutte: Malta. In barba a qualsiasi legge europea, e alle norme più elementari di conservazione delle specie, ogni primavera a Malta si consuma un massacro: vengono abbattuti 343 uccelli per chilometro quadrato, in un’isola che è lunga poco più di venti e larga appena quattordici chilometri. Subito dopo Malta nel primato per bracconaggio ai danni degli uccelli migratori troviamo un’altra isola: Cipro. Da soli gli abitanti di quest’isola, la terza per dimensioni nel Mediterraneo, abbattono 2,3 milioni di uccelli ogni anno, pari a 248 uccelli abbattuti ogni chilometro quadrato. In questa tragica e penosa classifica, troviamo però anche l’Italia. Con 5,6 milioni di uccelli abbattuti l’anno, l’Italia è il secondo stato del Mediterraneo, dopo l’Egitto, per numero di uccelli uccisi illegalmente. Un triste podio che si consuma per lo più nelle piccole isole e nelle adiacenti zone costiere italiane, soprattutto in Sardegna, Sicilia, Calabria.

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Le isole, quindi, sono sì un punto di sosta privilegiato per questi piccoli passeriformi in volo sul Mediterraneo, ma sorvolarle o atterrarvi può significare anche andare incontro alla morte per mano dell’uomo.

Proprio per il loro ruolo strategico, però, le piccole isole del Mediterraneo sono anche un luogo privilegiato per studiare gli uccelli migratori. È proprio per questo che, nel 1988, è nato a Ventotene il Progetto Piccole Isole (PPI), ideato da Fernando Spina e coordinato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Il PPI è un progetto internazionale, che a partire da Ventotene si è diffuso in 48 piccole isole e lembi di costa del Mediterraneo, coinvolgendo ben 7 Paesi, oltre l’Italia.

In questi 28 anni, è stato così possibile conoscere e monitorare la migrazione primaverile di numerose specie attraverso il Mar Mediterraneo, grazie a una tecnica particolare: l’inanellamento a scopo scientifico. Un metodo di ricerca basato sul marcaggio individuale degli uccelli tramite anelli metallici in lega leggera, diversificati a seconda della specie, della struttura delle sue zampe e del tipo di ambiente frequentato. Ogni anello è contrassegnato in modo univoco da una sigla e da un codice alfanumerico progressivo, e una volta applicato alla zampa dell’uccello lo rende identificabile e riconoscibile facilmente. Un po’ come la targa di una macchina, che è unica in tutto il mondo.

Grazie all’inanellamento, si riescono a valutare importanti dati fisiologici, come la quantità di grasso accumulato o il peso, e morfometrici di un individuo. Dati importantissimi per lo studio delle popolazioni. Ma è la successiva osservazione di un uccello già inanellato, attraverso una ricattura o un avvistamento, ad essere fondamentale: grazie a una ricattura possiamo conoscere ad esempio i percorsi effettuati, la durata dei voli, e in alcuni fortunati casi anche la velocità, e ancora possiamo ricavare dei record di longevità. Tutte informazioni che hanno un’importanza gestionale enorme.

Tra le isole italiane,  Ventotene, Capri, Ponza, Ustica, l’Asinara, Palmaria, Pianosa e anche Zannone, Giannutri, Montecristo, Capraia e Procida sono state, e molte sono tutt’ora, sede dei campi di inanellamento a scopo scientifico del PPI.

In questi 28 anni, nelle 48 stazioni del PPI sono stati inanellati oltre un milione di uccelli, appartenenti a più di 250 specie diverse. Un risultato eccezionale ottenibile solo su questi minuscoli lembi di terra, speso fragili e minacciati, che sono le piccole isole del Mediterraneo.

 

Note

[1] – Molti insettivori, durante l’iperfagia, diventano frugivori, privilegiano frutti e bacche che favoriscono la lipogenesi come il sambuco nero. Altri come cannaiole e luì, che invece rimangono insettivori, prediligono gli afidi: pidocchi delle piante che si nutrono della linfa e hanno lo stesso effetto del sambuco. In questo modo, in un solo giorno, gli uccelli riescono ad accumulare grassi velocemente e ad aumentare il loro peso, raggiungendo così in due settimane le riserve giuste per affrontare la migrazione.

[2] – Foto dell’articolo originale, di Andrea Senese

[*] – Francesca Buoninconti – Giornalista scientifica, attualmente lavora presso il Centro Studi di Città della Scienza. Scrive per il quotidiano on-line Il Mediano e per il giornale scientifico Galileo, e ha collaborato con il programma radiofonico Radio3Scienza di Radio3. Ha conseguito il Master “La scienza nella pratica giornalistica” presso La Sapienza di Roma.

