De Luca Francesco (Franco)

Un salotto per la politica e la politica da salotto (prima parte)

di Francesco De Luca

 

Finalmente sabato ci siamo trovati Veruccio u protestante, Tore  ‘sinistra di governo’, Mario staie sereno, zì ‘Ntunino e io. Dove? L’appuntamento è stato sopra Giancos, da zì ‘Ntunino. Sopra i Conti si respira aria salubre, lontano dal Porto e dai  saraghe  ‘i  puorto, con Carmela, la moglie di ‘Ntunino, che ci allieta con prelibatezze che stimolano la riflessione e aizzano i contrasti. Mario  ‘stai sereno’  ha portato un vinello bianco che è stato il  ‘motivo accompagnatore’  di tutto il pomeriggio. Abbiamo accontentato zì ‘Ntunino e il suo schiribizzo di metterci insieme per parlare di politica.

Qua, a Ponza, la faccenda è seria perché il prossimo anno di questi tempi scadono le Amministrative e… bisogna essere preparati.

Quel  carogna di zì ‘Ntunino ha incaricato me di fare da candela attira-falene. “Tu sì u prufessore! – mi ha blandito – e a te tocca fare da moderatore”.

Ho accettato  perché mi piacciono le schermaglie che si ingenerano, eppoi  Ntunino fa parte della mia fanciullezza ed esprime un rigore morale che ammiro, gli altri sono amici dall’adolescenza, distanti per ideologia  ma compagni di scampagnate e di cori in chiesa. Sono due anni che non ci vediamo, abbiamo tutti bestemmie e rimproveri da esternare, prima che scoppi la bile.

“Allora – esordisce Ntunino – qua a Ponza la politica non ha né capo né coda…”

Intervengo con autorità. “’Ntunì… se devo fare il moderatore, mi devi permettere di tenere in mano le briglie del discorso. Sarò io a condurre la discussione… anche perché tu…” .

“Tu… che ? – mi interrompe Ntunino – non puoi fare il dittatore della discussione…”

“Ecco qua, lo sapevo  – dico – Ntunì, se, come hai deciso tu, sono io che dirigo la discussione, mi devi fare il santo piacere di rispettare il rango che mi hai attribuito. Perciò… statte zitto e attendi il turno. Allora… io consiglierei che ognuno esprima la sua idea di politica. Direi di cominciare con te Verù. Tu sei stato in America, hai esperienze diverse… dicci tu cosa deve significare  ‘fare politica’ ”.

“Aspettate – si intrufola Carmela – prima ca ve pigliate a maleparole, assaggiate stu dolce”.

Allora stappo na sfumante” – interviene ‘Ntunino.

E u vino… c’aggia purtato a ffà?“- dice Mario.

“Non vi dico niente dell’ America – prese ad iniziare Veruccio – perché là è diverso. Mo, stongo  ‘a trent’anni a Ponza  e mi pare che la politica qui segua una strada sua, lontana e indifferente dai problemi reali che la comunità sente come impellenti. La vita amministrativa appare condizionata dai fenomeni eclatanti che avvengono nel paese, per metterci una toppa, per salvare il salvabile, ma senza una strategia operativa che dia profondità ai fenomeni in un programma di governo. D’altra parte le liste elettorali sono insiemi di gente messa insieme per tentare di manovrare talune scelte municipali con l’ intento di trarne un qualche personale beneficio, non fosse altro che di prestigio”. Riprende: “i fenomeni eclatanti sono stati la chiusura di Chiaia di Luna, di Cala Inferno, di Cala Fonte, la situazione disastrosa delle maestranze municipali (a scavalco, provvisorie). Le Amministrazioni, senza una visione d’insieme e assemblate soltanto dalla mira del potere, hanno prospettato soluzioni improvvisate. In queste situazioni sovrasta la soluzione più facile, quella a portata di mano, quella che ottiene consenso. Quella che soddisfa l’ Assessore di turno in un gioco di rimpalli, oggi a te e domani a me.

Io la chiamo la  politica del giorno corrente”.

