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2021, ritorno a programmazione e sviluppo locale

di Giuseppe Mazzella di Rurillo

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“… evitare di cadere nell’errore di chi, trovandosi di fronte a un albero  che dà pochi frutti, invece di provvedere a curare la malattia dell’albero, provvedesse ad appendere all’albero dei frutti sui suoi rami”.
Giorgio Ceriani Segrebondi (1916-1958)

 

Nel 2009 con Gianni Vuoso venimmo per la prima volta a Ponza e scoprimmo l’altra Ischia, come titolammo il lungo reportage su La rassegna d’Ischia, mentre il video che ricavammo lo titolammo “il viaggio di Mattia. Lanciammo la proposta di un distretto delle isole napoletane da Capri a Ponza. Non ci siamo riusciti. Bisogna riproporlo al tempo del Covid-19. Occorre “programmazione” per l’isola madre e le isole sorelle. Buon anno.

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Ci voleva l’epidemia del Covid 19 che ci ha colpiti nel passato 2020 diventato pandemia in tutto il mondo, ma soprattutto in Occidente, e che non abbiamo ancora sconfitto per farci riscoprire la parola Programmazione con tutto quello che ne consegue. Per 30 anni dileggiata, offesa, vilipesa e sostituita con la parola mercato. Ovunque. Il trionfo del liberismo al posto di una economia neo liberale del neo-liberalismo o di un socialismo dal volto umano. Insomma la Terza Via o la Terza soluzione.
Adesso ne parlano tutti. La ricercano tutti. Possiamo uscire dalla pandemia solo con la Terza Via. Con uno Stato forte. Con una Europa Unita. Con le politiche di solidarietà dell’Unione Europea che nell’anno in cui va via la Gran Bretagna diviene il punto fermo di un nuovo soggetto politico. Ritornano i temi dello sviluppo locale. Della autopropulsione dello sviluppo locale. L’efficacia della Cassa per il Mezzogiorno. Il Sud d’Italia al centro della ripresa economica. Ma la Programmazione è coercitiva o non è niente.

La pandemia ha colpito la nostra isola d’ Ischia in un momento di consolidamento di una diversa economia turistica matura che già aveva subito un radicale mutamento nel 2002 con l’entrata dell’euro e la perdita della rendita di posizione del turismo tedesco con il quale abbiamo raggiunto il primato quantitativo fra le località turistiche del Mezzogiorno d’Italia. Abbiamo raggiunto 5 milioni di presenze alla fine degli anni ‘90 del ‘900. Un record per un’isola così piccola ma abbastanza grande e particolare. Avevamo soggiorni più corti ma Ischia non chiudeva mai ed era sempre aperta con le sue strutture economiche ed i suoi porti in tutte le stagioni dell’anno.  Anche la clientela – dopo la riscoperta internazionale di Napoli con l’immenso patrimonio storico e culturale rivalutato dopo il Rinascimento del 1998 – era diventata internazionale poiché il turismo era diventata la più importante industria per tutti i Paesi del mondo e mai c’è stata tanta mobilità mondiale come prima del Covid 19. Deve ritornare. Whataver it takes come l’espressione resa famosa da Mario Draghi: a qualsiasi costo.

E’ chiaro che la chiusura o il lockdown per le Americhe e l’Europa ha rappresentato un dramma economico e sociale incalcolabile e dalle conseguenze imprevedibili. Ma politicamente per noi italiani ha fatto rinascere in quella che chiamiamo dal 1992 “Unione Europea” uno spirito di solidarietà mai visto prima. Ci siamo sentiti nella stessa barca insieme ai francesi e tedeschi – la locomotiva d’Europa – e quindi le politiche di sostegno all’economia sono state condivise ed in breve tempo concordate. L’aiuto della UE all’Italia è di 209 miliardi di euro e si debbono aggiungere almeno 36 del MES che deve essere utilizzato. Ed ancora i fondi strutturali per circa 43 miliardi di euro. Nemmeno il Piano Marshall chiamato ufficialmente “European Recovery Program” del 1947 prevedeva un impegno simile. Deve essere ben utilizzato. Ci giuochiamo la credibilità non solo come classe politica (scadente) ma come popolo.

