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Il vaccino anti-Covid e i moderni selvaggi

Segnalato da Tano Pirrone

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Pochi hanno la dote di divulgare argomenti scientifici o filosofici complessi come Piergiorgio Odifreddi. Tutti parlano di vaccini e di no-vax, ma le tenebre rimangono fitte e l’attenzione degli interessati è distolta, di solito, da aspetti secondari o collaterali.
Nell’articolo comparso oggi in una delle numerose newsletter che il giovanissimo quotidiano “Domani” mi invia con costanza e dovizia, Piergiorgio Odifreddi affronta l’affaire vaccino anti-Covid e l’allegata grossa rogna dei no-vax, che normalmente sono affiliati a tutta la catena dei no-tutto.
Ritengo facile ed utilissima la lettura ed il commento dello scritto di Odifreddi (con una piccola parte, sul finale, più propriamente scientifica, che necessita di conoscenze più approfondite).
Ne propongo comunque la pubblicazione sul sito ospitale di Ponzaracconta.
Grazie.
Tano

Una delle prime espressioni della perplessità e del disagio che l’uomo moderno sente nei confronti della tecnologia si trova in questo brano del romanzo Orlando (1928) di Virgina Woolf: “Entrò nell’ascensore, per il semplice motivo che la porta era aperta, e venne gentilmente sollevata. La magia è la vera sostanza della vita odierna, pensò mentre saliva. Nel Settecento, di qualunque cosa sapevamo com’era fatta. Ora invece io mi libro nell’aria, ascolto le voci dell’America, vedo uomini volare, ma non posso nemmeno immaginare come tutto questo viene fatto. E così torno a credere nella magia”. È passato un secolo, ma la maggior parte di noi continua a non avere idea di come funzionino l’ascensore, la radio e l’aeroplano: figuriamoci il resto della tecnologia contemporanea, la cui comprensione richiederebbe una ferrata conoscenza di fisica, chimica, biologia e informatica. Poiché nessuno padroneggia l’enorme sapere che si nasconde dietro tutti gli aggeggi che usiamo quotidianamente, hanno avuto facile gioco gli scrittori di fantascienza come Isaac Asimov o Arthur Clarke a ripetere, in Fondazione e impero (1952) e Profili del futuro (1973): “il pubblico disinformato tende a confondere la tecnica con la magia”, e “ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”.

No-vax di tutti i tempi
Il ritorno al pensiero magico causato dall’ignoranza scientifica è uno dei sintomi del nostro regresso allo stato di “selvaggi che vivono in un villaggio globale”, come scrisse Marshall McLuhan nel 1973. E i moderni selvaggi non possono che comportarsi come quelli antichi, accontentandosi di attribuire cause infantili e superstiziose agli effetti tecnologici che non comprendono: di qui il monopolio della gestione della vita politica, sociale e culturale affidato a operatori scientificamente ignoranti, da una popolazione altrettanto ignorante e nella quale ormai dilagano luddismo, complottismo e negazionismo scientifici.

Uno degli aspetti più evidenti di questo regresso al selvaggio e al magico è il movimento, sfruttato politicamente dai partiti che si indirizzano agli elettori meno attrezzati culturalmente, dispersi in uno spettro che va perlopiù da Fratelli d’Italia ai Cinque Stelle, ma si estende oltre: nessuno ha il monopolio dell’ignoranza.
La cosa è paradossale, perché se c’è un campo in cui si era partiti da osservazioni aneddotiche e sperimentazioni azzardate, e si è ormai arrivati a pianificazioni mirate e risultati straordinari, è proprio quello dei vaccini.
Come ricorda il nome, il primo vaccino fu ottenuto dalle vacche malate di vaiolo bovino. Il medico inglese Edward Jenner aveva notato che le mungitrici che contraevano questa forma di vaiolo animale non si ammalavano del più maligno vaiolo umano: nel 1796 inoculò in un bambino del pus estratto da una pustola di una vacca infetta, e lo rese effettivamente immune al vaiolo umano. Da allora molti vaccini sono stati ottenuti dopo una lunga serie di tentativi ed errori, sperimentando l’uso di virus attenuati o inattivati, e grazie alla vaccinazione di massa si sono debellate malattie come poliomielite e febbre gialla.

Dagli inizi, però, ai vaccini si sono opposti gli antesignani degli odierni no-va
x, con le motivazioni più disparate: ad esempio, che non si deve contaminare la purezza della specie umana con materiale animale, o interferire nella pianificazione divina con prevenzioni diaboliche. La prima sollevazione popolare si ebbe nel 1853, quando in Inghilterra si introdusse la vaccinazione obbligatoria infantile contro il vaiolo, e le reazioni hanno in seguito preso le forme più assurde: dalla medicina antroposofica fondata nel 1910 dall’esoterista Rudolf Steiner, secondo il quale la vaccinazione infantile impedisce ai bambini l’esperienza formativa delle malattie infantili, al fraudolento articolo pubblicato dal medico Andrew Wakefield nel 1998, fonte delle fake news sull’autismo causato dal trivaccino (morbillo, parotite e rosolia).

