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Io sono refolo. Solo con sé

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di Francesco De Luca
D'autunno giù alle Banchine.1

 

Le piccole realtà comunali, come le piccole isole, evidenziano le comunità striminzite che trovano una raffigurazione illuminante in taluni momenti della giornata. Lo sbarco dalla nave è, per chi ha tempo e desiderio, uno di questi momenti sintomatici. Nelle sue pieghe intestine la comunità isolana si rivela, nelle dinamiche nascoste, nei caratteri repressi e in quelli manifesti dei cittadini.

Per parte mia ho il tempo che mi concede l’arco del sole nel cielo, e il desiderio che mi sollecita l’essere io aereo come l’aria, e di esso un refolo.

Nei pressi del laboratorio di Silverio ’i Maurino sosta il gruppetto degli insoddisfatti cronici. Guardano la manovra della nave e la criticano, si soffermano sulle inadempienze della Compagnia di Navigazione Laziomar.

Nello spazio dello chalet, alla Stazione marittima, chi era seduto si alza per vedere volti nuovi o per salutare conoscenti. Un po’ di movimento c’è, perché dalla nave gli isolani attendono le novità ma anche il necessario, come il pane.

 

Appoggiato al muro c’è un signore, magro, dai tratti rudi, perché il riso non gli è compagno e nemmeno il sorriso. L’età dovrebbe renderlo conosciuto da tutti e frequentato. Al contrario è solo, e solo rimane per tutto il tempo. Sembra schivato dai più. Anche lui attende qualcuno dai passeggeri in arrivo.

L’attesa la trascorre con le mani penzoloni, sembrando attento a pensieri lontani. E’ chiuso nella sua persona, indifferente al luogo e soprattutto ai vicini. Segue un suo itinerario mentale. Dall’espressione del viso quell’ itinerario è una strada piatta, desolata, che porta al nulla.

E’ solo, non ha nessuno al fianco. Pure nell’animo non ha chi lo sorregga perché il suo ego lo sta demolendo giorno dopo giorno, nella contrapposizione fra la sua figura di esecutore puntuale dello Stato, e la realtà sociale dei concittadini. Ignoranti, riottosi, litigiosi e meschini. Ma vivi, di una umanità, dolente e sciatta quanto si vuole ma da rispettare. Dalla quale vuole estraniarsi.

Un ego privo di umanità può trovare in Dio la sua forza. Ma nemmeno Dio lo accompagna nel tragitto. Ne ha rinnegato la vicinanza, ne maledice la lontananza. Senza Dio e senza gli uomini la solitudine lo sta macerando.

Per carattere privilegia la sciocca coerenza, che sbandiera. L’ha saldata alla sua onorabilità… e stanno precipitando a fondo inesorabilmente.

L’aerea mia natura mi avverte: la sua età è sensibile agli spifferi, il suo stato di salute potrebbe risentire della mia vicinanza. Mi allontano perciò.

L’anziano va incontro ad un uomo. Costui gli dice che suo nipote non è venuto. L’uomo riprende la scalinatella per risalire sulla Punta Bianca. Aveva sperato di pranzare in compagnia del giovane nipote. Dovrà farlo con l’inseparabile sua acidità.

Gli opportunismi, falsità, le convenienze gli hanno cucito addosso l’abito sociale. Che ha una sua giustificazione ma non valore. Le piccole comunità illuminano questi tratti che non trovano nascondigli. La solitudine li evidenzia.

D'autunno giù alle Banchine.2

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