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10 commenti per Il ruolo delle piccole isole nella migrazione degli uccelli

  • Biagio Vitiello

    Tutti danno addosso ai bracconieri, e si vuole dare ad intendere che i bracconieri sono quei cacciatori (con regolare porto d’armi) che durante la migrazione primaverile si dilettano a sparare gli uccelli. Ma non è affatto così!
    I cosiddetti “ambientalisti” spesso (forse volutamente?) ignorano che altre cause della morte degli uccelli migratori sono i gabbiani, cresciuti a dismisura e nidificanti a milioni nelle piccole isole! Qualcuno ha mai fatto uno studio sulla predazione dei gabbiani? Io ho visto con i miei occhi, scacciare dai territori di nidificazione a Ponza il falco pellegrino; e infatti non abbiamo più la nidificazione di questo uccello al faraglione della Madonna, al faraglione della Guardia ecc. Mentre negli anni ’90 avevo potuto contare 11 punti di nidificazione a Ponza.
    Purtroppo in questi ultimi tempi, si trovano risorse per debellare i topi nelle nostre isole (pura utopia!): ma i topi non dovrebbero saccheggiare i nidi dei gabbiani?
    Perchè non si fa uno studio sulla morìa di api a Ponza? Lo sappiamo tutti che le api sono veri “indicatori biologici”… forse uno studio di tal genere potrebbe anche dare indicazioni sulle cause dell’alta mortalità umana (in questi ultimi anni) per “malattie di un certo tipo”!

  • Sandro Russo

    Non mi sento di spezzare nessuna lancia a favore del “bracconaggio”, che siano o meno i soggetti in questione dotati di licenza di caccia.
    D’altronde neanche con i cacciatori non ho mai avuto rapporti pacifici.
    Alcuni mesi fa, in periodo di caccia aperta, ero nel pomeriggio nel mio campo di kiwi, quando ho sentito uno sparo vicinissimo e visto un uccello cadermi a una diecina di metri. L’ho raccolto: bellissimo, color nocciola con punteggiature più scure. Era ancora caldo, non sanguinava; mi sono stupito che fosse morto così sul colpo.
    Ho cominciato una discussione col cacciatore, dall’altra parte della rete, sull’opportunità di sparare così vicino all’abitato.
    Lui voleva farla breve e ha detto: – Mi dia la bestia!
    Gli ho detto che di qua vedevo solo un cadavere e che la bestia stava dall’altra parte della rete.
    Poi l’ho raccolto e gliel’ho gettato con disprezzo.
    Lui mi ha puntato il fucile e ha fatto Bum! per schernirmi. O forse era un suo modo di scherzare.

    Ho ripensato molto a questa storia, a cosa avrei potuto fare e se potevo comportarmi diversamente. Ma si è svolto tutto in un paio di minuti.
    E’ solo l’ultima di piccole e grandi sopraffazioni, di rose di pallini che arrivano sul tetto e di gatti ritrovati con i pallini sottopelle. Poi a chiacchiere sono tutti gentiluomini e “amanti della natura”!

  • Mimma Califano

    Sulla questione gabbiani Biagio ha ampiamente ragione, – abbiamo già trattato questo argomento (leggi qui e qui) -, purtroppo questo problema non viene considerato da nessuno, nemmeno dalle associazioni che si prefiggono la protezione degli uccelli. Tempo fa ho tentato di parlare con alcuni di loro, ma si sono limitati a sostenere che l’eccesso di gabbiani è dovuto alle grandi discariche sulla vicina costa, dove possono andare ad alimentarsi con facilità. In più, mi spiegavano, non è facile limitare la loro riproduzione, ci vorrebbero fondi e studi ad hoc. Complessivamente ho avuto la sensazione che non percepissero la reale portata del problema.
    Forse, allora, bisognerebbe affrontare l’argomento in modo serio e istituzionale. Provare a coinvolgere le associazioni ambientaliste affinché si attivino per quantificare il danno che l’eccesso di gabbiani delle nostre isole arreca agli altri uccelli, soprattutto a quelli di passo.
    Divieti a scopo elettoralistico hanno invece il solo effetto di finire sui giornali ed amplificare la vecchia immagine stereotipata di isolani dediti al bracconaggio e distruttori del proprio ambiente.

