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Storielle ponzesi in pillole. (36). ’I ’rraòste

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di Michele Rispoli

Aragoste

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Alcuni anni fa, quando Valerio gestiva il ristorante, festeggiammo le nozze d’argento di Giulio e Rita.

Tanti invitati, splendida compagnia, Totonno Tagliamonte e signora, Ernesto e signora, Totonno Scotti e signora, io, Lucia, Luciano e Marisa, Salvatore e Giulia ecc.
Tutti gli antipasti che Valerio offriva, divorati ed annaffiati da un buon vino, due primi, due secondi piatti.
La bella compagnia non poteva che far trascorrere una serata meravigliosa.

Verso la mezzanotte, quando ormai eravamo non pieni, non sazi, ma stra-sazi, fu servita l’aragosta cucinata alla ponzese.
Valerio, cioè Rita e Giulio, non si limitarono ad offrire una porzione di aragosta. A tavola arrivò una montagna di aragoste.

Anche se pieni e sazi, non potevamo non mangiare l’aragosta!
Ernesto diceva: – Questo piatto si serve per antipasto e non per digestivo.
In ogni modo, cercavamo di onorare la tavola e soprattutto cercavamo di non mandare indietro le aragoste.

Ad un certo momento, il maestro Scotti, chiamò Luciano e lo invitò a fare due passi per la piazza.
Ormai il tocco era passato ma le aragoste erano sempre sui tavoli.

Il maestro: – Lucia’ facìmmece ’sta camminata così il cibo si assesta nello stomaco e  si forma lo spazio per fotterci un’altra aragosta.

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