I selvaggi no-vax alzano i loro scudi a difesa di un’oscurantista visione della medicina moderna, che essi percepiscono come una magia nera: magia, perché la trovano incomprensibile, e nera, perché la credono dannosa.
E non è facile, in effetti, cercare di spiegare come funzionino i vaccini: soprattutto quello che dovrebbe e potrebbe immunizzarci dal Covid-19, prodotto a tempo di record in meno di un anno e appena approvato per l’uso. Si tratta di una meraviglia scientifica, che probabilmente frutterà un premio Nobel per la chimica o la medicina ai suoi inventori: per la prima volta, infatti, un vaccino non è stato ottenuto dalla manipolazione di organismi naturali preesistenti, ed è stato invece programmato teoricamente e prodotto sinteticamente, sulla base della biologia molecolare nata negli anni Cinquanta, quando James Watson e Francis Crick scoprirono la struttura a doppia elica del DNA (DeoxyriboNucleic Acid – NdR)

La nostra enciclopedia
Oggi sappiamo che nel nucleo di ogni cellula di un organismo c’è una grande enciclopedia, chiamata genoma, che contiene il programma completo dell’organismo stesso. Il dna è il supporto su cui è scritta l’enciclopedia, suddivisa in un numero variabile di volumi chiamati cromosomi: l’uomo ne ha 23. Di ogni volume ci sono due copie identiche, salvo errori di stampa, e ciascuno contiene centinaia o migliaia di capitoli, i geni. La lingua in cui l’enciclopedia è scritta consiste di parole di tre lettere, chiamate codoni, tratte da un alfabeto di quattro lettere, le basi o nucleotidi, che sono A, C, G e T. (1), Come le parole corrispondono alle cose, nel linguaggio genetico i codoni corrispondono agli amminoacidi, che costituiscono i mattoni di cui sono fatte le proteine. Ma i codoni sono 64 e gli amminoacidi solo 20: dunque, alcuni codoni sono sinonimi e corrispondono allo stesso amminoacido, mentre tre di essi hanno la stessa funzione del punto finale di una frase. Come parole sinonime indicano la stessa cosa, ma con sfumature diverse, lo stesso fanno i codoni sinonimi con gli amminoacidi corrispondenti. Il passaggio dal dna alle proteine avviene all’interno delle cellule, in due passi. Il primo traduce la descrizione robusta e statica del dna in una nuova descrizione fragile ma versatile, chiamata rna, anch’essa consistente di codoni scritti in un alfabeto di quattro lettere: le stesse del dna, ma con una U al posto della T. Il secondo passo costruisce le proteine a partire dall’informazione racchiusa nei codoni, mediante una specie di stampante 3D chiamata ribosoma, e a seconda dei casi le mantiene nella cellula o le espelle.

Le cellule hanno sviluppato un sistema di difesa che impedisce loro di produrre proteine sulla base di rna estraneo: in teoria, un virus a rna non dovrebbe essere in grado, una volta inseritosi nella cellula, di auto-riprodursi impunemente sfruttando il meccanismo cellulare. Ma molti virus a rna hanno a loro volta sviluppato un contro-sistema che aggira la difesa: quando entrano in una cellula vengono riprodotti ed espulsi, e vanno a far danni ad altre cellule, in una reazione a catena che può avere conseguenze letali. Il sistema di difesa immunitaria è in grado di bloccare la reazione per i virus che riconosce come estranei, usando gli anticorpi che già possiede, ma è impotente verso quelli che non conosce, e cerca di svilupparne di specifici: se lo fa più velocemente di quanto si replichi, il virus vince, e se no, soccombe.
La pericolosità del SARS-CoV-2 che causa il Covid-19 sta appunto nel fatto di essere un virus a rna che aggira sia il meccanismo di difesa delle cellule che il sistema immunitario dell’organismo.

Per sviluppare un vaccino contro Covid-19, l’idea è iniettare frammenti del suo rna contenenti solo l’informazione genetica per riprodurre pezzi delle punte dell’involucro del virus stesso, che somiglia a un riccio: in tal caso le cellule riprodurrebbero solo una parte innocua del virus, in grado però di causare la reazione immunitaria dell’organismo e provocare la produzione di anticorpi (2).