ISCHIA, AMORE E RAGIONE
C’è Amore e Ragione per mettere la nostra isola d’ Ischia al centro di un progetto di Rilancio. L’Amore dei tedeschi, dei francesi, degli americani che hanno scritto pagine incantevoli sui loro soggiorni. Ma c’è una Ragione. Ischia – nella sua unità geografica –  è un esempio paradigmatico di “successo economico” di una località che in pochi anni passa da una economia di sussistenza e di emigrazione a quella di straordinaria, confusa, indiscriminata, eccessiva espansione. Tutto il meglio del capitalismo si manifesta qui. Tutto il meglio delle politiche del Mezzogiorno di sostegno allo sviluppo si manifestano qui. Ma anche tutto il peggio: la speculazione edilizia, lo sfruttamento dei lavoratori, l’egoismo degli imprenditori, le diseguaglianze sociali, il clientelismo, la corruzione.

E così se chiediamo di essere al “Centro d’Italia e d’Europa” lo facciamo perché un nuovo modello di sviluppo deve essere istituito. Una nuova efficienza della burocrazia deve essere applicata, un nuovo sistema istituzionale deve essere attuato. Non c’è alcun campanilismo in questo. E’ la Ragione che ce lo indica.

METODO E OBIETTIVO DI UN RILANCIO
Il Rilancio – mettere sul tavolo da poker una somma superiore a quella dell’avversario – deve partire da un corposo sostegno al sistema delle imprese. Abbiamo 3mila imprese iscritte alla Camera di Commercio. Un popolo di partire IVA di 6mila uomini e donne. Debbono avere contributi a fondo perduto e prestiti agevolati per nuovi investimenti e nuova occupazione. I “fondi di ristoro” non bastano. Non basta allungare il  pagamento delle imposte e tasse. Dobbiamo difendere almeno 10mila lavoratori stagionali. Il sistema alberghiero e commerciale e dei servizi è allo stremo. Senza nuovi investimenti per migliorare le imprese non c’è occupazione. Quindi una nuova Cassa per il Mezzogiorno. Un nuovo Ente Autonomo per la Valorizzazione dell’isola d’ Ischia (EVI). Una finanza di territorio cioè il salvataggio di imprese storiche con gli investimenti diretti della nuova IRI che è INVITALIA e la CDP, cioè la Cassa Depositi e Prestiti.
E se la Regione vuole fare qualcosa faccia il Comune Unico perché perfino l’autorevole Affari & Finanza de La Repubblica di lunedì 21 dicembre 2020 con un lungo articolo di Sergio Rizzo scrive che i 50 anni dell’Istituzione delle Regioni non sono da festeggiare e che sono portati male. Almeno la Regione faccia un Piano di Assetto Territoriale dell’isola d’Ischia e renda agibili gli investimenti pubblici e privati. Ma cominci dai  piani particolareggiati. Avvii la Ricostruzione “possibile” di Casamicciola e Lacco Ameno. Imponga una Società di Trasformazione Urbana ai sensi dell’art.120 del TUEELL a Casamicciola e Lacco Ameno ed anche Forio.
Insomma: un Rilancio possibile.
Serve ritornare al 1947. Con lo stesso spirito ma con nuovi obiettivi. Li troveremo nel 2021 proponendo un “Piano Economico per Ischia, Isola d’Europa”. Cercheremo di unirci a Procida. Siamo un Comprensorio Turistico Unico.

