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E serbi un sasso il nome…

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di Martina Carannante
La piazzetta del Cimitero dall'ingresso

 .

“Non vive ei forse anche sotterra, quando
gli sarà muta l’armonia del giorno,
se può destarla con soavi cure
nella mente de’ suoi? Celeste è questa
corrispondenza d’amorosi sensi,
celeste dote è negli umani; e spesso
per lei si vive con l’amico estinto
e l’estinto con noi, se pia la terra
che lo raccolse infante e lo nutriva,
nel suo grembo materno ultimo asilo
porgendo, sacre le reliquie renda
dall’insultar de’ nembi e dal profano
piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
e di fiori odorata arbore amica
le ceneri di molli ombre consoli”

                                               [U. Foscolo: I sepolcri]

La composizione del carme venne al Foscolo dall’estensione all’Italia, avvenuta il 5 settembre del 1806, dell’editto napoleonico di Saint-Cloud (1804), che aveva imposto di seppellire i morti al di fuori delle mura cittadine e aveva inoltre regolamentato, per ragioni democratiche, che le lapidi dovessero essere tutte della stessa grandezza e le iscrizioni controllate da una commissione apposita.
L’editto offre al poeta l’occasione per svolgere una intensa meditazione filosofica sulla morte e sul significato dell’umano agire.

La piazzetta del Cimitero di Ponza

Noi non vogliamo osare tanto, ma nel nostro piccolo cerchiamo di analizzare la questione cimiteriale della nostra isola.
Da qualche giorno si è riaccesa la discussione su Facebook relativa al decoro e mantenimento della zona interdetta.
Numerosi i commenti, di ponzesi e non, che hanno lì i propri cari e che ormai, da ben tre anni, non possono più andare a deporre un fiore. Qualcuno scrive  che si è arreso a pregare a casa i propri cari e che prima o poi ci andrà, a mettere un fiore sulla tomba; in molti, invece, attaccano il sindaco di avere interessi troppo futili (firmare delibere da 5000 € per illustrare ai giornalisti il programma di Ponza Estate 2014, o ordinanze che regolamentano il decoro urbano fino anche a stabilire come e dove stendere i panni).
Nel frattempo, però, che facciamo?
In un comune in provincia di Caserta, qualche mese fa – notizia del ‘Messaggero -, è stata emanata l’ordinanza di non morire (leggi qui)…
Ne prenderanno spunto anche i nostri “magnifici sette”?

Qualche tempo fa scrissi: “A Ponza non si può più neanche morire” (leggi qui),  era una provocazione riferita ad un evento increscioso, fortunatamente superato …Ma che, sono stata presa alla lettera?
In ogni caso quello della gestione zona interdetta non è l’unico problema legato al cimitero che ultimamente è sempre più sporco e privo di manutenzione: bidoni stracolmi che non vengono liberati; ferri, travi e calcinacci dietro ogni angolo di cappella o muro; muretti, scalinate e fontanelle non curate con manutenzione ordinaria; tombe “scese” perché con le forti piogge e con l’assenza canale di irrigazione adeguato, l’acqua va dove può e provoca danni; il sovraffollamento riguarda in particolare la zona definita “batteria”.
Il malcontento è generale e si aspettano risposte chiare, fatti concreti.

Cimitero. La discesa

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