Punte e pseudo-punte
Il primo problema è che dei geni isolati del virus non sono in grado di disattivare da soli il sistema di difesa delle cellule contro l’rna estraneo, e le proteine corrispondenti non verrebbero prodotte. La soluzione è stata trovata nel 1995 dall’ungherese Katalin Karikó (3): consiste nel sostituire la U del frammento di rna con una miracolosa pseudo-U (Uridina e pseudo-Uridina – NdR), sufficientemente diversa dalla U da impedire alla cellula di riconoscere il frammento come rna, ma sufficientemente simile da permettere al ribosoma di riconoscerlo come pseudo-rna, e costruire le proteine necessarie per riprodurre pezzi di pseudo-punte dell’involucro del virus.
Secondo problema è che le punte dell’involucro del virus costruite sulla base del suo rna sono ritte come spine di riccio, mentre le pseudo-punte si afflosciano, senza l’involucro: gli anticorpi sviluppati per le pseudo-punte non sarebbero efficaci contro il vero virus. La soluzione è stata trovata nel 2017 dal McLellan Lab dell’Università del Texas: sostituire i codoni corrispondenti a due amminoacidi (lisina e valina) con un codone corrispondente a un altro (prolina); essendo più rigido, mantiene le pseudo-punte ritte.

Le cose sono più complicate, ma non così tanto da aver richiesto più di anno per un vaccino (4) che salverà la vita a milioni di noi: pure ai selvaggi no-vax che beneficeranno indegnamente dell’immunità di gregge.

Note (a cura di Alessandro Russo, redattore del sito, già medico internista e intensivista)

(1) – I nucleotidi sono unità ripetitive costitutive degli acidi nucleici (DNA e RNA). Sono composti da uno zucchero pentoso e da una base azotata purinica o pirimidinica unite per mezzo di un legame β-glicosidico.
Lo zucchero pentoso è il ribosio nell’RNA ed il desossiribosio nel DNA. Le basi azotate che costituiscono il DNA sono adenina (A), guanina (G), citosina (C) e timina (T). Le basi azotate che costituiscono l’RNA sono adenina (A), guanina (G), citosina (C) e uracile (U)

(2) – Un vaccino a RNA o vaccino a mRNA è un nuovo tipo di vaccino, un medicinale a RNA che inserisce frammenti di mRNA nelle cellule umane, che vengono indotte a produrre antigeni di organismi patogeni (ad esempio spike virali) o antigeni tumorali, che poi stimolano una risposta immunitaria adattativa. [Nel gennaio 2020, Moderna ha annunciato lo sviluppo di un vaccino a RNA per sviluppare l’immunità al SARS-CoV-2. La tecnologia utilizzata da Moderna per il vaccino consiste in un composto di RNA messaggero modificato con nucleosidi (modRNA), chiamato mRNA-1273].

(3) – Un lavoro fondamentale al riguardo è il seguente: Incorporation of Pseudouridine Into mRNA Yields Superior Nonimmunogenic Vector With Increased Translational Capacity and Biological Stability. In: Mol Ther. 2008 Nov; 16(11): 1833–1840.
Katalin Karikó, Hiromi Muramatsu, Frank A Welsh, János Ludwig, Hiroki Kato, Shizuo Akira, and Drew Weissman
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2775451/


(4) – Vaccini in commercio
Tozinameran, noto anche con il nome commerciale Comirnaty, vaccino a mRNA di BioNTech, distribuito dalla Pfizer e autorizzato in diversi paesi, tra cui USA, Canada, Regno Unito, Svizzera, Unione europea.
mRNA-1273 di Moderna, vaccino a mRNA autorizzato al commercio in Europa dall’Agenzia europea per i medicinali il 6 gennaio 2021

Appendice del 10 genn. 2021

Allegato .pdf al  commento di Sandro Russo (cfr)

Rivista di Immunologia e Allergologia pediatrica. n° 4 . 2020

5 commenti per Il vaccino anti-Covid e i moderni selvaggi

  • Amo Odifreddi perché è un matematico.
    Lui ci dice che la democrazia non esiste.
    Lui ci dice che Dio non esiste.
    Lui ci dice che la vita non ha un senso.
    Lui crede nella matematica che sta dietro a tutto: tutto ciò che ci circonda è matematica.
    Si possono venerare diversi dei alle varie latitudini ma su questo pianeta e forse nei vari universi c’è la stessa matematica.

    In questo articolo il prof. Odifreddi ci parla di biologia.
    A proposito, ci sono scienziati che credono in Dio, per esempio mi ricordo il fisico Zichicchi che era amico del papa polacco. Comunque sono pochi gli scienziati che credono e la percentuale di scienziati più atei non li troviamo nella categoria dei matematici e fisici ma tra i biologi.
    Quindi alcuni fisici tra le particelle sub atomiche cercano Dio, alcuni matematici nei numeri complessi trovano Dio i biologi nel DNA e nell’Rna trovono solo codoni e anticodoni: semplici triplette di nucleotidi.
    Ma detto questo possiamo chiamare i comuni mortali “nuovi selvaggi” solo perché hanno mille perplessità sul nuovo vaccino?

