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Ponza e le isole specchio (1)

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di Sandro Russo

 

Abbiamo ricordato tempo fa La Galite (leggi qui), l’isola vicina alle coste tunisine, come l’isola gemella o “l’isola specchio” di Ponza.

Essa fu effettivamente colonizzata (e per vari anni abitata) da coloni e pescatori ponzesi che vi si erano insediati, e fu una base importante per le ’mbrucchielle che pescavano aragoste in quei mari ricchi di pesce e poi le trasportavano vive al porto di Marsiglia.

Nella piccola isola, più vicina all’Africa che all’Italia, la nostalgia di ponzesi aveva voluto trovare riferimenti con l’isola madre, arrivando a denominare alcuni scogli con gli stessi nomi di quelli di Ponza; una vegetazione molto simile, il mare pescoso in cui avevano riprodotto le attività dell’isola di provenienza, le abitazioni fatte con moduli costruttivi analoghi, rinforzavano quest’idea. Tutto questo infondeva nei ponzesi che conoscevano queste storie, senza averle personalmente vissute, e nei bambini che le sentivano raccontare, un’idea ‘magica’ della realtà (leggi qui).

A La Galite: due grossi scogli, les Galiton de l’est, conosciuti anche come les Chiens

Aspetti del panorama e della vegetazione (erica) simili tra le due isole

Un tetto a cupola, secondo i moduli costruttivi di molte isole del Mediterraneo, comuni a La Galite e a Ponza. In primo piano (nella foto) la presa d’aria degli ambienti ipogei retrostanti alla casa in muratura. Vegetazione: graminacee e Scilla marittima

 Agave in primo piano e vegetazione mediterranea; sullo sfondo les Chiens

***

Ma a pensarci meglio, “isole specchio” di Ponza, non evocate dalla fantasia degli isolani ma definite in base a storia, eventi di rilievo e un destino molto simili, sono piuttosto le isole Tremiti.

Come le Ponziane nel Tirreno – Ponza e Gavi, Ventotene e S. Stefano, le più piccole Palmarola e Zannone, oltre a ‘La Botte’ che è uno scoglio; per una superficie complessiva di circa 12 kmq –  a 21 miglia a sud di Capo Circeo, nel Mar Adriatico le isole Tremiti (o Diomedee) sono un piccolo arcipelago costituito da cinque isole (superficie totale 3,13 km²) sito 12 miglia nautiche a nord del promontorio del Gargano e 24 ad est della costa molisana.

Esse sono:

  • San Nicola, sulla quale risiede la maggior parte della popolazione e si trovano i principali monumenti.
  • San Domino, la più grande, sulla quale sono insediate le principali strutture turistiche grazie alla presenza dell’unica spiaggia sabbiosa dell’arcipelago (Cala delle Arene).
  • Capraia (detta pure Caprara o Capperaia), la seconda per grandezza, disabitata.
  • Pianosa, un pianoro roccioso anch’esso completamente disabitato e distante una ventina di chilometri dalle altre isole.
  • Il Cretaccio, un grande scoglio argilloso a breve distanza da San Domino e San Nicola.
  • La Vecchia, uno scoglio più piccolo del Cretaccio e prossimo a questo.

 

Le somiglianze cominciano già con i miti fondanti.

Dopo la caduta di Troia e con alterne vicende, due eroi reduci da quell’epica guerra – Ulisse e Diomede – abbandonano la Grecia natìa e prendono il mare, variamente sospinti, agevolati o osteggiati dagli dei che, per come le vicende sono state tramandate, una volta erano ben più invadenti nelle vicende umane (!).

Come riporta Omero nell’Odissea, Ulisse risale il mar Tirreno e tra le sue avventure c’è l’incontro con la maga Circe (leggi qui), nell’isola di Eea  (che prende il nome da Eos l’aurora) da alcuni identificata proprio con Ponza. Che si tratti proprio di un’isola è ricordato chiaramente nel libro X dell’Odissea: “il pelago tutto d’intorno la stringe e ghirlanda”.

Diomede invece risale la costa adriatica della penisola e tra le varie colonie e insediamenti ad esso attribuiti spiccano le isole cui diede il nome, le insulae Diomedaee, che solo successivamente furono dai Romani denominate Trametius, perché ‘tramite’ per la costa Dalmata (al tempo Illiria) Secondo altri il nome Tremiti, fu attribuito successivamente dai Romani per indicare i tre monti che spuntano dalle acque del mare all’orizzonte.

In seguito molte popolazioni si susseguirono sulle isole, pirati slavi, corsari dalmati, fino all’arrivo di vari ordini di frati e la costruzione dell’abbazia di San Nicola.

Anche queste isole furono quindi come le Ponziane periodicamente colonizzate da popoli diversi, vivendo periodi di totale abbandono tra una colonizzazione e la successiva.

“Isole contenitore”, come è stato più volte il destino delle piccole isole di entrambi gli arcipelaghi: popolate per periodi brevi (in termini di epoche  storiche); poi la popolazione precedente trasferita, emigrata, comunque sostituita con un’altra e l’inizio di un nuovo ciclo. Per quanto riguarda Ponza, il ciclo attuale, con le famiglie che per ultime hanno colonizzato l’isola, risalgono all’ultima colonizzazione (borbonica) del 1734 (vedi in seguito).

 

Per la loro posizione geografica segregata, fin dall’epoca romana le isole furono scelte per relegarvi persone sgradite:

Giulia maggiore, figlia di Augusto a Ventotene (leggi qui).

Giulia Vipsania minore, figlia di Giulia maggiore e di Agrippa – quindi nipote di Augusto – fu esiliata alle isole Tremiti nell’8 d.C. ed ivi morì nel 28 d. C.. Per il suo alto rango la sua urna cineraria fu inumata nella tomba scavata nella necropoli greca e sepolta sul tavolato dell’isola di San Nicola, in un luogo ancor oggi identificabile, di poco a lato di quella che è considerata la tomba dell’eroe greco Diomede.

 

Proseguiremo attraverso i tempi bui del Medioevo, quando sia le Ponziane sia le Tremiti furono sede di monachesimo, luoghi di contemplazione e preghiera, predilette da monaci ed eremiti; terre di Martiri e Santi…

 

[Ponza e le isole specchio (1) – Continua]

Per la seconda parte, leggi qui 

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