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L’Europa che vorremmo

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di Vincenzo (Enzo) Di Fazio

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Noi europei del ventesimo secolo ci troviamo sospesi tra un passato pieno di orrori ed un futuro distante pieno di rischi
(Zygmunt Bauman *)

 

Domenica 25 maggio, si vota per eleggere i 751 eurodeputati al parlamento europeo per la legislatura 2014-2019.

Nei mesi passati e ancor di più in queste ultime settimane sono prevalsi gli atteggiamenti  antieuropeisti ed è sembrato che si sia stati quasi costretti a parlare di Europa solo per il tentativo di bilanciare le posizioni.

Ne esce un’Europa “non-luogo”, un’entità incerta e indefinita.
Nell’aria si respirano sentimenti di  delusione e scetticismo e sono soprattutto le categorie più deboli e vulnerabili, come gli operai, i disoccupati, i giovani a manifestarli.

Non c’è fiducia nei confronti di questa Europa ma, allo stesso tempo, se si chiede in giro “Cosa succederebbe se uscissimo davvero dall’Unione Europea e dall’euro?”, paradossalmente, stando ai sondaggi il risultato sembrerebbe netto e scontato.

Scriveva Ilvo Diamanti qualche giorno fa su Repubblica:

“Il disincanto europeo non pare giungere fino al punto di rottura.. Fino ad arrivare ad un euro-rifiuto.
Meno di un italiano su quattro, infatti, pensa che converrebbe uscire dall’Ue. Mentre meno del 30% pensa che l’Italia dovrebbe abbandonare l’euro e tornare alla lira.
Gli italiani, dunque, in larghissima maggioranza, anche se insoddisfatti, restano attaccati all’Europa ed all’euro. Perchè temono che “fuori” dall’euro e dall’Ue, le cose andrebbero peggio. Potrebbero precipitare. E dunque: l’Europa e l’euro “nonostante tutto”: il problema è che non è facile sostenere le buone ragioni di un’idea e di un progetto “nonostante tutto…”

Da qui la necessità, da parte dei cittadini, di maggiore partecipazione al disegno europeo ed alla costruzione di un’Europa come interlocutore politico-economico credibile in modo che, in futuro, americani, cinesi, giapponesi, brasiliani possano instaurare rapporti economici, non più con i singoli paesi come avviene oggi, ma con un’entità ben definita, l’EUROPA.

E’ necessario rafforzare la volontà di un cambiamento delle attuali politiche di austerità per superare la divisione tra Nord e Sud dell’Europa e demolire il muro monetario che separa gli standard e le possibilità di vita nel continente. E’ importante costruire un Parlamento Europeo con poteri legislativi più adeguati. E’ necessario destinare più risorse alla ricerca e alla cultura per avere più progresso e più sviluppo.

Come ha detto recentemente il nostro ministro dell’ Economia Pier Carlo Padoan:
“La crisi della moneta unica ha messo in discussione la collaborazione tra Paesi così diversi in presenza di un mercato senza guida, governi nazionali incapaci di gestire la crisi e di collaborare secondo una volontà collettiva, e cittadini che hanno perso progressivamente la fiducia nelle promesse dell’Europa di più lavoro e più benessere.”

C’è una situazione in cui gli abitanti del vecchio continente ritengono che le modalità attuate per fare le cose non funzionano mentre non si vedono all’orizzonte alternative valide ed efficaci, una situazione di “interregno”, come la definì Antonio Gramsci, dove il vecchio è già morto o sul punto di morire ed il nuovo tarda a venire.

Il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman  ha fatto un’analisi di questa situazione di cui trovo utile riportare alcuni passi:

“…Da un lato l’Unione è considerata uno scudo protettivo che difende l’aggregato dei singoli Stati. Dall’altro, appare come una sorta di quinta colonna dei poteri globali, un satrapo degli invasori stranieri, un “nemico interno” e un avamposto di forze che cospirano per erodere e in definitiva annullare la possibilità che nazione e Stato mantengano la propria sovranità. Una percezione questa, che è stata spregiudicatamente e slealmente sfruttata dalle sirene dei neonazionalisti, che hanno guadagnato sempre più consensi. I neonazionalisti presentano il sogno della sovranità nazionale/territoriale come cura di tutti i mali causati, secondo loro,dalla realtà odierna.

Continua Bauman:
“Proprio come il resto del Pianeta, l’Europa oggi è una discarica dei problemi e delle sfide generate a livello globale. Tuttavia, a differenza del resto del Pianeta, l’Unione Europea è anche un laboratorio, forse unico, nel quale ogni giorno si progettano, discutono e collaudano nuove proposte per fare fronte a quelle sfide e a quei problemi. Mi spingerei sino a suggerire che questo è un fattore (forse l’unico) che rende l’Europa, il suo retaggio e il suo contributo al mondo straordinariamente significativi per il futuro di un pianeta oggi di fronte ad una seconda e cruciale trasformazione della convivenza umana nella storia moderna – e cioè nel passaggio incredibilmente faticoso dalle “totalità immaginate” degli Stati-nazione alla “totalità immaginata” dell’umanità.

In questo processo, che è ancora agli inizi, l’Unione Europea incarna un’opportunità molto concreta…
L’obiettivo non è facile da raggiungere…
L’idea dell’Europa forse era e rimane un’utopia. Ma è stata e rimane un’utopia attiva, che si sforza di fondere e consolidare azioni altrimenti disconnesse e multidirezionali. Un’utopia la cui attività dipenderà, in definitiva, dai suoi attori.”

Il cambiamento, nel senso che vogliamo, dipende da noi ed una delle strade attraverso le quali far sentire la propria voce è quella della partecipazione al voto responsabile di domenica.

 

(*) Zygmunt Bauman (Poznan, 19 novembre 1925), è un sociologo e filosofo polacco di origini ebraiche

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