NUOVE INFRASTRUTTURE
La politica infrastrutturale è essenziale. Ieri come oggi. Determina nuovi investimenti. Crea nuova occupazione. Nell’isola d’Ischia è importante una nuova sanità. Applicare l’art.32 della Costituzione. Più che un ampliamento dell’Ospedale Rizzoli – fra l’altro bocciato per motivi urbanistici a Lacco Ameno – occorre un nuovo ospedale. La soluzione giuridicamente agibile e finanziariamente compatibile è quella della sdemanializzazione dell’ex Palazzo Reale. Proposto da 36 anni. A Casamicciola il Pio Monte della Misericordia dovrà divenire un “centro polifunzionale” pubblico e non un nuovo albergo. L’albergo-pilota in quell’area c’è già ed è l’Elma. Evitiamo i cambi di destinazione. Il sistema portuale degli approdi turistici è decisivo per una economia del turismo nautico capace di competere con Capri e Ponza in un’area da Distretto Turistico delle Isole Napoletane. La Scuola dell’isola deve avere un sistema che pensi non solo alla offerta formativa ma anche alla offerta di lavoro disponibile in Italia ed in Europa. Il trasporto pubblico e privato a mare ed a terra è ormai metropolitano. Realizziamo il Parco Naturalistico e Scientifico nell’area dei terremoti come ha proposto il prof. Giuseppe Luongo. Mi fermo qui ma le “Idee per lo sviluppo” dovranno essere messe a punto. Farò un numero speciale de Il Continente dedicato a Pietro Greco (1955-2020) (leggi qui). Mi aveva capito al volo. Sento molto la sua mancanza. La sentirà l’isola d’Ischia. Ma la via è tracciata.

PER UNA ECONOMIA SOCIALE
Mettere insieme l’Economia sociale di Sviluppo Sociale, l’“autopropulsione dello sviluppo locale” di De Rita, un ragionevole “accentramento della spesa” di Amedeo Lepore, sono per me linee maestre per il 2021. In fondo il modo con il quale il sistema sociale sta resistendo alla pandemia – una straordinaria solidarietà di persone e famiglie, un volontariato civile ammirevole – conferma che il momento non è tanto degli economisti ma dei sociologi. La sociologia diviene la “scienza della società nel suo insieme”. La classe politica è quella che è. A livello centrale ed a livello locale. Inutile insistere. Bisogna insistere sulle rappresentanze sociali: le associazioni degli imprenditori, il volontariato civile, il sistema bancario. Con il protagonismo dei singoli rispetto all’ indifferenza dei molti.

CONCLUSIONI
Gli appelli non servono. Storicamente cominciando da quello di Papa Pio IX da Gaeta nel 1870 alle nazioni cattoliche per la restaurazione del civile principato, cioè la restaurazione del potere temporale dei Papi. Non abbiamo nemmeno più il Vescovo che viene trasferito appena due giorni dopo una lettera impegnativa agli “uomini liberi e forti”. Meglio porre interrogativi all’inizio di questo 2021 ed impegnarci per dare risposte.

Interrogativi come quelli di Roger Garaudy vecchi di 50 anni e più: “Quali trasformazioni farà nascere il mutamento nei rapporti internazionali? E quali iniziative potrebbero rendere possibile una organizzazione planetaria dei bisogni, delle risorse e delle speranze, per assicurare la piena espressione dell’uomo e di ogni uomo?
La sfida di questo dibattito è lanciata a tutti. Tacere non è più possibile”.

(Roger Garaudy- La Grande svolta del Socialismo; Feltrinelli, 1970).

Buon Anno 2021

3 commenti per 2021, ritorno a programmazione e sviluppo locale

  • Caro Signor Mazzella, io la rispetto moltissimo: lei rimane un ottimista perché crede nell’uomo, nella morale, nella politica.
    Lei da più di quarant’anni, credo, ripropone le sue convinzioni ideali e politiche a un mondo che è completamente stato stravolto dal neoliberismo finanziario.
    Parla ancora di necessità di programmazione, ma poi dice di ritornare allo spirito del 1947.

    Questo sistema neoliberista impone, fabbrica politici in laboratorio, banchieri dalla faccia buona ma che dentro sono dei forni crematori.

