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Storielle ponzesi in pillole. (60). Tradizioni per la ricorrenza dei Morti

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di Michele Rispoli
Macelleria

 .

In questi giorni appena trascorsi che si sono ricordati i nostri cari defunti, spesso ho pensato a Totò con la sua ’A Livella e a Totonno Guarino, il macellaio.

Da piccolo, quando era possibile, mia madre mi mandava alla macelleria di Totonno per comprare la carne.
Quando acquistavo la carne a fette, mi raccomandava di dire a Totonno di “farla fruttare”, cioè tagliarla sottile in modo da avere una fettina in più, quando invece compravo la carne per il brodo mi raccomandava di farmi dare tante ossa. C’era sempre qualcosa da rosicchiare.

Una volta, andai a comprare la carne da brodo. Era venerdì, 2 novembre. La macelleria era piena di clienti.
Totonno quando mi vide, guardandomi da sopra gli occhiali poggiati sul naso, mi chiamò a lato del banco, dove c’era il ceppo, e mi disse: – ’È mise ’a scarpa sott’u liétt?
La vecchia usanza… era una delle poche possibilità di vedere qualche caramella o biscotto.
Risposi di sì.
E continuando mi chiese, alzando il tono della voce: – E dimme… chi t’ha mise più cchiù robba, ’nd’i scarpe… i muòrt’ ’i màmmeta o i muòrt’ ’i pàtete?

 

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4 commenti per Storielle ponzesi in pillole. (60). Tradizioni per la ricorrenza dei Morti

  • silverio lamonica1

    La macelleria di Totonno Guarino era ospitata nello stesso locale dell’attuale Macelleria Aprea in Corso Pisacane. Anche io, da piccolo, andavo a comprare la carne e ricordo quando il bravo macellaio l’affettava, allora non esistevano le affettatrici, usava un grosso coltello e, per concentrarsi meglio, accompagnava il taglio alquanto perfetto umettandosi le labbra con la lingua, a mano a mano che il coltello affondava nel pezzo di “colarda”.
    Totonno suonava il flicorno baritono (o bombardino) nella banda musicale isolana di cui era il capo; era bravissimo, allievo del mitico Maestro Titta, io allora avevo circa dieci anni e suonavo il flauto traverso.
    Macelleria e flicorno furono poi ereditati dal figlio Silverio.

  • Pasquale Scarpati

    Caro Michele
    Ecco una pillola (ma non è la sola) che produce in me il beneficio di cui ti ho parlato in precedenza. Abitavamo vicino a casa di “cumpa’ Tatonn” (così lo chiamavamo e mio padre mi raccontò una volta il motivo del comparatico, ma non lo ricordo). Ricordo con affetto i figli: Maria, Bettina, Silverio e Aniello. Quest’ultimo mi faceva un po’ soggezione, perché, quando ritornava da Roma con la famiglia per trascorrere una vacanza, mi sembrava che portasse, come dire “un’aria cittadina”. Spesso scambiava qualche parola con mio padre mentre erano affacciati al balcone.
    Quando comprarono un televisore, qualche volta si andava a casa loro per assistere a qualche spettacolo (così si usava). Detto per inciso: chissà quante storielle si potrebbero raccontare quando si andava tutti insieme a vedere i programmi televisivi nei locali dove funzionava l’apparecchio (bar, parrocchia, sezione di partito, case private) con i relativi commenti ai programmi ed altro!
    Riprendo. Mia madre qualche volta mi mandava alla “janca” per “farmi dare” qualcosa. A comprare ci pensava lei. Se doveva cucinare il brodo mi raccomandava di “farmi dare” l’osso di ginocchio, perché le altre erano più “grassose”; se doveva cuocere il ragù, era la volta dei “nervi”, perché “callosi”. Io aborrivo il fegato, ma non “il soffritto” (cuore, polmoni ecc.). Soprattutto mi piaceva la “trippa” che, scura, come ho già scritto, in alcuni giorni della settimana era appesa, grondante acqua, ad uno dei grossi ganci posti sulla destra entrando. Per pulirla ci voleva “la mano del Signore”. “Fatti dare assai centopelle”, diceva mamma. Doveva essere strofinata con sale, aceto, acqua bollente e olio di gomito. Aveva una duplice funzione: quella di gustarla senza o con il pomodoro, ma prima con la stessa si cucinava il brodo in cui si versava di norma il riso. Ricordo benissimo che, entrando nella “janca”, mi pervadeva un senso di frescura e, come ho già scritto, mi incuriosiva il fatto che “cumpà Tatonno, inumidiva di continuo le labbra mentre con un coltellaccio tagliava, dall’alto verso il basso e dall’esterno verso l’interno, sempre di continuo, a filo, il pezzo di carne, traendone fettine perfette che, come dici tu, non dovevano essere “doppie” ma nemmeno che “tremmavano e lucevano” (si dice così?), altrimenti non si potevano fare le braciole, né la carne impanata (più voluminosa). Non ricordo né la fettina con aglio e prezzemolo (non rende) né l’odore della bistecca arrosto (cosa rara). Così era tagliato anche il pezzo per fare il ragù. Ma quelli erano i secondi di qualche domenica e delle feste “comandate”. La carta oleata serviva da involucro.

