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È in edicola inNatura di aprile-giugno 2020

Segnalato da Sandro Russo

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Con un certo ritardo abbiamo acquisito l’ultimo numero di “inNatura” la rivista che seguiamo fin dal suo esordio sei anni fa.
Curioso come i sentieri della vita si intrecciano: ne è Direttore editoriale Fausta Cotone, vecchia compagna della stagione dell’organetto alla scuola di Ambrogio Sparagna. Svariati decenni fa.
Nel suo editoriale in terza pagina, che riportiamo in chiaro, Fausta scrive di una quercia annosa, diventata quasi l’emblema dei Kew Gardens di Londra; per una vicenda che potrebbe ricordare quella del nostro Pino della Dragonara (leggi qui, qui e qui), se fosse stata affrontata con una diversa sensibilità.

Ma la cosa buffa, a proposito di “incroci” è che nell’autunno 1987 io ero a Londra per uno stage medico di qualche mese e non riuscii ad andare a visitare i giardini più famosi del mondo appunto per la tromba d’aria che li aveva sconvolti e per cui rimasero a lungo chiusi al pubblico.

Qui si seguito il Sommario della rivista e l’editoriale.

L’albero maestro
di Fausta Cotone

Protagonista della storia che vogliamo raccontarvi è una quercia di oltre 200 anni. Turner’s Oak è il suo nome e Tony Kirkham il suo assistente più devoto, che la segue come giardiniere e la cura come fosse un’amica o piuttosto una sorella.
Questo esemplare grande e forte vive a Kew Gardens, il Royal Botanic Garden di Londra, che nacque in piccole dimensioni all’inizio del ‘700 e che oggi ospita 39.000 specie di piante su una superficie di 120 ettari.
Gli alberi di alto e medio fusto sono più di 14.000 e tutti indistintamente furono colpiti dalla violentissima tempesta che il 16 ottobre del 1987 si abbatté su una parte dell’Inghilterra.
Fu un evento di portata epocale e i suoi effetti furono devastanti per l’intera vegetazione dell’Orto botanico, per non parlare ovviamente della tragedia in termini di case distrutte, di morti e feriti. Le chiome fecero da vele e il vento le scagliò dappertutto trascinando via anche i tronchi.
Anche la nostra Quercia, che tra l’altro già da qualche anno mostrava problemi di salute, subì le ingiurie dell’uragano e fu sollevata da terra e inclinata su un lato: il piatto radicale uscì quasi completamente allo scoperto e l’intero albero appariva in condizioni precarie.
Al conteggio dei danni, Tony Kirkham pensò che fosse doveroso darle una seconda possibilità: grazie a una complicata operazione, fu rimessa in piedi e puntellata per evitare una nuova caduta. E fu deciso che, prima di arrivare all’eventuale doloroso taglio, si sarebbe data la precedenza all’intervento su tutte le altre piante.

Dopo 3 anni (tanto durarono le operazioni di risanamento del Kew Gardens) le condizioni della Turner’s Oak erano incredibilmente cambiate. ‘L’immagine della salute’ la descrisse Tony.

Come era stato possibile? La guarigione fu il prodotto di una serie di concause. Innanzitutto le forti raffiche di quella notte avevano scoperto il piede interrato e, scuotendolo violentemente, avevano consentito ad una enorme quantità di ossigeno di infiltrarsi nella terra che avvolgeva le radici.

Fu un toccasana per l’albero che da tempo soffriva a causa del terreno ormai troppo indurito, che non lasciava passare più acqua e dunque ossigeno in misura sufficiente. E inoltre, il passaggio delle migliaia di turisti in visita dopo il disastro aiutò a ricompattare il terreno, consentendogli di fissarsi di nuovo saldamente.
La vicenda ha naturalmente fatto scuola, non solo a Kew Gardens ma un po’ ovunque ed il metodo – seppur con sistemi meno brutali – è stato poi replicato in altre parti del mondo.

A noi la storia è sembrata bella come una favola, di quelle antiche che raccontavano i nonni. Da un lato la violenza di una tempesta, che non è stata solo una delle tante ma piuttosto, qui in Europa, una delle prime manifestazioni di un cambiamento climatico troppo rapido e insidioso. Dall’altro una quercia vecchia e possente che mostra con orgoglio tutta la forza e la capacità di ripresa di chi ha già affrontato tante battaglie e non molla il suo attaccamento alla vita. E protagonista assoluta la forza della Natura che, a dispetto dell’incoscienza e della scelleratezza umana, riesce sempre a sorprenderci. Una bella lezione per noi tutti, da imparare con gratitudine e rispetto.

 

 

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