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Maghi e virus

di Patrizia Montani

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Nel film “La spada nella roccia” [Walt Disney, 1963] il duello tra Mago Merlino e Maga Magò, dopo uno scontro titanico e battute indimenticabili («Avevamo detto niente draghi» e lei «Non avevamo detto niente draghi viola»), viene vinto da Merlino.
Ricordate come? Merlino scompare e lei: «Avevamo detto vietato scomparire».


Lui: «Non sono scomparso, sono solo diventato molto, molto piccolo». La maga si copre di bollicine rosse, diventa calda, poi fredda poi terrorizzata: ha contratto una malattia virale.

Il virus non è che un piccolissimo groviglio di materiale genetico, capace di vivere soltanto alle spalle di qualcuno (animale o uomo).
Ciò che questi microrganismi sono capaci di fare, senza eserciti e senza tecnologie, lo sappiamo fin troppo bene.

Probabilmente i virus sono la forma di vita più antica e, in via teorica, potrebbero anche essere loro a spegnere la luce andandosene, un giorno, chissà. Negli animali infatti albergano una riserva infinita di germi e nessuno ci garantisce che essi non possano ripetutamente infettare l’uomo con le conseguenze che conosciamo, anche nelle migliori condizioni climatiche ed ambientali.

Abbiamo creduto per millenni di essere i re dell’Universo e che il mondo fosse soltanto il giardino di casa nostra. E’ una bellissima favola, ma la si potrebbe anche raccontare in un altro modo, ugualmente affascinante.
L’Universo, chissà da quando, chissà come e perché, esiste ed è fatto di tante cose, tra le quali gli esseri viventi, da quelli infimi a quelli eccelsi; noi siamo tra questi ultimi, ma dovremmo, ogni tanto, umilmente, pensare che facciamo parte dello stesso sistema. Il pesce grosso mangia il più piccolo, il leone mangia la gazzella, il virus si serve delle cellule umane e animali per riprodursi e sopravvivere, senza nessun riguardo per la nostra “evidente” superiorità.

La pandemia in corso ha causato e continua a causare indicibili sofferenze, alcune insopportabili, come quella di non poter salutare per l’ultima volta i propri cari, addirittura di non sapere neanche dove siano i loro resti (1).


Molte cose rendono diversa questa “guerra” da una guerra vera, la più importante, a mio modo di pensare, è che in questo caso ci viene risparmiata la più orribile, la più devastante delle violenze: quella di un essere umano su un altro essere umano, come dimostrano i frequenti suicidi dei sopravvissuti ai lager.

 

(1) – Non credo proprio che ci siano: la cremazione di così tante persone è inconsueta in un paese che fino a qualche anno fa reputava la cremazione come un atto di offesa a Dio, contrario alle Scritture, alla Madonna ecc.
In Oriente (a partire dalla Cina) la cremazione è la procedura (con i riti connessi) esclusivamente usata; non si sa altrimenti quante migliaia di ettari dovrebbero dedicare a cimiteri paesi come Cina ed India che da soli fanno il 30% della nostra variegata umanità?

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