    La maggior parte dei selvaggi crede in Dio, non conosce la matematica, si appassiona a leader come Renzi, oppure come Conte e Salvini, vede la televisione, va al mercato.
    Si informa sulle tasse da pagare e sui nuovi Dpcm.
    Difficilmente conosce la duplicazione, la trascrizione del DNA e la sintesi proteica.
    Si preoccupa di trovare un lavoro, conservare un lavoro. E si preoccupa anche del vaccino da propinare a sé stesso e ai suoi figli.

    Per la prima volta si è prodotto un vaccino in 8 mesi. Ovviamente questo è stato possibile perché ha superato burocrazie autorizzativi seguendo corsie preferenziali e poi ha avuto finanziamenti privati enormi.
    Intanto il virus muta.
    Proprio per quello che così bene descriveva il prof. Odifreddi, ci chiediamo: questo vaccino potrà incidere sul patrimonio genetico in modo irreversibile?
    La matematica può assicurarci che non ci sarà nessun problema?
    È da selvaggi chiedere di saperne di più?

  • Sandro Russo

    Rispondo a Vincenzo Ambrosino che pone una legittima domanda.
    Da medico già conoscevo le problematiche dei farmaci che sfruttano le proprietà dell’RNA messaggero (mRNA). Essi agiscono nel citoplasma delle cellule e non interferiscono con il patrimonio genetico costituito dal DNA, segregato e molto ben protetto nel nucleo delle cellule (è indispensabile avere una conoscenza di base della struttura della “cellula”).
    Il fatto che sui media si disquisisca di “RNA” e “DNA” senza averne la minima cognizione è già di per sé aberrante. Comunque c’è bisogno sia di fonti scientifiche per sostenere le proprie convinzioni, sia di adeguate doti comunicative per farle comprendere ai non addetti ai lavori.

    “Perché siamo certi che la modifica del patrimonio genetico è un evento impossibile, oltre che assurdo? L’idea che possano creare mutazioni o inserirsi nel genoma delle persone che si sottoporranno alla vaccinazione è del tutto infondata perché la molecola di mRNA è processata nel citoplasma, non nel nucleo cellulare (dove è presente il DNA), e successivamente viene degradata, quindi non c’è alcun rischio di interazione o integrazione con il genoma della cellula ospite (Kaur & Gupta, 2020)”.

    Ho tratto questa affermazione da una rivista divulgativa: http://www.focus.it a questo link:
    https://www.focus.it/scienza/salute/vaccino-mrna-pfizer-covid-come-funziona

    Ma al contempo allego il riferimento ad un lavoro scientifico “Rivista di Immunologia e Allergologia pediatrica. n° 4″; 2020 (allegato in file .pdf in fondo all’articolo di base).
    Inoltre il lavoro citato (Simran Preet Kaur, Vandana Gupta – COVID-19 Vaccine: A comprehensive status report) è reperibile (in inglese), attraverso PubMed
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32800805/

  • Tano Pirrone

    Questa è la trasmissione (una delle tante, basta scegliere). E’ Quante Storie del giorno 8 gennaio. L’altroieri.

    https://www.raiplay.it/video/2021/01/Quante-storie-91977694-48ee-498b-827f-52876e640cd5.html

  • Dio acceca colui che vuole perdere (Quos Deus perdere vult, dementat prius), che poi è una rivisitazione cristiana del pagano “Quos vult Iupiter perdere, dementat prius”. Abbiamo messo insieme tutti: pagani e cristiani, tutti d’accordo che se uno vuole capire capisce.
    Sulla stampa periodica, in televisione e sul web sono numerosi i messaggi chiari, affidabili. Ma se si vanno sempre a pescare le cose che più si legano a ciò che già si pensa, preferendo la rassicurante conferma piuttosto che un confronto con le idee degli altri, allora ciccia!
    Oltre i testi citati da Sandro, ci sono numerose trasmissioni e ottimi articoli sui quotidiani. Non ne citerò nessuno. Chi è interessato vada a cercarseli.
    Anzi no! Allego il link con Quante Storie di giorno 8 u.s., se si segue il programma giornaliero che va in onda su Rai3, promuovendo “oscenamente” libri (spaccio?). Basta seguire dal minuto 20 al 24. C’è anche un mito della divulgazione medica, Mirabella.
    So già che non andrà bene all’irrequieto Vincenzo, mi giuoco 50 €: chi vuole scommettere?

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