Canzoni

Una canzone per la domenica (251). “Cyrano” di Francesco Guccini

di Sandro Vitiello

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In questi giorni di beatificazioni precoci e di lutti un tot al chilo mi è venuta in mente questa canzone.
Ho pensato prima di tutto al suo autore – Francesco Guccini – che in questi giorni compie 83 anni e poi, quasi fosse un film lasciato andare alla massima velocità, ho pensato alle sue mille riflessioni che ha fatto sul nostro tempo.

Lui, uomo di pianura ma con forti radici sulle montagne dell’Appennino emiliano, ci ha saputo istruire adeguatamente sugli inganni del nostro tempo e ha spesso rischiato l’impopolarità con alcuni suoi testi ma non ha mai rinunciato ad esprimere con chiarezza i suoi dubbi sul mondo che ci appartiene.
E lo fa con grande forza attraverso le parole di “Cyrano”. La canzone è parte di un album -il 17°- dal titolo “D’amore, di morte e di altre sciocchezze” pubblicato nel ’96.

Era un periodo ancora non sospetto ma già si delineava una fase storica in cui i ruffiani, i portaborse, i politici rampanti, gli artisti senza arte e i feroci conduttori di trasmissioni false avrebbero preso tutto lo spazio possibile in quelli che sarebbero stati gli anni a venire.
Ha mancato di veggenza Guccini quando non ha parlato di Bunga Bunga e nipoti di Mubarak ma quello sarebbe stato uno spettacolo da servire in una fase successiva.

Guccini ha usato il personaggio di Cyrano per raccontare le sue riflessioni e non ha lesinato colpi di spada verso quanti si facevano portatori di un pensiero servile.
E’ stato facile profeta e ci ha aiutato a capire gli anni che arrivavano.
Purtroppo la sua preveggenza è servita a poco.

Oggi che un periodo storico finisce, e così è visto che il principale protagonista è morto, non siamo per niente sicuri che il futuro sia migliore.
Sul palco vediamo eredi veri ed eredi finti e tutti vogliono cimentarsi nella nobile arte dell’apparire.
Teniamoci forti perché del domani non v’è certezza.

Il testo della canzone è stato scritto da Guccini insieme al paroliere Beppe Dati. Le musiche sono state arrangiate da Giancarlo Bigazzi.

A seguire il testo della canzone:

Venite pure avanti, voi con il naso corto
Signori imbellettati, io più non vi sopporto
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
Perché con questa spada vi uccido quando voglio

Venite pure avanti signori imbellettati
Inutili cantanti di giorni sciagurati
Buffoni che campate di versi senza forza
Avrete soldi e gloria, ma non avete scorza
Godetevi il successo, godete finché dura
Che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
E andate chissà dove per non pagar le tasse
Col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe

Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
Però non la sopporto la gente che non sogna

Gli orpelli? L’arrivismo?
All’amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco
Io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti
Nuovi protagonisti, politici rampanti
Venite portaborse, ruffiani e mezze calze
Feroci conduttori di trasmissioni false
Che avete spesso fatto del qualunquismo un arte
Coraggio liberisti, buttate giù le carte
Tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto
Assurdo bel paese

Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato
Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
Coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco
E al fin della licenza io non perdono e tocco
Io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
Che almeno di mezz’ora da sempre mi precede
Si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
Che a me è quasi proibito il sogno di un amore
Non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute
Per colpa o per destino le donne le ho perdute
E quando sento il peso d’ essere sempre solo
Mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo
Ma dentro di me sento che il grande amore esiste
Amo senza peccato, amo, ma sono triste
Perché Rossana è bella, siamo così diversi
A parlarle non riesco: le scriverò dei versi, le parlerò coi versi

Venite gente vuota, facciamola finita
Voi preti che vendete a tutti un’altra vita
Se c’è, come voi dite, un Dio nell’infinito
Guardatevi nel cuore, l’ avete già tradito
E voi materialisti, col vostro chiodo fisso
Che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso
Le verità cercate per terra, da maiali
Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali
Tornate a casa nani, levatevi davanti
Per la mia rabbia enorme mi servono giganti
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
E al fin della licenza io non perdono e tocco
Io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
Ma in questa vita oggi non trovo più la strada

Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
Tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
Dev’esserci, lo sento, in terra o in cielo
Un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto

Non ridere, ti prego, di queste mie parole
Io sono solo un’ombra e tu, Rossana, il sole
Ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
Ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
Perché oramai lo sento, non ho sofferto invano
Se mi ami come sono, per sempre tuo
Per sempre tuo, per sempre tuo Cyrano

 

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