    Caro Silverio
    Tra storia, racconti, discussioni, poesie, canzoni ecc. si sta elaborando una “Treccani” ponzese.
    Oserei dire: potrebbero gli insegnanti, invece di far comprare antologie, utilizzare questi scritti (quelli che ritengono più opportuni) e commentarli anche, come dire, “sul luogo e de visu” integrandoli, eventualmente e sicuramente, con altri scritti di più ampio respiro?
    Oppure sarebbe possibile attuare un corso, anche pomeridiano, teorico e pratico, a costo zero, da parte di qualcuno di buona volontà che illustrasse alle nuove generazioni qualcosa del passato anche al fine di prendere qualche buona idea?
    Secondo te si potrebbe attuare, oppure la società è talmente presa da altre cose che sarebbe un fallimento?
    Forse vaneggio, fantasticando utopie “Ah… – come dice D’Annunzio – perché non son io con i miei pastori?”
    Un caro saluto a tutti – Pasquale

  • silverio lamonica1

    Caro Pasquale
    La tua è un’ottima idea e credo che i ragazzi la potrebbero recepire. Infatti nel 2007, in occasione del 150° anniversario dello sbarco di C. Pisacane, entrammo nelle scuole per illustrare l’argomento e gli studenti, dalle elementari alla ragioneria, si mostrarono molto attenti e interessati, producendo anche ottimi elaborati. In premio donammo ai tre ordini di scuola alcuni computer portatili e un’enciclopedia per ragazzi.
    Due anni fa questa redazione programmò il concorso per le medesime scuole: “Racconta Ponza a Ponza Racconta” anche in questo caso ci furono adesioni e premi, come abbiamo anche documentato su questo sito. Ora abbiamo in programma la commemorazione del 75° Anniversario della fine del Confino politico a Ponza. Ne abbiamo parlato con alcuni docenti che si sono mostrati interessati, però di concreto non si è ancora iniziato alcunché. Forse perché già dallo scorso anno, dopo il pensionamento dell’amico Ferraiuolo, l’Istituto Comprensivo di Ponza non ha più un dirigente in loco, per cui è venuto a mancare – secondo me – quell’ input necessario a “far muovere la macchina”, solo per iniziative del genere, s’intende, perché sono più che sicuro che gli insegnanti in loco fanno il proprio dovere e molto bene, ma sono legittimamente preoccupati ad attuare “il programma ministeriale”. Però penso che valga la pena insistere. Purtroppo sai bene che i famigerati “programmi” di cui sopra non includono la conoscenza della storia e delle tradizioni locali, in maniera cogente, e ciò è un vero peccato.
    Un saluto affettuoso – Silverio

  • Pasquale

    Caro Silverio
    Innanzitutto grazie infinite. Come vedi da una pillola può nascere una …confezione di “ pillole” anche se di colori diversi. Un po’ come una cartella di file, in essa se ne inseriscono tante. Sapessi quanto mi entusiasma questa idea (al pari di tante altre).
    Sono contento per le iniziative che si sono poste in essere e spero che in seguito se ne attueranno delle altre (“al diavolo” i dirigenti, la burocrazia e i programmi ministeriali).
    Detto per inciso: almeno in questo, penso, non arriva nessuna “bastonata” né impedimento. Ma soprattutto sono contento per la partecipazione e l’entusiasmo dei ragazzi (è la prima cosa e vuol dire soprattutto sana reazione alle difficoltà oggettive) Finalmente si può dire che il nome dell’Isola (parafrasando Dante) non “si spande solo per lo inferno”… Ripeto, con la mente volo presso di voi e sono con voi, peccato… – Un “ad maiora” ed un caro saluto – Pasquale

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