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Le croci di Ponza. (5). La Punta Bianca

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di Mimma Califano

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Abbiamo detto delle Croci “casalinghe”, da andare a cercare negli angoli più riposti, la cui esistenza è nota essenzialmente agli abitanti della zona e/o a ponzesi di antica tradizione.
Vediamo invece adesso, la cappella di Punta Bianca, sul corso principale.

Si può pensare che per la sua posizione chiunque sta o viene sull’isola la debba conoscere, ma chissà se è vero! A volte vedere con gli occhi non basta, bisogna anche saper osservare, far caso a ciò che ci circonda, altrimenti lo sguardo fugge oltre e il pensiero non si sofferma.
A parte questa piccola considerazione, alla domanda che ci siamo posta anche per tutti gli altri piccoli luoghi di culto simili a questo: – Da quanto tempo sta lì? – abbiamo avuto una sorpresa!

Mi è stato fatto notare che nel libro di Pasquale Mattej: “L’Arcipelago Ponziano, memorie storiche artistiche”, tra i tanti disegni che l’artista realizzò nel corso del suo viaggio nel nostro arcipelago nella primavera-estate del 1847, c’è anche la Punta bianca  – ’a ponta ianca – come si presentava all’epoca.
Il luogo disegnato dal Mattej, che ad un primo sguardo non sembra di conoscere, ad un attento esame mostra diversi elementi in comune  con quella di oggi.

La Punta bianca. Mattej

Punta bianca.6

Ma andiamo per ordine.
Il disegno sul lato destro, riporta un basso muretto, un lampione e una garitta militare.
Dov’è il caseggiato a due piani? Ovvio! …semplicemente era ancora da costruire.

Sono interessanti i ricordi diretti, o più spesso sentiti raccontare dai nonni, di quando il muretto, che adesso si ferma all’altezza del negozio di frutta di Mariettin’, continuava oltre.
All’epoca, in caso di levante era quasi impossibile passare da quella parte del Corso. Il vento vi arrivava con una tale forza da far cadere le persone a terra, soprattutto chi si trovava a fare le scale che vanno verso ’u currudùr o vicino a Bafarone (la salita verso l’EEA). Qualcuno ricorda ancora l’espressione che si diceva ai bambini: mittete ’i prète ’nda sacca, ca se no ’u vient’ te porta!
La costruzione del primo livello dell’attuale caseggiato fu salutata come una salvezza (contro il vento); le cose migliorarono ulteriormente con il secondo piano, costruito diverso tempo dopo, probabilmente negli anni ’20.

Sempre a proposito del citato muretto, in casa mia si raccontava di quando la mia bisnonna Canetèlla (Candida) a 14 anni assistette da lì allo sbarco di Carlo Pisacane, per niente impaurita da quel che stava succedendo.

A sinistra del disegno si nota il profilo di un’abitazione, corrispondente all’attuale palazzo di Clorinda, precedentemente sede del Municipio. Infatti anche questo elemento corrisponde: quel palazzo è molto antico e di sicuro era già esistente alla metà del 1800.

Ma veniamo al punto di tutto questo ragionamento. Il disegno nella parte centrale presenta una costruzione ad arco con su una croce. Quindi viene da pensare che sulla Punta bianca, forse in una posizione un po’ diversa da come è oggi, già all’epoca vi fosse un piccolo luogo di culto, che potrebbe poi essere stato inglobato nella successiva costruzione.
L’autore nel suo libro, non ne fa cenno. Solo la garitta con il gendarme di guardia viene citata.
Né si riesce a risalire, dalle diverse persone interpellate, a che epoca risale l’odierna cappelletta con la croce, nè se già all’epoca del Mattej vi fosse una cappella o altro.
Comunque è ben chiaro il ricordo che in quel luogo già ad inizi del ’900 vi era una piccola cappella votiva con una lanterna ad olio; e quello era l’unico punto di riferimento per i pescatori che di notte dovevano scendere giù al porto.

Infatti in quel punto un secolo fa o più la situazione era parecchio diversa da oggi.

Scendendo per le scalette, a sinistra, nella direzione di Sant’Antonio vi erano solo scogli, mentre verso il molo – il porto era molto simile ad adesso – la banchina era così stretta che due persone affiancate non vi potevano camminare.

La Punta rossa. Mattej
Pasquale Mattej (1857): La punta rossa

 Tutto quanto riportato è frutto di ricordi spesso indiretti e quindi suscettibili di imprecisioni; sembrerebbe però di poter dire che quella della Punta Bianca sia la cappella più antica di Ponza anche se non sappiamo se vi sia sempre stata una Croce o altro simbolo di fede.

Con buona probabilità comunque, la Croce dei Passionisti sta nella sede attuale almeno dagli anni ’20 del Novecento.

Croce Punta bianca. Esterno

Punta bianca.2

Il piccolo locale che ospita la croce della Punta Bianca dalle due opposte visuali, come appare dall’esterno

Croce Punta bianca. Interno

L’interno della cappelletta con la tipica croce dei Passionisti e i simboli che già conosciamo dai precedenti articoli

 

Foto di Ornella Vitiello

 

[Le croci di Ponza. (5) – Continua]

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