    C’è in atto una manipolazione di massa, e infatti sotto ai nostri occhi passano leggi e provvedimenti governativi assolutamente antidemocratici che stanno facendo rivoltare nelle tombe gli eroi della nostra Costituzione.

    Lei chiede programmazione: a chi?

    Il vero ottimista oggi è quello che crede che veramente l’uomo possa risvegliarsi dall’anestesia di massa e dire: basta, io rivoglio indietro la mia testa, la mia mente, la mia libertà, il mio lavoro, la mia società, i miei amici, il mio Stato, la mia banca, le mie scuole, i miei trasporti pubblici, i miei ospedale, le mie chiese: il mio mondo.

  • I duri e puri come l’amico Vincenzo, a cui non sta mai bene niente, sono magnifici oggetti da museo: costruiti in materiale durissimo da forgiare e da lavorare, sono refrattari a qualunque trattamento. Dopo tre giorni passati a discutere, Vincenzo torna sempre alle stesse parole che sono sempre di carattere generale, ideologico, prevenuto e scontato. Beati quelli che rimangono sempre della stessa idea: una buona sempre per tutte le stagioni.
    Prova, Vincenzo, a spiegarci non il “contro”, ma il “per”. Magari qualcuno lo convinci. Buon anno.

  • Qualcuno mi sa spiegare perché in piena pandemia c’è Renzi che pur avendo dato il via a questo governo oggi lo vuole fare cadere?
    In piena pandemia!
    Cosa vuole Renzi? Quale parte di popolo difende Renzi contro questo governo?
    Renzi é pazzo? Non credo, non è mai stato pazzo. Dopo tutto è stato uno dei registi dei governi tecnici del recente passato.
    Poi c’è Calenda che fa il megafono: “Un nuovo governo guidato da Mario Draghi” lui sa come si governa.
    Che cosa sa Draghi, come si governano i derivati o come si governa la vita del popolo italiano?
    Ma allora Conte non va più bene? Non lo decide il popolo, lo decide Renzi? Neanche Renzi lo decide.

    Qual è la logica in tutto questo?
    Conte come da mandato (non elettorale) prosegue con politiche di lacrime e sangue, che non servono al popolo, al contrario servono a peggiorare tutti i parametri sanitari, economici, sociali, distruggendo diritti dei cittadini… Ma tutto questo non basta, bisogna accelerare… verso che cosa?

    Bisogna fare nuove riforme, bisogna governare il tesoretto che l’Europa ci regala?
    Che buona l’Europa che regala soldi ai fannulloni italiani.
    Per fare che cosa? Nuova sanità pubblica, scuole, trasporti pubblici, meno tasse?
    Spero che non ci sia nessuno che creda a queste favole.
    Infatti ecco perché in piena pandemia serve una ulteriore sterzata verso la democrazia liberista.
    Per governare l’impoverimento dei popoli ci servono governanti capaci e Conte non sembra, per alcuni, capace al punto giusto.
    Chi non vede queste cose e non le denuncia è perché se lo può permettere, vive in una campana di vetro “ossigenato” bene.

    Si chiede a me l’alternativa, e io dico che l’alternativa non può che passare da una presa di coscienza collettiva di tutto questo.
    Ma vedo che dà fastidio solo parlarne.
    Per esempio su questo sito più del 98% dei collaboratori scrivono allineati al vangelo liberista. C’è qualcuno che si distingue moraleggiando sugli usi e costumi degli uomini confondendo molto spesso la vittima con il carnefice, ma io questo lo capisco: bisogna pur sopravvivere, visto che è stato accettato che non possa esserci altro sistema al di fuori di questo.
    Ma lasciate che ci sia una voce contraria, se non altro per ricordare l’eco sempre più lontano di una nobile democrazia dove al centro dei pensieri non c’era il mercato ma l’uomo in carne ed ossa, c’era il lavoro, c’era il futuro dei giovani.

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