  • silverio lamonica1

    Caccia, uccellagione .. . o safari?
    Ricordo che fino agli inizi degli anni ’60 del secolo scorso, ad aprile venivano a Ponza schiere di cacciatori da ogni parte d’Italia: anche quella era una forma di turismo ed era fonte di reddito per diversi ponzesi: affittacamere e ristoranti in primo luogo.
    Oggi è impensabile far resuscitare un fenomeno del genere, è anacronistico. Come è anacronistico l’uso delle tagliole e di altri aggeggi per catturare i pochi uccelli rimasti. Il Dr Biagio e Mimma mi trovano d’accordo quando affermano che il fenomeno della diminuzione degli uccelli debba essere studiato più in profondità, in modo particolare in rapporto alla “voracità” dei gabbiani. Però, siamo sinceri, qualche bracconiere ancora c’è in giro e di fronte ai continui articoli sulla stampa (uno è di stamattina su Latina Oggi 21 aprile: “Bracconieri sull’isola”, riportato in “rassegna stampa” su questo sito) è controproducente fare gli “struzzi” (anche questi ultimi, ahi loro, spesso vittime di bracconieri … ).
    In Tanzania, ad esempio, hanno convertito i vecchi safari con deprecabile spargimento di sangue, sia pure animale, in safari fotografici. Perché una cosa del genere non può avvenire anche nella nostra isola, istruendo ad hoc giovani guide per osservare e fotografare gli uccelli di passo? Sarebbe una grande opportunità sia per rafforzare ulteriormente l’immagine dell’isola, sia per anticipare la stagione estiva, così come avveniva mezzo secolo fa.

  • Luisa Guarino

    Anche io, come Sandro, non me la sento di spezzare alcuna lancia a favore di cacciatori e bracconieri, e al contrario di Mimma sono convinta che ancora oggi molti isolani, e non solo, sono dediti al bracconaggio.
    “Antico tempo” (espressione usata da mia nonna) era normale “apparare” reti o trappole per procurarsi qualche proteina, sacrificando anche gli uccelli di passaggio, me lo raccontava anche mia madre: però accadeva in tempo di guerra o poco dopo. Ma a quanto pare sull’isola… il lupo perde il pelo ma non il vizio.

    Tra gli anni ’80 e ’90 per il quotidiano Latina Oggi mi occupavo anche di cronaca, soprattutto quando essa riguardava Ponza. Ho scritto di tutto: commercio, trasporti, episodi di cronaca, cacciatori, bracconieri.
    Ebbene, l’unica volta che qualcuno mi ha fermato per strada per commentare, replicare, contestare e polemizzare è stata proprio quando ho scritto – contro, naturalmente – di caccia e bracconaggio. Che non sono la stessa cosa, lo so perfettamente. Ma purtroppo nella nostra isola ancora oggi il passo è troppo breve.

    Per quanto riguarda la Tanzania citata da Silverio – dove peraltro mi trovo attualmente, ancora per pochi giorni – sono “approdati” al safari fotografico dopo aver distrutto il 60% della fauna locale: parlo soprattutto di grandi animali.
    Mi risulta, e c’è speranza, che in tutto il resto dell’Africa i turisti oggi siano armati solo di macchina fotografica. Anche se poi ogni tanto arriva un dentista “pazzo” americano, a uccidere addirittura un leone.
    La dimensione delle nostre isole è di gran lunga più piccola, ma non per questo il danno è minore o meno grave.

  • Sandro Vitiello

    Capisco che difendere i bracconieri e chi pratica l’uccellaggione nel 2016 sia fuori luogo e fuori tempo massimo: non sarò certo io a farlo.
    Però, in tutta sincerità, provo un senso di fastidio forte nel pensare che gli abitanti di Ponza e delle piccole isole siano quei criminali che passano il loro tempo a ammazzare gli ormai pochi poveri uccellini che passano sopra la nostra isola e vi si fermano per riprendersi.
    Ma davvero crediamo che la riduzione dei volatili sia da imputare alla pratica, ormai superata da almeno trent’anni, di acchiappare gli uccelli e di usarli nell’alimentazione quotidiana?
    Ma davvero pensiamo che se a Ponza smettiamo totalmente di mettere le trappole il destino di pettirossi e fringuelli volgerà al meglio?
    Nulla da dire sui sistemi industrializzati di lavoro dei campi in agricoltura?
    Nulla da eccepire sulle tonnellate di pesticidi sparati sulle piante e nei terreni destinati alla produzione di frutta e di tutto il resto?
    Vogliamo parlare delle aree umide interne che sono state abbondantemente distrutte per far posto a terreni agricoli o industriali?
    E vogliamo parlare delle scelte in campo urbanistico che obbligano a mettere a protezione dei tetti le reti parapasseri; non sia mai che facessero il nido sotto alle nostre tegole.
    Vinta la battaglia contro i bracconieri di Ponza tutto il mondo diventa un paradiso terrestre?
    Ma per favore….
    Che si debbano perseguire quanti ancora si dedicano alla pratica dell’uccellagione a Ponza e in tutti i luoghi “di civiltà” è necessario e d’obbligo.
    Ma se si ha la pretesa di aiutare questo nostro pianeta bisogna incominciare a ragionare sul tutto e non sui dettagli che portano questa o quella associazione agli onori delle cronache.

