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Le leve del comando. Propositi nel… nulla (3)

di Pasquale Scarpati

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Le leve
A detta di Veruccio tutto questo dipende da “certe leve” che una volta agguantate non si possono o non si vogliono mollare.
Dice: – Per poter agguantare le leve di un macchinario molto complesso e rumoroso non si può far altro che produrre un rumore ancora più forte. Si adottano vari sistemi ma soprattutto si usa l’iperbole sia per eccesso sia per difetto. Come nel labirinto degli specchi dove l’immagine riflessa una volta è grande e grossa, un’altra volta, invece, è sottile e sinuosa così si presentano moltissimi progetti ampollosi in cui c’è di tutto e di più: aumenteremo la lotta all’evasione fiscale, diminuiremo le tasse; aumenteremo i posti di lavoro, la disoccupazione sarà ridotta al lumicino; aumenteremo il personale ospedaliero, le liste di attesa non ci saranno più; abbatteremo la pachidermica burocrazia; snelliremo, come una silhouette, ogni pratica. E chi più ne ha più ne metta.
Come, però, in quel labirinto l’immagine non è reale ma incorporea, così chi vuole agguantare le leve luccicanti non bada “a spese” di parole. Una volta afferrate le leve trova, però, le stesse difficoltà come quando si vuole uscire da quel labirinto”
– E’ pur vero – continua Veruccio – che devono esistere progetti di ampio respiro, sempreché siano realizzabili, ma perché non partire dalle “piccole cose”, quelle quotidiane?
Prima perché migliorerebbero la qualità della vita ai cittadini, poi salvaguarderebbero la Natura del luogo. Si deve tener conto, in primis, delle risorse economiche e poi coinvolgere tutti, ma proprio tutti.
Bisognerebbe smetterla con i diktat calati dall’alto che difficilmente si possono attuare perché mettono in difficoltà i cittadini. Perché, sulla carta tutto si può scrivere e rendere bello ed efficiente ma poi, in pratica, è difficile da porre in atto.
Fa una pausa, poi prosegue – Ma questo è un antico vezzo, come quando, ad esempio, avevamo milioni di baionette luccicanti e fanti velocissimi ma in bicicletta e carri armati piccolini ma con i fanalini e catarifrangenti e persino un… impero, in realtà nulla o quasi rispetto alle altre Nazioni! Parole e parole a qualsiasi livello.
Mi guarda con un fare interrogativo: – Nella scuola quante cose ci sono? O, piuttosto, ci dovrebbero essere? Non ti sei mai “arrangiato” con scarabocchi alla lavagna o con le mani quando avevi bisogno di un semplice mappamondo che in tutta la scuola era introvabile?
A onor del vero ci siamo sempre saputi districare a causa delle difficoltà oggettive. Per questo, inventiva ed ingegno non sono mai mancati.
Sorridiamo entrambi: vecchie storie!

Continua: – Davanti a questo macchinario enorme, simile a quei computer o calcolatori che occupavano enormi stanzoni e pesavano tonnellate, i quali dalla Terra gestirono il primo sbarco sulla Luna, molti o tutti, forse confusi e storditi o forse presi dal panico, dimenticano quasi tutto ciò che avevano detto durante la corsa per afferrare le leve.
Veruccio dice che non è tanto il fracasso o la possanza del macchinario a fare dimenticare ciò che si è detto in precedenza, quanto la difficoltà nel manovrare le leve stesse.
Esse da lontano sono lucenti e, come le sirene, sembrano dire: – Vieni, vieni; toccami”.
Poi ci si accorge che: a) sono difficili da muovere, b) si muovono lentamente.
Qualcuno ipotizza che ciò sia dovuto principalmente a due fattori: a) sono arrugginite o per meglio dire incancrenite; b) non si ha la forza necessaria per muoverle. Nel primo caso per non lasciarle così come sono, ci vorrebbe un buon prodotto sbloccante. Ma deve essere buono, non dozzinale, altrimenti non serve: si è speso del denaro, ovviamente pubblico ed inutilmente (ciò, purtroppo, non è una novità: “tanto mica è il mio”, dice chi lo gestisce!) Anche qui i casi sono due o lo sbloccante efficace non si trova in commercio oppure è troppo costoso per cui si lasciano le cose così come sono.

Si pensa all’altro caso: non si ha la forza di muovere le leve. Ma anche qui sorge il dubbio: non si ha la forza oppure non si vuole avere la forza? Il solito dilemma di chi è scemo o si finge tale (fa’ ’u matt’ pe’ nu’ ghi a’ ’uerra). Non si possiede la forza per muovere le leve, perché?
E anche qui i casi sono due: a) si è rimasti soli; b) si è fisicamente deboli.
Non si vuole avere la forza per muovere le leve. Perché? Anche qui i casi sono due: a) si è un po’ distratti, nel senso di non essere attenti; b) si è un po’ distratti nel senso di essere stati distolti.
Questo rimbalzo della palla potrebbe continuare all’infinito e ognuno può dire la sua, ma concretamente si ricava molto poco.
Si è rimasti soli, perché? a) si sono persi i contatti con la gente; b) si preferisce star soli in luoghi solitari dove poter vagheggiare.
Si è fisicamente deboli, perché: a) le forze sono mancate all’improvviso per un decadimento interno; b) è venuto a mancare il “sostegno” esterno.
Fatto sta che o forti o deboli si cerca di rimanere attaccati alle leve.
“Per forza – ha detto il solito maligno – in esse passa una corrente elettrica talmente forte che chi le agguanta e le stringe, ci rimane attaccato o per meglio dire “appiccicato” e con lui tutti quelli che gli si aggrappano”.
Ma per far staccare i poverini che stanno soffrendo – aggiunge – il rimedio è molto semplice: basta staccare la corrente”.

Tace e si pone nell’atteggiamento di chi vuole ascoltare.
Mi limito, invece, a guardarlo con sufficienza: non è questo il mio mondo!
Pasquale

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[Le leve del comando. Propositi nel… nulla (3) – Fine]

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