L’analisi di Veruccio è spietata e fotografa la situazione degli ultimi 50 anni. Questa politica maneggiona ha visto i rappresentanti comunali invischiati in magagne personali e non ha prodotto alcun avanzamento nella vita sociale ponzese. Che, da parte sua, ha continuato a solcare il suo futuro al seguito delle capacità imprenditoriali dei Ponzesi. L’isola si è costruita, da sé, una strada economica, in parallelo con l’inefficienza amministrativa. Veruccio ne è un esempio. Lo chiamiamo u protestante non per le sue convinzioni religiose, no, ma per la determinazione nel provvedere ai suoi interessi senza l’appoggio dell’Amministrazione, anzi, talvolta in contrasto con essa. Questo atteggiamento da guascone lo ha allontanato talvolta da Ntunino. C’è stato un periodo che non si parlavano, ma poi Ntunino ha dovuto convenire che Veruccio è un soggetto positivo, che tende a migliorare i risultati della sua azienda e, a suo modo, a pubblicizzare un’immagine di Ponza fattiva, volitiva, capace e attenta all’ambiente.

A condividere in parte questo giudizio è Tore. Lo si dipinge oggi di sinistra e di governo perché in gioventù fu un estimatore caloroso del comunismo. E spalleggiò anche le Amministrazioni di sinistra. Rimanendone deluso perché l’ideologia sorvola sullo ‘sporcarsi le mani’ imposto dalla pratica quotidiana della politica. Si allontanò dal partito e dai vecchi amici. Gli sono rimasti soltanto i baffi alla Stalin. Per il resto è un pacioso borghese che ribadisce ogni volta come il ‘fare politica’ implichi continui adeguamenti con la realtà fattuale.

“La politica – interviene Tore – si regge su una visione d’insieme della realtà sociale e di quella territoriale. Sono d’accordo con Veruccio che le nostre compagini elettorali siano un miscuglio di progetti e di ambizioni, di volontà e di dinieghi. Quale politica può sortire da un Consiglio Comunale che al suo interno ha tesserati Fratelli d’Italia (in antipatia fra loro) e tesserati Forza Italia (in contrasto con altri che siedono all’opposizione), con simpatizzanti di Sinistra (in disaccordo fra loro), e privi di qualcuno che tenti una sintesi comune?

E’ una ‘politica senza futuro’. Ognuno cerca di mettervi mano come può, ognuno si ritaglia un quadratino di propria pertinenza, ognuno lascia fare, anche ai tecnici comunali , che si sentono in diritto di decidere interventi invece che esserne esecutori. Maggioranza e opposizione, accecati dalla rivalità, senza progettualità.

Tutto questo lo evidenzia uno dei grossi problemi che oggi, più di ieri, stringe la gola della comunità ponzese: lo spopolamento invernale.

Insorge ‘Ntunino: “per politica si intende la gestione della cosa pubblica per una comunità. Questa definizione, che dovrebbe risultare prioritaria per chiunque, non è più operante in ciò che si vede, a livello nazionale come in quello locale. Mancano due fattori, del tutto esclusi dalla pratica politica odierna. 1) – il bene comune;  2) lo spirito di servizio. Il primo è così assente che quasi non si riesce a distinguere cosa sia. Il bene comune, il bene di tutti. Quello di parte è enormemente più evidente e rilevabile. Quello personale è più nascosto ma più potente. E allora si è attenti al consenso, giacché occorre rispondere alle richieste delle forze economiche, di quelle religiose, di quelle sociali. E allora si è solleciti ai richiami che corrompono i giusti rapporti, sovvertono le priorità, forzano le impellenze, disattendono gli obblighi. La giustizia incalza per ostacolare la corruzione, quando non si fa, essa stessa, corrompere. La politica oggi, infatti, procede a colpi di sentenze, e le sentenze seguono le scelte della politica. Lo spirito di servizio poi è del tutto assente da ogni comportamento. Chi va là ci va per comandare. Ci si finge agnelli per diventare lupi”.

 

[Un salotto per la politica e la politica da salotto (prim parte) – continua]

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