  • Enzo Di Giovanni

    Aggiungo a quanto scritto da Sandro che ricordo ancora un triste video che girava l’anno scorso in cui un gruppetto di ardimentosi ragazzotti inseguiva il vecchio bracconiere ponzese (non ricordo chi fosse) tra frizzi e lazzi, tra catene e vastaccietti.
    C’è davvero volontà da parte di alcuni ambienti di salvaguardare la biodiversità, e questo sarà mai possibile senza un rapporto di reciproca ri-conoscenza con l’ambiente antropizzato? O piuttosto è spesso solo un giochino di ruolo in cui i vertici cercano visibilità politica perché il politicamente corretto paga sempre?
    Temo di conoscere la risposta: mi piacerebbe fosse diversa, ma abbiamo purtroppo acquisito negli anni elementi che vanno in una certa direzione.
    Altra cosa, altro impegno, sarebbe una corretta informazione e conoscenza del territorio, perché il mondo non è fatto di compartimenti stagni.
    Del resto, ci sarà un motivo per cui l’ambientalismo italiano, tra un corto circuito informativo e l’altro, è vissuto dalle popolazioni autoctone (e non certo solo a Ponza) spesso solo come mero strumento coercitivo, tra SIC, ZPS e quant’altro.
    Ma questo impegno evidentemente è troppo oneroso; e forse, come diceva Mimma, non vi è nemmeno la percezione, oltre alla volontà, del compito.

  • Biagio Vitiello

    Non ho mai inteso prendere le difese dei bracconieri, ma di quei cacciatori (in regola col porto d’ami e relativi versamenti annuali: circa 500 euro) che rispettano la legge sulla caccia. Sono bracconieri tutti quelli che non rispettano la legge sulla caccia, e a Ponza ce ne sono!
    Oggi è di moda “sparare” sul cacciatore, e poco importa se il suo operato è legale o no… Siamo tutti bracconieri? Io non credo di esserlo.
    Grazie alla caccia, oggi conosco le isole Ponziane, da punta a punta, e conosco e mi sono appassionato alla flora e fauna presentie in esse. Grazie alla caccia, sono diventato un buon fotografo della Natura.
    Mi dispiace quando qualcuno tratta questo argomento con superficialità e prende posizioni (per partito preso?) contro i cacciatori.

    Mi meraviglia molto che solo adesso si scopre che nelle isole ci sono dei bracconieri che cacciano ovunque, ma non ci siamo meravigliati quando prima, più di qualcuno, ha preso il domicilio in un luogo insolito al solo scopo di detenere un arma (per difesa personale?).
    Il bracconaggio c’è e c’è sempre stato, ed è presente ovunque; ma per reprimerlo cosa facciamo?

    Recentemente qualcuno sta tentando di coinvolgermi nella guerra tra “bracconieri” e “ambientalisti”, e il furto con scasso che ho appena subito ne è la prova. Speriamo che i Carabinieri intervengano per porre fine a questo “teatrino”!

  • Vincenzo Ambrosino

    Questa è una presa di posizione ufficiale dell’arci-caccia contro i bracconieri. Arci-caccia è una organizzazione che difende i diritti e fa rispettare i doveri ai suoi iscritti:
    http://www.migratoria.it/arci-caccia-eradicare-il-bracconaggio/

    E questa è la prova che anche i cacciatori fanno letteratura!
    http://www.migratoria.it/letteratura-venatoria-racconti-e-arte/

  • Francesca Buoniconti

    Sono Francesca Buoniconti autrice del pezzo che avete citato qui:
    http://www.ponzaracconta.it/2016/04/20/il-ruolo-delle-piccole-isole-nella-migrazione-degli-uccelli/

    vi chiederei, se possibile, inserire un link all’originale:
    http://www.cittadellascienza.it/centrostudi/2016/04/il-ruolo-delle-piccole-isole-nella-migrazione-degli-uccelli/

    Inoltre sono anche l’autrice del documentario Rai “La promessa del ritorno” su Ventotene e gli uccelli e citato nell’articolo di Sofri che avete riportato qui:
    http://www.ponzaracconta.it/2016/03/28/il-viaggio-infinito-di-adriano-sofri/

    Se vi interessa, l’originale lo trovate qui
    http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-2e1b6ecc-9316-4099-8392-4505cc52bf2c.html

    Sperando nella vostra gentile collaborazione
    porgo cordiali saluti
    Francesca Buoninconti

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